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Redazione Centrale

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Aumentano i disagi per gli utenti dell’Ataf, da settembre annullate una serie di corse per garantire il servizio scolastico. Fast Confsal “Azienda allo sbando: senza mezzi e cittadini non informati delle soppressioni dei bus”

Riapre la scuola e si acuiscono i disagi per i cittadini che utilizzano o vorrebbero utilizzare i mezzi di trasporto pubblico. Da settembre, infatti, l’Ataf non potendo assicurare un’ idonea copertura del servizio di trasporto scolastico ha pensato bene di annullare le corse doppie che, di  norma, dovrebbero garantire il trasporto in alcuni popolosi quartieri di Foggia . La denuncia è della Fast Confsal provinciale che, già nei mesi scorsi, aveva evidenziato le difficoltà dell’azienda di trasporto pubblico cittadino nel garantire alcune corse: “Quanto sta accadendo all’Ataf è di una gravità inaudita” dice il segretario Domenico Santodirocco “Non si tratta di tamponare un’emergenza, ammessa per un’azienda di una grande città, qui parliamo, ormai, della norma, di una prassi”. 

Da settimane, ormai, il trasporto da e per gli istituti scolastici è effettuato con i mezzi utilizzati per le doppie corse che servivano gli OO.RR, il CEP, la Macchia Gialla, il Rione Diaz. L’ATAF ha in pratica soppresso le seguenti corse: 5b; 12 b; 10 b; 4b; 30b; 22b; 7b. E come se non bastasse, per tre  giorni  a settimana, l’azienda  annulla anche le corse principali dirette a via Lucera e al CEP ( la 6; la 21; la 7) per coprire la zona ASI. “Quanto sta accadendo la dice lunga sulla gestione dell’Ataf, un tempo azienda sana e ricca, ma oggi ridotta come una barca che fa acqua da tutte le parti” aggiunge Santodirocco “Quel che accade è in contrasto con quanto, invece, dichiarato dal consigliere comunale con delega ai rapporti con le società partecipate, Salvatore De Martino che, in una nota stampa, ha parlato di miglioramento del parco mezzi e attivazione di nuove corse per le periferie. Vero è che l’azienda è in procinto di passare di mano – conclude Santodirocco -  ma nell’attesa, e visto la situazione disastrosa in cui è precipitata, per evitare ulteriori disagi sarebbe il caso di informare i cittadini che le corse sono state abolite, annullate. Basterebbe un semplice cartello alle fermate. Il costo, crediamo, potrà essere sopportato da un’azienda salvata dal crack e che ha chiuso il bilancio con un utile di 652 mila euro, grazie agli stipendi (600 mila euro) dei lavoratori”. 


Il sindaco Franco Landella: “Il nostro obiettivo è costruire una città sempre più a misura d’uomo, facendo in modo che la comunità possa riappropriarsi dei propri luoghi con orgoglio, rafforzando identità e spirito di appartenenza”

 L’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Antonio Bove: “Il nuovo volto di uno dei simboli di Foggia sarà un mix di tradizione e futuro, modernità e storia”

“La cerimonia di questa mattina non è un traguardo ma un punto di partenza. Oggi comincia un percorso di riqualificazione urbana, di miglioramento della qualità della vita, di costruzione del contesto in cui promuovere socializzazione e sostegno alle attività economiche del centro cittadino. La giornata di oggi, dunque, è la prosecuzione dell’atto di coraggio con cui l’Amministrazione comunale ha deciso di ampliare le aree pedonali di Foggia, con una decisione che è stata premiata dal consenso della comunità”. È il commento del sindaco di Foggia, Franco Landella, alla cerimonia di posa della prima pietra dei lavori di riqualificazione dell’isola pedonale di via Lanza avvenuta questa mattina.

“Quella che abbiamo messo in campo è una rifunzionalizzazione ambiziosa, definita con il determinante contributo dei cittadini che hanno partecipato alla fase di ascolto che è stata attivata prima dell’approvazione del progetto da parte della Giunta comunale – spiega il primo cittadino –. Abbiamo preservato la storia e l’identità di quello che è un simbolo di Foggia, procedendo ad una sua riattualizzazione. Al termine dell’intervento lo spazio che in questi anni ha ospitato, con enorme successo, eventi estivi ed invernali sarà ancor più qualificato sul piano dell’arredo urbano. Il nostro obiettivo è infatti fare in modo che la comunità possa e sappia riappropriarsi dei propri luoghi con orgoglio, rafforzando identità e spirito di appartenenza”.

