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Biacco, scheda tecnica

Published in Fauna del Gargano Written by  Redazione Giugno 01 2016 font size decrease font size increase font size
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Il biacco, noto anche come Coluber Viridiflavus, è un grosso serpente non velenoso tipico delle campagne e delle praterie mediterranee. Il termine biacco deriva da una parola longobarda “biach” che significava pallido, e veniva utilizzata per indicare dei piccoli serpenti privi di macchie un tempo molto comuni nelle case di campagna. Il biacco è conosciuto anche con il nome di colubro verde-giallo, per la caratteristica colorazione della livrea che in alcuni punti assume le colorazioni del giallo e del verde. In particolare il biacco è nero nella parte superiore, la testa e il dorso sono caratterizzati da una sorta di reticolo giallo, mentre il basso ventre è attraversato da circa venti linee longitudinali verdi. La parte superiore del ventre, infine, è color crema. Gli esemplari giovani hanno una colorazione diversa, pur presentando il reticolo giallo e nero della testa, sono grigi e azzurrini su tutto il resto del corpo. Il colore della livrea può variare a seconda della zona geografica e gli esemplari che vivono nei paesi mediterranei o nelle regioni dell’Italia meridionale, ad esempio, tendono ad essere completamente neri. Il biacco è lungo in media tra i 120 e i 130 centimetri, ma, sono stati documentati anche casi di esemplari che sfioravano i due metri. La testa è ovale, gli occhi sono grandi e sporgenti con la pupilla tonda e gialla, la coda è sottile e il corpo è snello e scattante. La dentatura è aglifa poiché è priva di zanne velenifere. Non esiste dimorfismo sessuale, ma, il maschio e la femmina della specie sono praticamente identici. I giovani del biacco si distinguono dagli adulti per la colorazione e per la lunghezza che non supera i trenta centimetri. Si tratta di un serpente molto veloce, che può arrivare a percorrere anche 11 km all'ora. Trattandosi di un ofide non velenoso, la fuga rappresenta la sua principale arma di difesa, da qui la necessità di essere molto veloce per sfuggire ai predatori e mettersi in salvo in un luogo sicuro. Se viene bloccato tende a mordere a ripetizione il suo aggressore. E’ un buon notatore e un abile scalatore. A differenza delle bisce d’acqua, i biacchi possiedono squame lisce. Tra i tanti nomi con cui viene chiamato questo ofide c’è anche quello di ‘milordo’ per sottolineare l’eleganza del suo aspetto slanciato e del suo portamento. Attualmente, sono state individuate due sottospecie di biacco: il Coluber viridiflavus carbonarius e il Coluber viridiflavus viridiflavus.

Habitat

Il biacco è un serpente tipico delle regioni dell’Europa centro-meridionale e del bacino del Mediterraneo. Lo si può trovare in Italia, in Francia, nel sud della Svizzera, in Croazia, in Slovenia, in Grecia, a Malta, in Bulgaria, nel nord-est della Spagna e in Asia, limitatamente alle regioni sud-occidentali. In Italia lo si trova praticamente in tutte le regioni comprese le isole minori come le Eolie, le Egadi e le Isole Pontine. Insieme al Natrix Natrix è il serpente italiano più diffuso. Si tratta di un ofide molto adattabile e questa sua caratteristica gli ha permesso di colonizzare vari tipi di habitat. Predilige la macchia mediterranea, le zone di campagna, i prati, i terreni rocciosi situati ai margini dei boschi e le praterie. Non disdegna comunque di stabilirsi anche in zone umide, nei pressi di piccoli corsi d’acqua essendo un abile nuotatore e non disdegnando pesci e anfibi. Negli ultimi decenni il Biacco ha cominciato a colonizzare anche ambienti urbani avventurandosi fino al limite delle periferie urbane, o a ridosso di frutteti e vigneti dove però cade spesso vittima dell’uomo e delle automobili. In generale questo serpente si può incontrare in prossimità di boschetti asciutti, terreni incolti caratterizzati dalla presenza di fitta vegetazione, pietraie e muretti a secco dove riesce a nascondersi alla vista di eventuali predatori e, contemporaneamente, trovare prede a sufficienza. Non ama le grosse altitudini e rimane al di sotto degli 800 metri sul livello del mare. Predilige regioni con clima di tipo mediterraneo o comunque temperato. Il suo habitat naturale è in conclusione quello della macchia mediterranea.

