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La via Francigena del sud...

Published in Culto Micaelico Written by  Febbraio 08 2017 font size decrease font size increase font size
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La via Francigena del sud: cammino verso il monte dell’Angelo (Prima Parte).

La via Francigena,un luogo di incontri e scambi per i pellegrini Europei.

La via Francigena è solo una maglia della fitta rete di strade che, sin dalle origini del cristianesimo, sono legate a tradizioni di pellegrinaggio. Il nostro discorso quindi ci porterà inevitabilmente ad accennare, seppur brevemente, anche alle altre vie di pellegrinaggio. Del Cammino di Santiago, innanzi tutto, detto anche “Rotta iacopea” o “Cammino della Spada”, ma anche del Cammino verso Gerusalemme, rappresentato in Italia dal Cammino micaelico, la “via Francigena del Sud”, verso gli imbarchi delle Puglie.
Le vie di pellegrinaggio sono state la spina dorsale d’Europa. È per questo che, se si vuole parlare di cittadinanza e cultura europee, non si può non parlare dei percorsi di pellegrinaggio.

Che cosa è il pellegrinaggio?

Pellegrinare lasciare le cose note per mettersi in cammino alla ricerca di luoghi che pongano a contatto con il divino: significa tornare nei “luoghi della memoria”: tombe di martiri e di santi, luoghi di eventi soprannaturali, e lì cercare una porta sull’eternità, un acconto di paradiso, un pezzo di cielo: a Gerusalemme il Santo Sepolcro, “ombelico del mondo”; nel Gargano, il luogo dell’Apparizione dell’Arcangelo Michele; a Santiago, la tomba dell’Apostolo Giacomo; a Roma la Veronica, il Vero Volto di Cristo, e la tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Deus. Angelus. Homo. Le chiese che ricordano queste memorie diventano dei libri di pietra” dove è illustrata la storia della salvezza (Fidenza, Santiago…).

Non a caso, i pellegrini cercano il contatto fisico con i luoghi e le memorie, ne riportano a casa ricordi, vi lasciano segni (croci, nomi, impronte di mani e di piedi…). Attraverso questo contatto chiedono il perdono, la riconciliazione, il riscatto morale e, nei tempi antichi, anche civile. Ciò che conta non è solo la meta, ma anche il cammino, che deve aver caratteri di riconoscibilità (conchiglia, palma…) e sacralità (riti, gesti…).

Ciò che conta è il distacco, la fatica, la solitudine, la nostalgia, l’incognito. Nel medioevo francese i pellegrini si chiamavano i “polverosi” (“poudreux”), nel mondo russo si chiamavano “stranniki” ‘eterni stranieri’ e i monaci pellegrini erano i “folli in Cristo”. Il pellegrinaggio è una follia, una cosa lontana dal senso comune. Tutto questo dà un senso profondo al cammino: un senso di iniziazione e liberazione: non a caso, lo stesso termine “Giubileo” significa liberazione da debiti, liberazione dal peccato.

La Definizione di pellegrinaggio indica dunque un “viaggio per”, un andare finalizzato, un tempo che l'individuo stralcia dalla continuità del tessuto ordinario della propria vita (luoghi, rapporti, produzione di reddito), per connettersi al sacro. Il termine proviene dal latino peregrinus, da per + ager (i campi), dove indicava colui che non abita in città, quindi lo straniero, ovvero qualcuno costretto a condizioni di civilizzazione ridotte. Il suo uso posteriore invece - il nostro - implica una scelta. Chi parte in pellegrinaggio non si trova ad essere, ma si fa straniero e di questa condizione si assume le fatiche e i rischi, sia interiori che materiali, in vista di vantaggi spirituali - come incontrare il sacro in un luogo lontano, offrire i rischi e i sacrifici materialmente patiti in cambio di una salvezza o di un perdono metafisici - e perché no anche materiali, grazie alle avventure e occasioni che, strada facendo, non possono mancare.

Origini

Nella Grecia classica sono innumerevoli i luoghi sacri meta di pellegrinaggi: il più famoso è sicuramente Delfi, dove si giungeva, seguendo un itinerario prescritto dettagliatamente, per ricevere i responsi della Pizia; si andava invece in altri templi per ottenere guarigione dai malanni del corpo o dell'anima. Il pellegrino si muove alla ricerca di risposte a un dubbio esistenziale, per l'incertezza di una scelta importante, per una speranza di risanamento. Se per gli indiani è Benares luogo di purificazione per eccellenza, per gli ebrei è Gerusalemme, mentre per i Musulmani il pellegrinaggio alla Mecca è addirittura uno dei 5 pilastri delle regole coraniche. Nel mondo ebraico il pellegrinaggio è stato praticato ben prima che nel mondo cristiano: soprattutto il pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme è stato il vero antecedente sia di quello a Roma sia di quello alla Mecca: tutti i maschi ebrei erano tenuti a recarsi a Gerusalemme (il bambino quando era in grado di camminare dando la mano al padre).