Per il sindaco di Foggia “i lavori che interesseranno l’isola pedonale di via Lanza sono un passo in avanti verso la trasformazione di Foggia in una città più moderna. Non è un caso se la cerimonia di oggi segua di pochi giorni d’adozione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, a conferma di una visione precisa della città che vogliamo e della città che, insieme, stiamo provando a realizzare – spiega il primo cittadino –. Da questo punto di vista è doveroso esprimere un ringraziamento all’Area Tecnica del Comune di Foggia, per la competenza, la professionalità e  la passione con cui ha lavorato al profilo operativo di questa intuizione politica”.

Il progetto di rifunzionalizzazione di via Lanza parte, come detto, dall’intenzione di preservare e riattualizzare la sua identità storica. Saranno formate quindi quattro fasce funzionali distinte: una delimitata delle attività commerciali e dal filo interno delle attuali aiuole riservata al passeggio; una che individua l’allargamento in senso trasversale delle preesistenti aiuole, per un aumento della superficie verde e l’installazione di panche lungo bordi dei lati lunghi delle stesse aiuole; una dalla pavimentazione analoga alla precedente, ma riservata al passeggio; una centrale larga almeno 7 metri destinata al passeggio e al passaggio dei mezzi autorizzati in caso di necessità o emergenza, nonché già predisposta nelle dimensioni per il trasporto pubblico locale elettrico. Tutte queste fasce saranno poste su di un unico livello, lo stesso di piazza Giordano e dell’attuale marciapiede, in modo da avere un ‘continuum spaziale’, una sorta di ‘agorà’ filiforme priva di barriere e ostacoli. L’intera pavimentazione sarà collegata al livello stradale tramite rampe, in modo da facilitare l’accesso alle persone diversamente abili e ai mezzi autorizzati. La predisposizione di apposite guide tattili a terra permetterà poi la libera fruizione dello spazio da parte di non vedenti ed ipovedenti. In corrispondenza degli sbocchi stradali di via S. Maria della Neve, di Piazza Cavour, di via Vincenzo della Rocca e di via Diomede saranno previste delle zone di deposito per le biciclette tramite 24 elementi portabici. Sul lato sud dell’area, infine, sarà inserita una piccola area di parcheggio con cinque posti auto. Per quanto riguarda il sistema del verde, le aiuole previste nel progetto saranno ricavate da un ampliamento significativo delle preesistenti e dall’introduzione di ulteriori nuove. L’orientamento trasversale di queste superfici verdi, analogo a quello delle profonde panche monoblocco, in contrasto con quello longitudinale della strada, inviterà il cittadino alla sosta e al riposo vicino alle aiuole fiorite e all’ombra delle alberature. Saranno quindi sviluppate complessivamente 76 aiuole. Le 49 alberature già presenti, invece, saranno conservate e ne saranno inserite 27 nuove. All’interno di ogni aiuola sarà presente una pianta di arbusto. Sempre in corrispondenza dei lati lunghi delle aiuole, ed in base alle attività commerciali presenti, saranno inserite complessivamente 46 panche in pietra ricostruita. In previsione della futura dotazione dell’impianto di illuminazione, è stata poi prevista la predisposizione al di sotto della pavimentazione di un ‘corrugato’ in PVC per l’alimentazione elettrica, parallelo alla fascia delle panchine e delle aiuole. Per la raccolta dei rifiuti, infine, saranno predisposti lungo l’intera via 6 gruppi da 4 cestini rettangolari in lamiera con quattro colorazioni differenti e dei ferma sacco, in base alla tipologia di rifiuto (vetro, plastica, carta, generico).

