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8 maggio: origine del culto micaelico

Published in Culto Micaelico Written by  Matteo Simone Aprile 30 2017 font size decrease font size increase font size
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Sul promontorio del Gargano, a 831 metri d'altezza, tra boschi secolari ed un mare cristallino, sorge la città di Monte Sant'Angelo: dalla sua posizione panoramica domina, a ovest, il Tavoliere delle Puglie e, a sud, il Golfo di Manfredonia.

La roccia su cui il paese si adagia è di natura calcarea e, per questo motivo, si aprono al suo interno numerose caverne tra cui notissima è quella di San Michele.

Le vicende di questa Grotta, designata dall'Arcangelo come sua sede terrena, costituiscono il fulcro dell'intera storia della città. Secondo la leggenda, qui San Michele apparve per ben quattro volte.

Da questi eventi prodigiosi prese avvio la diffusione del culto micaelico nel mondo occidentale. Già a partire dal IV secolo, il culto dell'Arcangelo era ampiamente diffuso in Egitto, in Asia Minore e a Costantinopoli e si caratterizzava per alcuni elementi che, successivamente, si ritroveranno nella tradizione culturale garganica: lo scenario naturale, l'acqua risanatrice, le apparizioni. In Oriente, con poi anche in Occidente, S. Michele era venerato anzitutto nelle sue funzioni di guerriero: Capo delle Milizie celesti, combatté contro Satana per affermare la supremazia di Dio. Il suo nome infatti significa "Chi come Dio". Ma la sua figura era anche legata alla funzione di taumaturgo e di "psicopompo", cioè di pesatore delle anime.

La tradizione fa risalire l'avvio del culto miacaelico sulla montagna garganica intorno all'ultimo decennio del V sec, fissando al 490 – 492 – 493 le prime Tre Apparizioni. La ricostruzione della storia del Santuario e del culto di San Michele sul Gargano si sostanzia nel "Liber de apparizione Sancti Michaelis in Monte Gargano" (Apparitio), un'operetta agiografica datata tra il V e l'VIII secolo. Il "Liber" narra il racconto della Prima Apparizione, detta del "Toro", avvenuta proprio l'8 maggio.

Un giorno un ricco signore di Siponto faceva pascolare gli armenti sulla montagna del Gargano. All'improvviso scomparve il più bel toro. Il padrone lo cercò affannosamente nei luoghi più nascosti e diruti fino a ritrovarlo sulla vetta della montagna, inginocchiato all'apertura di una spelonca. Preso dell'ira, scoccò una freccia contro l'animale ribelle ma, in modo inspiegabile, anziché colpire il toro, il dardo ferì al piede il ricco signore. Turbato per l'accaduto si recò dal vescovo di Siponto, Lorenzo, il quale, dopo aver ascoltato lo straordinario racconto, ordinò tre giorni di preghiera e penitenza. Allo scadere del terzo giorno, al presule apparve l'Angelo che gli disse: «Io sono l'Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta: io stesso ne sono vigile custode. (...) Là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini. (...) Quel che sarà qui chiesto nella preghiera, sarà esaudito».

Anche la Seconda Apparizione è attestata, nel 492, all'8 maggio, in coincidenza della Vittoria dei Longobardi sui Bizantini che assediavano il Santuario. Tale Vittoria fu descritta negli ambienti longobardi come voluta e assicurata dallo stesso Arcangelo. Per questo San Michele divenne il loro patrono – protettore e l'8 maggio si attestò come dies festus.

 

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