Pellegrinaggi Cristiani

Nei primi secoli della cristianità il pellegrinaggio è essenzialmente un'esperienza individuale; meta prediletta: la TERRA SANTA, luogo della vita e della passione di Cristo. Lì molti siti sono sacri per più di una religione, ad esempio: la pietra che conserva tracce del sangue di Cristo e l'altare del sacrificio di Abramo, la tomba di Samuele oggetto comune di culto per cristiani, musulmani, ebrei. Le acque del fiume Giordano hanno il potere di sanare innumerevoli malattie e i vestiti indossati durante il battesimo nel fiume sacro vengono accuratamente riposti e conservati per farne poi eventualmente lenzuoli funebri. Non mancano nella zona del Mar Morto numerose terme e sorgenti di acque guaritrici dove si recano anche i lebbrosi e si vendono preparati terapeutici. Qui credenze leggendarie e verità di fatto si mischiano in un tutto inestricabile. In questi tempi lontani il viaggio si compie all'insegna dell'imprevedibilità. Le conoscenze approssimative del percorso lasciano, anche ai viaggiatori più metodici, un enorme margine di casualità, imprevisti e sorprese. Del resto l'imprevedibilità trovava il suo senso nel sentimento di accettazione del disegno divino di cui l'imprevisto era il segno.

L'ossessione moderna per la programmazione ci priva di un importante contenuto e senso del viaggio stesso: il piacere della sorpresa e la gratificazione di saper far fronte agli imprevisti. Gradualmente cresce l'importanza di Roma insieme all'affermarsi del potere teocratico dei papi e diventa l'altra Gerusalemme, dove ci si può recare senza correre il rischio di cadere nella mani degli 'infedeli'. E' soprattutto con il giubileo del 1300 che si impone il valore del pellegrinaggio a Roma. Gli itinerari dei pellegrinaggi maggiori (Gerusalemme, Santiago di Compostela, Roma, Canterbury, S. Michele Arcangelo in Puglia, …) sono determinanti per la fondazione di santuari, monasteri, strade, ospizi, mercati. Grandi arterie entro le quali scorre una linfa vitale che alimenta e nutre la crescita culturale in tutta l'Europa. Occasione di contatto e dialogo tra masse di persone provenienti da tante nazioni diverse, fonte di apprendimento e di diffusione di culti e tradizioni fino ai luoghi più sperduti: contributo decisivo nel creare una linguaggio e una quadro simbolico di riferimento che unifica la cultura europea. La famosa Via Francigena taglia l'Europa da Nord a Sud unendo lungo una retta ideale Canterbury a Roma (ricalcando in Italia tratti della romana via Cassia). Dalle direttrici maggiori si sviluppano pellegrinaggi minori, spesso legati all'esistenza di reliquie di santi, leggende di apparizioni o acquisizione di indulgenze.

Lo Sviluppo del pellegrinaggi nel mondo cristiano si lega indissolubilmente all'evoluzione della concezione del rapporto tra assoluzione e penitenza. Mentre nella chiesa primitiva il peccato conosce rare assoluzioni, rimandate in genere alla fine della vita, si deve invece ai monaci irlandesi l'aver operato una vera e propria rivoluzione, introducendo un ingegnoso sistema per così dire 'contabile' del rapporto tra peccato/assoluzione/penitenza, per cui ad ogni categoria di peccato fa riscontro una determinata penitenza necessaria per ottenere uno 'sconto' sulla pena del Purgatorio.

La dottrina penitenziale della chiesa irlandese si diffonde e si sviluppa così, a partire dal secolo VIII, il pellegrinaggio penitenziale, che diventa un'esperienza sempre più di massa. Con la concessione di INDULGENZE la Chiesa perfeziona ulteriormente questa pratico marchingegno: con penitenze varie (tra le quali il pellegrinaggio o le elemosine) si ottengono sconti sulla pena da subire in Purgatorio, cosicché alla fine del Medioevo pochi pellegrinaggi possono prosperare senza indulgenze. E' però con il primo giubileo in FORMA PLENARIA che si attua un vertiginoso salto di qualità: siamo nel 1300 e ai pellegrini che arrivati a Roma visitino le 4 Basiliche maggiori Bonifacio VIII accorda indulgenze eccezionali. Inizialmente previsto ogni 100 anni, che si riducono a 50 con Clemente VI, poi a 33 e infine a 25 con Paolo II (1470). Anche alle crociate sono legate le indulgenze.