I lavori per la riqualificazione dell’isola pedonale di via Lanza – dal valore economico di 999mila 995 euro e per i quali ieri è stato firmato il contratto tra l’Amministrazione comunale e la ditta che avrà il compito di eseguirli – partiranno nei prossimi giorni, cominciando proprio dalla parte in cui si è svolta la cerimonia di questa mattina, ed avranno una durata di circa sette mesi, in considerazione della loro sospensione in occasione delle festività natalizie, in modo da rendere l’area comunque fruibile per i cittadini.

“La nascita di una nuova isola pedonale è un’idea che ho condiviso da subito, nella consapevolezza di quanto sia strategico, oggi più che mai, moltiplicare le aree interdette al traffico veicolare. Dagli anni ’80, infatti, la tendenza ad ampliare gli spazi pedonali è stata sempre più forte nell’ottica di costruire città a misura d’uomo – aggiunge l’assessore ai Lavori Pubblici, Antonio Bove –. Oggi noi ci muoviamo esattamente in questa direzione. E lo facciamo cominciando da una parte di Foggia a cui tutti i foggiani sono legati, che tutti i foggiani sentono parte della propria storia, in cui la comunità ha salde le sue radici. Il nuovo volto dell’isola pedonale di via Lanza sarà un mix di tradizione e futuro, di modernità e storia, di estetica ed obiettivi, in primo luogo il rispetto dell’ambiente, anche sul terreno della mobilità e della riduzione dell’inquinamento legato ai flussi di traffico. L’isola pedonale di via Lanza è dunque un patrimonio della nostra comunità, che vogliamo sia frequentato e vissuto nel migliore dei modi, con l’orgoglio di essere foggiani”. 

 


Un finanziamento regionale di 10mila euro, attribuito all’Associazione Europea delle Vie Francigene, ha permesso di recuperare un antico sito, risalente al XII-XIII secolo, nel centro storico di San Giovanni Rotondo che ospiterà, oltre alla sede delle Vie Francigene per il Sud Italia, anche un infopoint e 6 posti letto a disposizione dei pellegrini.

«Sono terminati i lavori di recupero della torretta di corso Matteotti e presto sarà fruibile ai camminatori che ogni anno ripercorrono le antiche vie dei pellegrinaggi. Si tratta di un ulteriore passo verso la realizzazione di un progetto che farà di San Giovanni Rotondo il perno di un sistema di antichi cammini che attraversano la Capitanata e collegano la Puglia ad altre realtà territoriali», sostiene il sindaco di San Giovanni Rotondo, Costanzo Cascavilla.

L’apertura del punto di accoglienza rientra in una strategia di promozione territoriale che l’amministrazione comunale di San Giovanni Rotondo ha illustrato nel convegno di luglio scorso, quando la città garganica è diventata capitale dei cammini e dei luoghi di preghiera, ospitando delegazioni provenienti da ogni parte di Europa e avviando un confronto e collaborazione con numerosi centri della religiosità internazionale.

Tra l’altro, nel 2018 sarà reso totalmente fruibile e sicuro il cammino che dal convento di Stignano risale verso la Sacra Grotta di Monte sant’Angelo. Si tratta di un intervento con fondi regionali che permetterà, dopo il recupero del tratto Celle san Vito-Lucera, di avere in terra di Capitanata il primo tratto di cammino fruibile nel Mezzogiorno della Via Francigena.

«Un risultato importante, ottenuto grazie al sostegno dell’amministrazione comunale e alla collaborazione del consigliere Claudio Russo, che permetterà la diversificazione dell’offerta turistica, puntando sulla destagionalizzazione e sulla tutela del paesaggio, premiando qualità della vita e mobilità lenta. A luglio ci siamo confrontati su temi che non riguardano solo l’aspetto religioso, ma abbiamo ragionato su modelli di sviluppo per costruire reti territoriali legate a comuni denominatori e che favoriscano processi d’integrazione e accoglienza. In fondo, in una Europa che ogni giorno registra attriti separatisti, la Via Francigena può rappresentare un collante formidabile per costruire una Europa delle Culture da contrapporre a concetti di disgregazione e annichilimento dell’unione fra stati e popoli», insiste il sindaco Cascavilla


I Cantori di Carpino al Festival Cinematografico di Salisburgo protagonisti in un docu-film della regista austriaca Sina Moser e ospiti della Rassegna dedicata al cinema italiano

Ci saranno anche i Cantori di Carpino al Festival Cinematografico di Salisburgo, nella settimana dedicata al cinema italiano, in programma dal 4 al 15 novembre 2017.