Rirpoduzione

Il biacco è una specie ovipara, il che significa che la riproduzione avviene per mezzo della deposizione di uova da parte della femmina. La stagione degli amori coincide con l’arrivo della primavera. L’accoppiamento si verifica tra i mesi di aprile e giugno, alla fine del periodo di letargo invernale. I primi a svegliarsi sono i maschi, attivi già alla fine di marzo. Le femmine si risvegliano solo nella prima settimana di aprile. Le deposizioni avvengono nei mesi di giugno e luglio. La femmina del biacco depone in media dalle cinque alle quindici uova dopo due settimane dall’accoppiamento. Le uova si schiuderanno dopo circa due mesi di incubazione tra la fine di agosto e i primi di settembre. Le uova sono striate e punteggiate formando un disegno simile a una stella e vengono deposte in buche del terreno o in qualche fessura nella roccia. Le uova tendono ad agglutinarsi tra di loro e a schiudersi grazie al colore del terreno e della temperatura esterna. La femmina non cova le uova una volta deposte. Appena nate le serpi misurano circa venti centimetri e sono già indipendenti. In questa fase si nutrono principalmente di insetti e lucertole. La percentuale di sopravvivenza dei piccoli è molto bassa, spesso le serpi muoiono prima di aver raggiunto un anno di vita. La maturità sessuale viene raggiunta intorno ai tre anni di vita. L’accoppiamento vero e proprio è preceduto da un complesso rituale di corteggiamento con il maschio che comincia a girare intorno alla femmina fino ad afferrarla alla testa con la bocca e a morderla per tenerla ferma durante l’accoppiamento che avviene grazie alla sovrapposizione delle cloache tramite il contatto dei corpi attorcigliati. Spesso i maschi lottano tra di loro per conquistare la femmina.

 
Alimentazione e Abitudini
 
Il biacco è un ofide diurno e terricolo, il che significa che è attivo durante il giorno, mentre riposa la notte e trascorre gran parte della sua giornata strisciando sul suolo alla ricerca di prede o fermo su qualche roccia a prendere il sole per termoregolarsi. Tende a trascorrere lunghe ore attorcigliato su se stesso in qualche cespuglio o su qualche sasso esposto al sole. Per queste ragioni il suo ambiente naturale è caratterizzato da prati e campagne soleggiate ricche di vegetazione spontanea. Non essendo dotato di denti del veleno il biacco tende a uccidere le sue prede per costrizione, sfruttando oltre alla sua forza anche la sua velocità e la sua agilità. La preda una volta catturata, viene ingoiata ancora viva partendo dalla testa. Il biacco ha una dieta molto varia che gli ha consentito di adattarsi a vari ambienti e le sue abitudini alimentari variano molto in base al territorio in cui vive e alla disponibilità di alimenti. Si nutre principalmente di lucertole, piccoli mammiferi come topi e ratti, rane, nidiacei e serpenti tra cui anche le vipere e le bisce d’acqua. I giovani, invece, vanno a caccia di cavallette e lucertole. E’ un abile nuotatore e arrampicatore e spesso si immerge alla ricerca di pesci di cui cibarsi o si arrampica sui tronchi degli alberi per scovare uccelli e nidiacei. Le sue dimensioni gli consentono di affrontare anche prede molto grandi e spesso finisce con avere la peggio trasformandosi da predatore a preda. Si tratta di un serpente molto aggressivo e irritabile e se costretto non esita a mordere ripetutamente il suo aggressore. Per l’uomo il suo morso è praticamente innocuo poiché privo di veleno e può causare solo qualche piccola escoriazione causata dai denti molto aguzzi e appuntiti. Quando si vuole staccare questo serpente dal morso, occorre tirarlo verso l’altro e non strappare perché i denti uncinati potrebbero causare gravi lacerazioni alla ferita. Quando sta per attaccare tende a sollevare la parte superiore del corpo come fanno solitamente i cobra per intimorire la vittima. In realtà, nonostante il suo atteggiamento aggressivo è un serpente innocuo e non ha nulla in comune con il suo velenosissimo parente. In generale, comunque, il biacco preferisce difendersi con la fuga e attacca solo se costretto. Essendo un animale a sangue freddo, in inverno va in letargo. Il letargo va da Novembre fino alla fine di Marzo. Nelle regioni più meridionali può capitare di vederlo attivo già a fine febbraio in occasione delle belle giornate. Durante tutto il periodo della latenza si rifugia in particolari tane scavate nel terreno o in piccole caverne e anfratti coperti. E’ un serpente molto importante per l’equilibrio biologico di un territorio poiché aiuta a tenere sotto controllo il proliferare di topi e ratti di cui si ciba.
 
Il biacco è il più diffuso tra i serpenti italiani. Non si tratta di una specie a rischio di estinzione e non presenta particolari problemi di conservazione, ma, come tutti i serpenti è tutelato dall’Allegato II della Convenzione di Berna. In quasi tutte le regioni italiane, infatti, il biacco è tutelato ed è severamente vietata la caccia o il prelievo in tutto l’areale di distribuzione. Se si rinviene un esemplare in un campo, in una cantina o nel proprio giardino bisogna rivolgersi alla Guardia Forestale che provvederà a prelevarlo e ricollocarlo nel suo habitat naturale. E’ assolutamente vietato catturarlo o ucciderlo. Le principali minacce per la sopravvivenza della specie sono rappresentate dagli interventi diretti e indiretti dell’uomo. Il biacco, infatti, risente dei continui interventi di derattizzazione posti in essere dall'essere umano nelle campagne e nei campi coltivati. Questi interventi oltre a danneggiare gravemente l’habitat naturale del biacco, distruggendo i nidi e le tane avvelenano anche quelli che sono gli elementi principali della sua catena alimentare come i ratti e le lucertole. Una delle principali cause di decesso del biacco, infine, è il traffico automobilistico. Ogni anno, infatti, sono migliaia gli esemplari investiti e uccisi dalle automobili lungo le strade di campagna in tutta la penisola.

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