Vero è che ogni celebrazione anniversaria era comunque sentita in maniera assai più intensa di oggi e in fondo la pratica del giubileo si è collocata anche come risposta alle radicali istanze salvifiche dei secoli precedenti e come proseguimento della tradizione dei pellegrinaggi che per tutto il medio evo si erano svolti per penitenza imposta dai sacerdoti, dai vescovi o dai giudici o di propria iniziativa personale. Anche in altre città si proclamavano dei Giubilei con annesse indulgenze (che però dovevano essere comprate dalla Chiesa di Roma) che potevano essere 'lucrate' dalle masse dei pellegrini. Con riconquista cattolica della Spagna (fine secolo XII - inizio XIII) si apre la via al grande pellegrinaggio di Santiago di Compostela in Galizia, il cui culto è legato al leggendario ritrovamento delle reliquie dell'Apostolo Giacomo. Distrutta la basilica dagli arabi nel 997, la stessa viene poi ricostruita nell'XI secolo con il sostegno di Alfonso VI di Castiglia e dell'ordine di Cluny.

La partenza

La ritualità della partenza esprime proprio la valenza radicale di questo evento: il pellegrino prima di intraprendere il cammino viene benedetto durante una messa appositamente celebrata, chiede perdono a tutti coloro che ha offeso, fa confessione e testamento fissando un termine oltre il quale può essere considerato morto; in mancanza di diverse disposizioni il clero locale è considerato custode dei suoi beni. Non di rado i ricchi fanno donazioni di beni alla Chiesa con condizione di ricevere un usufrutto in caso di ritorno (la chiesa si impegnava anche a dare una sorta di pensione alla vedova e agli orfani del pellegrino morto in viaggio).

L'abbigliamento del pellegrino

Mentre gli antichi pellegrini penitenziali camminano scalzi o addirittura con catene, i semplici pellegrini indossano invece abiti un po' particolari, che li contraddistinguono e li differenziano rispetto ai normali viaggiatori: Il BORDONE, forte bastone con punta di ferro, è la 3° gamba del pellegrino, aiuto nel cammino ma anche strumento di difesa da possibili aggressori, e simbolo resistenza contro il male.

La BISACCIA, di piccole dimensioni proprio per far si che i pellegrini confidino nell'elemosina, nella provvidenza divina. Si allude anche chiaramente alla mortificazione dei vizi.

La SCHIAVINA, veste di panno ruvido, e più tardi un CORTO MANTELLO e Il CAPPELLO a tese larghe. Qualche volta un recipiente per l'acqua e una ciotola. Un abbigliamento molto rudimentale per noi che siamo abituati ai tecnicismi dei vari goretex o vibram, ma essenziale e carico di una profonda simbologia, dove ogni oggetto trascende il suo uso pratico e si fa portatore di significati metaforici. Dobbiamo parlate di “incontri e scambi” sulla Via Francigena (e sulle vie di pellegrinaggio): parleremo, più precisamente, di elementi di coesione europea nati sulle vie di pellegrinaggio, traendo esempi concreti dalla Via Francigena, in particolare nel tratto senese.

Elementi di coesione culturale, economica e politica.

Si dovrà citare innanzi tutto l’impero carolingio, vera matrice della comune identità europea, e le tracce che esso ha lasciato nella storia e nella cultura (letteratura, arte). Le vie di pellegrinaggio sono disseminate di luoghi che ricordano Carlomagno e i sui paladini: Roncisvalle, le Torri di Orlando a Capranica, S. Albino di Mortara, solo per ricordarne alcuni. La letteratura europea è piena di eroi pellegrini, di cavalieri erranti: basti penare a Parsifal e al mito del Santo Graal, un’altra reliquia onnipresente nell’immaginario collettivo europeo. In ambito storico, economico e politico, va ricordato il ruolo dell’ordine benedettino e in particolare dell’ordine cluniacense (Cluny, in Borgogna, fondato nel X secolo da Guglielmo d’Aquitania, di nobile famiglia legata al potere carolingio, e retto da grandi abati, ad iniziare da Odone). I monaci cluniacensi tutelano i pellegrini, favoriscono le vie di pellegrinaggio, promuovono la riconquista spagnola e le crociate: Odone è pellegrino al santuario di San Michele sul Gargano; un papa cluniacense, Urbano II, bandisce nel 1095 la prima Crociata. Vari monaci cluniacnsi vanno in pellegrinaggio a Gerusalemme. Gli apostoli, San Michele e il Santo Sepolcro sono temi ricorrenti nella storia cluniacense. La rete delle abbazie cluniacensi coincide con quella delle grandi vie di comunicazione, e quindi anche con le vie di pellegrinaggio.