I Cantori di Carpino, ambasciatori della musica popolare pugliese, sono tra i protagonisti di “Storie di tarantella dalla Puglia”, il docu-film della regista austriaca Sina Moser che sarà presentato proprio alla prossima edizione del Festival in programma il 7 novembre 2017 alle ore 18.30 al Das Kino di Salisburgo, Nella primavera scorsa, la Moser si recò proprio sul Gargano per girare alcune riprese sulla musica e la danza della tarantella carpinese con “attori” i musicisti e i danzatori dei Cantori. Il tutto nella bellissima location sul lago di Varano.

La trasferta di Salisburgo rappresenta per i Cantori di Carpino, unici e autentici eredi della tradizione dei maestri Andrea Sacco, Antonio Piccininno e Antonio Maccarone, un’occasione speciale per proporre al pubblico austriaco a ai numerosi italiani residenti in Austria, ma anche a critici cinematografici e musicali di tutto il mondo, angoli di musica tradizionale del nostro Gargano. Melodie raffinatissime e testi che si innestano a ritmo della chitarra battente, strumento che riesce ad evocare i magici scenari di tempi ormai lontani scandendoli con le sonorità che rimandano all’attuale musica etnica. «Un riconoscimento per il lavoro di ricerca effettuato dalla nostra Associazione – commenta Nicola Gentile, leader dei “Cantori” – ma anche un grande momento di promozione e valorizzazione della cultura popolare del Gargano in un contesto importante qual è il Festival  del cinema di Salisburgo. Si scrive un’altra pagina della nostra storia, quella che affonda le sue origini nella tradizione orale e scritta della nostra gente».

LA SCHEDA DEL FILM NELLA PRESENTAZION DEL FESTIVAL: “Il film presenta varie forme di Pizzica in Puglia. Dalla Notte della Taranta, che ha reso famosa la (Neo)Pizzica, si passa alla Notte di San Rocco salentina con la Pizzica-Scherma e i Tamburellisti di Torrepaduli, alle originali interpretazioni degli Uaragniaun nella Murgia Barese e ai sonetti dei Cantori di Carpino nel Gargano. Riprese storiche anni 60' documentano danze e guarigioni di contadine pugliesi morse dalla tarantola”.

In programmazione anche i film di Marco Bellocchio (“Fai bei sogni”), Cristina Comencini (Latin lover”), Sydney Sibilia (“Smetto quando voglio”), Claudio Caligari (“Non essere cattivo” e Giuseppe Piccioni (“Il rosso e il blu”).

 


Quali azioni intenda intraprendere la Giunta regionale per il recupero e la valorizzazione del villaggio turistico comunale “Macchia di Mare”, situato nel Comune di Vico del Gargano in Località Calenella in prossimità della famosa Pineta Marzini. È quanto chiede di sapere la consigliera M5S Rosa Barone attraverso un'interrogazione indirizzata all'assessore all'Ambiente Filippo Caracciolo. Nel testo dell’interrogazione si legge di come, nonostante gli innumerevoli progetti di riqualificazione, la struttura versi in uno stato di totale abbandono dal 1993; in quell’anno infatti il Prefetto di Foggia comunicava al Comune che il Ministero dell’Interno aveva approvato la proposta di bilancio riequilibrato chiedendo tuttavia, alla stessa amministrazione, l’immediata chiusura del villaggio turistico la cui gestione risultava compromettere l’equilibrio finanziario dell’Ente a causa di oneri indotti. Da allora il Comune non risulta aver provveduto alla sorveglianza e alla dovuta manutenzione di un villaggio che costituiva un luogo di particolare pregio ambientale e naturalistico, oltre che una fonte di occupazione e di sviluppo del turismo locale. “Dai verbali dei numerosi sopralluoghi effettuati presso il villaggio - spiega Barone - si evince lo stato di abbandono del centro. Io stessa ho visitato la zona in compagnia degli attivisti del Meetup Amici di Beppe Grillo di Vico del Gargano e mi sono resa conto del degrado del centro. In particolare, il complesso si presenta con infissi divelti e privi di vetri, assenza di recinzione, pozzetti scoperchiati dai quali partono impianti elettrici, tubature di scarico degli impianti fognari con copertura divelta, tanto da costituire un grave pericolo igienico-sanitario per il vicino complesso”. Dai sopralluoghi effettuati risulta come l’edificio adibito a bar ristorante, si presenti in un pessimo stato statico con infiltrazioni d’acqua che hanno causato lesioni sia lungo il solaio che nella muratura portante. Secondo la perizia, visto il rischio di crollo per l’edificio, gli immobili all’interno non possono essere recuperati, ma vanno demoliti. Ma non solo: in tutta l’area sono disseminati rifiuti, appare assente la manutenzione del verde e risulta l’occupazione, presumibilmente abusiva, di alcuni bungalow. “Una situazione - continua la pentastellata - determinata anche dall’immobilismo del Comune di Vico del Gargano, a cui la struttura è stata trasferita gratuitamente nel 2004, e nonostante la pubblicazione di un bando pubblico per project financing che non ha avuto seguito. L’omissione di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria che ha portato all'abbandono totale, risulta aver prodotto un grave danno erariale per il Comune di Vico del Gargano pari al valore del degrado dell'azienda turistica “Macchia di Mare” dal 1993 ad oggi. Per questo chiediamo alla Giunta di garantire la valorizzazione e il recupero dell’area, magari garantendo l’adozione di una adeguata programmazione urbanistica e delle dovute misure di manutenzione e valorizzazione. Il villaggio - conclude - data la localizzazione potrebbe essere un importante polo turistico e volano economico della zona”.

 


"Il ricorso al Tar degli industriali della pasta (Aidepi) contro il decreto del Governo italiano che introduce l'obbligo di etichettatura per la provenienza del grano mina la fiducia dei consumatori italiani", dichiara la deputata Colomba Mongiello, componente della Commissione Agricoltura, intervenendo al Forum dell'agroalimentare di Coldiretti in corso a Cernobbio.

"8 consumatori su 10 pretendono che sia indicata la provenienza geografica del grano o della semola.

Le importazioni di grano dall’estero mettono a rischio la sicurezza alimentare dei consumatori in ragione dell’utilizzo di prodotti come il glifosate utilizzato per l’essiccazione del grano in sostituzione del sole i cui residui restano comunque presenti nel prodotto finito.

Ritengo necessaria la difesa del decreto chiedendo ai ministri proponenti di difendere il provvedimento.

Sappiamo che il decreto non è stato notificato a Bruxelles per le norme su etichettatura, ma è anche vero che la Commissione Europea è del tutto inadempiente nell’attuazione del regolamento comunitario che stabilisce l'obbligo di indicare l'origine degli ingredienti primari.

Chiedo che il Governo si costituisca nel procedimento aperto dai pastai per mettere in mora la Commissione UE e si opponga alla decadenza automatica del provvedimento" conclude la deputata del PD.


Dopo il riconoscimento UNESCO per le faggete vetuste della Foresta Umbra arriva anche la Carta Europea per il Turismo Sostenibile, il più importante riconoscimento per il turismo di natura nelle aree protette europee.

Il conferimento della CETS al Parco Nazionale del Gargano è stato deciso all'unanimità dal comitato di valutazione di EUROPARC Federation, a seguito del lavoro svolto e della verifica ufficiale avvenuta a marzo scorso, quando gli ispettori di EUROPARC (che con Federparchi ha coordinato il processo di candidatura) furono impegnati in un tour di tre giorni su Gargano, di cui hanno apprezzato le risorse ambientali e culturali. Risorse che questo riconoscimento mira a preservare con un turismo sostenibile.

Con la CETS, valida per i prossimi 5 anni, il Parco Nazionale del Gargano entra nella lista dei 16 Parchi nazionali italiani insigniti di tale riconoscimento.  Il Comitato di valutazione, in una lettera ufficiale, si è congratulato con il Parco per il forte coinvolgimento di una grande varietà di partner privati e per un Piano d'azione incentrato fortemente sull'offerta turistica.