Arte, Devozione e Simboli

Camminando sulle vie di pellegrinaggio si incontra il romanico. Le vie di pellegrinaggio sono le vie di nascita e diffusione del romanico, il linguaggio architettonico che più ha caratterizzato l’arte europea medioevale. Le grandi cattedrali dei Cammini Iacopeo, Romeo, Micaelico e Gerosolimitano sono esempi splendidi di romanico. La grande chiesa di Cluny stessa, seconda dopo S. Pietro di Roma, è un esempio splendido. Vicino a Fidenza ve ne sono di altre bellissime: il Duomo di Fidenza, “libro di pietra” della Francigena, innanzitutto, che andrete a vedere di persona; ma anche Fornovo, Bardone. Sulla Francigena, fra Firenze e Siena, c’è una serie fittissima di piccoli gioielli del romanico: la Pieve di S. Appiano, vicino a Poggibonsi, la Pieve di Chianni, la Badia Ardenga, la Badia a Isola, la splendida Abbazia carolingia di S. Antimo, ancora oggi gestita da monaci francesi. Il pellegrinaggio ha determinato la forma e la collocazione di moltissime chiese romaniche. Le vie di pellegrinaggio sono costellate, ad intervalli regolari, da chiese, santuari, abbazie; le chiese con l’ambulacro che gira dietro l’altare sono certamente chiese di pellegrinaggio, come le chiese romaniche a pianta centrale sono a legate a reliquie della Santa Croce o a temi gerosolimitani.

Le vie di pellegrinaggio sono anche le vie del culto di santi e oggetti sacri legati al tema: basti ricordare, ad esempio, il culto di Sant’Antonio abate, legato all’assistenza dei pellegrini e all’ordine ospedaliero dei Cavalieri del Tau; il culto di san Cristoforo o di san Rocco, protettori del cammino e dalle epidemie; i numerosissimi “san Pellegrino” che punteggiano i nostri percorsi montani; il culto, importantissimo, di san Giacomo, su cui fioriscono leggende che, tramandate e diffuse dai pellegrini nei secoli, attraversano tutta l’Europa: basti pensare alla vastissima letteratura dei miracoli di Santiago e alle raffigurazioni artistiche che li ricordano.

Una di esse, interessante e poco conosciuta, la si può vedere nella chiesetta di S. Giacomo presso la Grangia di Cuna, nel senese, dove è rappresentato il celeberrimo “Miracolo dell’impiccato” ambientato a Santo Domingo de la Calzada. Il tutto a 2000 chilometri da Santiago. Il Christus triumphans rappresentato da questa sacra ed antichissima immagine, tuttora veneratissima, è emblema della maestà divina e della beatitudine che vince la morte. Simboli del cammino, diffusi su tutti gli itinerari, sono la conchiglia, simbolo di rinascita e ristoro, emblema del cammino di Santiago, e, interessantissima, l’immagine del labirinto, emblema del travaglio del vivere e dello stesso pellegrinaggio come percorso iniziatico. In tutta Europa, i labirinti, collocati all’esterno o all’interno delle chiese di pellegrinaggio, ricordano a tutti i fedeli che l’uomo è pellegrino sulla terra. Ricordiamo che il labirinto, nel medioevo, spesso si univa al canto: nella cattedrale di Auxerre, nella cattedrale di Sens, il labirinto era percorso da sacerdoti e fedeli con danze e canti, a schema fisso, incentrati talvolta sul passaggio di una palla. Il canto e la musica sono un altro tema portante ed unificante della cultura del pellegrinaggio, tanto che è impossibile pensare alle vie di pellegrinaggio senza pensare di studiarne la tradizione di musiche e canti.

 


 

Università degli studi di Perugia.

Storia economica del Turismo a.a 2006-2007

“La via Francigena del sud: cammino verso il monte dell’Angelo luogo di incontri e scambi per i pellegrini Europei” di Galinella Marco

 

 

 

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