“È un risultato importantissimo per l’Ente e per l’intero Gargano - dichiara Claudio Costanzucci, Vice Presidente del Parco - che ripaga di un lungo lavoro cominciato nel 2015 con l’attivazione di laboratori territoriali durante i quali si è discusso di sostenibilità e turismo, raccogliendo idee e proposte di tutti gli operatori coinvolti che da subito hanno dimostrato un grande entusiasmo. Ottenere a distanza di pochi mesi due risultati così importanti, la CETS e il riconoscimento UNESCO delle Faggete, ci dà la giusta carica per affrontare nuove sfide. Ringrazio tutto il team dell’Ente, ed in particolar modo il referente CETS dott. Michele Guidato per aver seguito con impegno e dedizione l’iter di candidatura. Il percorso è appena cominciato e nei prossimi cinque anni avremo un gran lavoro da svolgere tutti insieme”. 

La cerimonia di conferimento della Carta Europea del Turismo Sostenibile si svolgerà il prossimo 7 dicembre a Bruxelles, presso la sede del Parlamento Europeo.


Il diritto alla città...

Published in Anima dei luoghi Ottobre 21 2017

IL DIRITTO ALLA CITTÀ. DALLA CITTÀ STORICA ALLA CITTÀ IN ESPANSIONE. DALLA CATTEDRALE AI NON-LUOGHI.

Riprendendo il discorso sul significato di urbs e di cittadinanza, vorrei riportare il contenuto di un brillante libro scritto da Henri Lefebvre intitolato Il diritto alla città, (Ombre Corte, Verona 2014. Prima ed. 1967), per mettere in evidenza due elementi essenziali riguardante la cultura dell’abitare: il primo riguarda  La coscienza dei luoghi e il secondo Il senso di appartenenza, che poi si tradurrebbe nel principio inalienabile di ogni comunità di partecipare attivamente alla vita politica e culturale della città. Sul piano storico-culturale Henri Lefebvre è considerato uno dei più importanti filosofi-urbanista del XX secolo, tanto da essere ancora oggi studiato per le sue idee riguardanti la qualità della vita urbana e il “diritto alla città”, come elemento fondamentale “alla libertà, all’individualizzazione nella socializzazione, all’habitat e all’abitare”. E come tale, nel suo libro  analizza il formarsi delle città, con riferimento specifico alla nascita dell’industria e quindi allo svilupparsi del fenomeno dell’urbanizzazione. Infatti, nel primo capitolo Lefebvre affronta il rapporto fra industrializzazione e urbanizzazione, da cui inizia “la problematica urbana”, che nasce nel mondo occidentale con il processo di industrializzazione. Essa caratterizza la società moderna e per questo si differenzia sia dalla città antica che dalla città medievale. Se la città antica ed orientale ha un carattere prettamente politico, così come la città medievale ha un carattere commerciale, artigianale e bancaria, la città moderna ha un carattere prettamente economico, legata alla nascita del capitalismo, all’industria e quindi alla nascita di una nuova classe sociale la borghesia. Con la città moderna, che nasce generalmente ai bordi della città consolidata e quindi antica, ha inizio il processo di industrializzazione, che si sviluppa generalmente ai bordi della città storica, là dove vi è abbondante di manodopera, specie quella artigianale e agricola. Questo passaggio da un sistema economico basato sul commercio e sul sistema bancario ad un sistema industriale determina un’accelerazione del fenomeno urbano, anche in vista di uno spostamento di manodopera dalla campagna  alla città industrializzata.

 Santuario

Monte Sant’Angelo: Il Santuario di San Michele

 Tutto questo ha creato una separazione fra la città antica e la città moderna, creando nel contempo le periferie urbane e le periferie industrializzate. Tale fenomeno lo si è visto maggiormente nelle città europee, più che in quelle americane. In questo processo di industrializzazione, legata allo sviluppo delle città, si è verificato il fenomeno dell’abbandono graduale dei centri storici o della città consolidata, tanto da creare le premesse per una separazione fra l’antico e il moderno, fra il passato e il presente, sempre più industrializzato e globalizzato. Di fronte a questo duplice processo, rappresentato dall’industrializzazione e dalla urbanizzazione, ha inizio un terzo processo che è quello conflittuale fra la produzione economica e la vita sociale. Infatti, afferma Lefebvre, ha inizio così storicamente uno scontro violento tra la realtà urbana e la realtà industriale e quindi economica. Scontro che ancora oggi è presente in tante città del mondo, non solo in occidente, ma anche nei paesi asiatici, fra cui Pechino, dove il tasso di inquinamento legato alle industrie ha raggiunto livelli preoccupanti. 

 

 Junno

Monte Sant’Angelo. Rione Junno. Largo Dauno

Le città di oggi ormai sono costituite, da una parte dalla città da ammirare e da visitare turisticamente, e dall’altra dalla città industrializzata, sede di imprese e di banche, che fanno da supporto alle industrie. Tutto ruota così intorno al sistema finanziario, che ormai determina lo sviluppo delle città e del sistema economico. Purtroppo stiamo assistendo ad un processo di “implosione-esplosione” delle città, tale da far nascere vere e proprie megalopoli, che assorbono interi distretti territoriali, come nel caso di Parigi, Amsterdam, Milano, Londra, dove a determinare la vita di esse non è tanto la cultura dell’abitare, quanto il progresso economico legato al potere finanziario e alla globalizzazione, che ormai sta annullando qualsiasi autorità dello Stato nella pianificazione della vita sociale ed economica.  In questi ultimi decenni, infatti,  molti centri urbani hanno perso quello che si chiama un tempo “il tessuto urbano”, che consiste nel modo di vivere il legame con la propria città. La nascita delle grandi periferie ha rotto tale legame e ha creato seri problemi nel rapporto fra la città consolidata e la città in espansione. In questo senso è cambiato un “modo di vivere”, tanto da creare le premesse per un progressivo degrado della società urbana. Tutto ciò ha comportato un allargamento dei servizi e quindi della sicurezza, di cui oggi si parla in maniera drammatica in alcune periferie delle città megalopoli.

Circonvallazione                

Monte Sant’Angelo. Rione Carmine, Case a schiera

Con la città industrializzata ormai cambiano anche le direzionalità, in quanto non esiste più, come nella città antica e medievale, un solo centro, ma la città industrializzata, fondata sul commercio e sul mercato libero, acquista diversi centri, che vengono detti centri direzionali, con riferimento alla formazione e all’informazione, alla capacità amministrativa e alle decisioni istituzionali, ecc. Il problema è che, afferma Lefebvre, bisogna scegliere quale direzionalità bisogna dare alla città e in base a tale scelta progettare la città e orientare il suo tessuto urbano. Problema che interessa anche la città più piccole, ma di grande valore storico-culturale, come Monte Sant’Angelo. Da ciò probabilmente nasce la crisi della città, in quanto si crea quella dicotomia fra la città vecchia e la città nuova, in un processo a volte espansivo a danno del territorio e quindi del paesaggio, inteso come patrimonio culturale.

Con i grandi complessi residenziali e i nuovi quartieri periferici sorti generalmente nelle grandi città,  la città stessa viene privata della  sua urbanità, perdendo così quei temi collettivi che erano le vie, le piazze, i monumenti, gli spazi d’incontro. Da questo momento ormai la coscienza della città e quindi dei luoghi si affievolisce. E tutto questo in nome di una razionalità funzionale (Le Corbusier) che determina la vita urbana e la vita sociale della gente. Tutto questo, secondo Lefebvre, pone in luce “la contraddizione tra il  valore d’uso (la città e la vita urbana, il tempo urbano) e il  valore di scambio (gli spazi acquistati e venduti, il consumo dei prodotti, dei beni, dei luoghi e dei segni) (Lefebvre, 2014, p. 39). Ciò  ci porta a considerare il concetto di città e di cittadinanza, che purtroppo con i secoli, ha perso il suo valore intrinseco legato alla cultura dell’abitare, di cui ci parla il filosofo M. Heidegger. 

Oggi le nostre città mancano di una storia legata principalmente al tessuto sociale e quindi alla cultura del luogo. Ormai si è perso il senso della storia urbana, intesa come opera d’arte in divenire (M. Romano). In questo senso per Lefebvre la città dovrebbe essere la proiezione della società sul territorio, come insieme delle differenze tra la città che si è costruita e la città che si sta costruendo. In altri termini la città come forma della simultaneità, campo di incontri e di scambi. Forma che ha in sé il concetto di funzione e di relazionalità, sia con l’aspetto urbano, che con il territorio circostante. E  purtroppo questo manca alla nostra città. In questo caso entra in gioco il rapporto fra città e territorio, quest’ultimo inteso come luogo di produzione e di riproduzione degli aspetti essenziali della “campagna” e quindi delle sue potenzialità di ordine agricolo, ambientale e culturale. Rapporto che nell’arco del tempo è mutato diverse volte, come quando nel Medioevo il  rapporto fra città e campagna era molto più stretto rispetto alla modernità. Infatti, se prima esisteva un certo equilibrio e una maggiore armonia fra città e campagna, oggi esiste un rapporto conflittuale, iniziato proprio con la modernità e quindi con l’industrializzazione, tanto da interrompere quello che una volta caratterizzava la città del passato e precisamente la trasmissione della cultura del luogo. In altre parole siamo passati dalla centralità della Cattedrale ai non-luoghi. E questo, purtroppo, è uno degli aspetti negativi della postmodernità, in quanto il rapporto fra città e campagna, così come fra città e cittadini,  si è allargato maggiormente ed è diventato uno iato o separazione incolmabile. Situazione che purtroppo la notiamo anche fra la nostra città, Monte Sant’Angelo, dove vi è una netta separazione fra la città storica e la città in espansione, con le sue “nuove periferie”. Ed ecco allora che subentra, in questo discorso di recupero della cittadinanza e della civitas,  il diritto alla città, come forma superiore dei diritti, come diritto alla libertà, all’individualizzazione nella socializzazione, all’habitat e alla cultura dell’abitare. In altri termini come  diritto all’attività partecipante della comunità verso la città e nella città e come diritto alla fruizione  di tutti i beni culturali ed economici della città e del suo territorio. 

GIUSEPPE PIEMONTESE
Società di Storia Patria per la Puglia

 

 


Monte Sant’Angelo - Gli chef del programma televisivo  Sky “Master Chef Italia” Antonino Cannavacciuolo, Joe Bastianich  e Bruno Barbieri, sono stati a Vieste per registrare una puntata del coking show di Sky sul porto di Vieste. La registrazione andrà in onda presumibilmente  a febbraio. Naturalmente i tre famosissimi chef stellati hanno visitato la splendida cittadina garganica ed hanno approfittato per cenare in un locale Molo 54 situato proprio sul porto. In questo locale lavora un nostro concittadino , lo chef Matteo Guerra con i suoi collaboratori, hanno preparato dei piatti:carrellata  di antipasti misto-mare, troccoli,vongole e datteri, orecchiette con cozze e rucole e patate, polpo scottato su letto di fave e cicorie, involtino di spigola in crosta di pane, con verdure stufate e tartufo. Tutte queste pietanze sono state apprezzate dai professionisti del programma Master chef Italia  di sky , che si sono complimentati con lo chef Matteo Guerra e i suoi collaboratori.

Paolo Troiano

 


Continua l’attività repressiva nel Parco Nazionale del Gargano al bracconaggio da parte dei Carabinieri Forestale della Stazione Parco di Umbra. Non si interrompe l’attività repressiva dei Carabinieri Forestale della Stazione Parco di Umbra. Durante il servizio di vigilanza in data 15/10/2017 nel complesso di Foresta Umbra, in agro di Monte Sant’Angelo, sono stati deferiti alla Procura della Repubblica due soggetti, R.M. e P.F., sorpresi in flagranza di reato. Dopo un lungo appostamento si intercettavano i due cacciatori, i quali anche se in regola con la documentazione venatoria, venivano deferiti all’Autorità Giudiziaria per esercizio venatorio, introduzione di armi e munizioni in area 1 del P.N. del Gargano, nonché abbattimento di selvatico in periodo non consentito. Ai due rei sono stati sequestrati due fucili da Caccia semiautomatici con relativo munizionamento, pari a quaranta cartucce, e il selvatico già eviscerato e scuoiato. Lo stesso è stato sequestrato e consegnato presso l’Istituto Zooprofilattico di Foggia per le analisi del caso.


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