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La Via Sacra dei longobardi: Fonti storiche e letterarie

Written by  Giuseppe Piemontese Maggio 04 2017 font size decrease font size increase font size
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Le fonti storiche. Di una strada dei pellegrini diretti da Benevento al santuario di S. Michele sul Gargano, si parla già al tempo della regina Ansa, moglie di Desiderio (756-774), la quale aveva dato disposizione affinché i pellegrini diretti al santuario di S. Michele sul Gargano avessero la massima protezione da parte delle autorità. Ciò lo si ricava dall’Epitaphium Ansae reginae, riportato dallo storico longobardo Paolo Diacono nella sua opera Historia langobardorum (in MGH, Scriptores rerum Langobardorum et Italicarum saec. VI-IX, Hannoverae 1878, pp. 191-192)

Securus iam carpe viam, peregrinus ab oris

Occiduis quisquis venerandi culmina Petri

Garganiamque petis rupem venerabilis antri.

Huius ab auxilio tutus non tela latronis

Frigora vel nimbos furva sub nocte timebis:

Ampla simul nam tecta tibi pastumque paravit.

(Ormai sicuro, intraprendi il cammino, chiunque tu sia che, pellegrino dalle terre d’Occidente, raggiungi la città del venerando Pietro e la rupe garganica del venerabile antro. Sicuro per il suo intervento (di Ansa) non avrai da temere né le frecce dei predoni, né il freddo, né le nubi della notte oscura: per te infatti (la regina Ansa) fece apprestare ampi ricoveri e cibo). (Epitaphium Ansae reginae, in MGH, Scriptores rerum Langobardorum et Italicarum saec. VI-IX, Hannoverae 1878, pp. 191-192)

Inoltre lo stesso percorso che va da Benevento verso il Gargano, attraversando i territori di San Severo, la valle di Stignano, la gola del torrente Jana presso San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo, lo troviamo, quale strada di pellegrinaggio micaelico, in un documento dell’849, intitolato Redelgisi et Siginulfi Divisio Ducatus Beneventani, (Radelgisi et Siginulfi Divisio Ducatus Beneventani, in MGH, Leges IV, Hannoverae 1968, pp. 221-225), in cui, in seguito alla divisione del principato di Benevento da quello di Salerno, si fa esplicito riferimento al pellegrinaggio che si era sviluppato verso il santuario garganico. In esso i Salernitani chiedevano di attraversare senza pericoli i territori di Benevento per recarsi in pellegrinaggio al santuario di S. Michele sul Gargano:

Et dimittam omnes homines vestrae potestatis ire ad venerabilem ecclesiam beati archangeli Michaelis recto itinere, per quod temporibus antecessorum vestrorum illuc iebatur sine omni contrarietate vel damnietate atque contradictione mea et omnium hominum qui in mea terra habitent vel habitaverint me vivente, ut salvi vadant et redeant a nostra parte per meam voluntatem, excepto iudicio divino.

(E permetto che tutti gli uomini sotto la vostra potestà vadano alla venerabile chiesa dell’arcangelo Michele per la via diretta, attraverso la quale si andava colà al tempo dei vostri predecessori, senza alcun impedimento o danno o proibizione mia e di tutti gli uomini che abitano nella mia terra o abiteranno finché sono in vita, perché incolumi si possa andare e tornare dal nostro territorio per mio volere, fatta salva la volontà di Dio).

In seguito abbiamo diversi documenti riguardanti principalmente il monastero di San Giovanni in Lamis, i cui abati dovettero chiedere l’intervento delle autorità competenti per dirimere questioni di confini riguardanti i possedimenti dell’abbazia, che spesso erano fatti oggetto di usurpazioni da parte dei signori feudatari locali, i quali erano desiderosi di impadronirsi dei ricchi pascoli dell’abbazia. Il primo documento è del 1030, in cui il Protospatario e Catapano Bicciano parla di una via Francesca che si trova ad est del monastero di San Giovanni in Lamis, fra San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo “…et recto tramite vadit ad stratam Francescam et hoc itinere vadit ad montem, qui dicitur castellum”; un altro documento è del 1095, riguardante il conte Enrico, comes montis sancti Michaelis Arcangeli, il quale, dietro richiesta dell’abate Benedetto, conferma al monastero di S. Giovanni de Lama, le precedenti concessioni di terre, e ne determina nuovamente i confini, permettendo la libera circolazione degli abitanti delle terre vicine nel tratto che corre lungo le pendici occidentali del Gargano fra l’imboccatura della Valle di Stignano e l’abitato di Apricena “…descendit per mediam paludem ad Spinam Pulicis et vadit ad stratam Francescam ubi sunt magni lapides et ascendit ad vallem…”. Altri due documenti, del 1134 di Ruggero II e del 1176 di Guglielmo II il Buono, fanno riferimento al tratto della via Francesca posto ad est dell’abbazia, immediatamente dopo l’abitato di San Giovanni Rotondo “…postea descendit per mediam paludem ad Spinam Pulicis et vadit ad stratam quae dicitur Francesca ubi sunt magni lapides…”. La stessa via Francesca la troviamo in una risoluzione del papa Alessandro III, il quale, chiamato a dirimere una questione di possesso tra l’abate del monastero di Santa Sofia a Benevento e quello di San Giovanni in Lamis, identifica il podere in questione dalla sua collocazione in loco qui dicitur Francisca, evidenziando così con il nome della strada un elemento identificativo di tutta la zona posta ai suoi lati. Infine lo stesso percorso lo troviamo in un Chartularium del XVI secolo, rogato nel monastero di San Giovanni in Piano, vicino Apricena, in cui si nomina la via vetere que dicitur francesca que venit per ipsum Ancaranum et pergit ad ipsam Murgium.

Invece la strada che percorre le pianure del Tavoliere, diretta verso il Gargano, dopo aver attraversato la città di Siponto, è citata come via Francigena o stratam peregrinorum, un appellativo che sembra riferirsi ai pellegrini che provengono dalla via Appia Traiana, lungo la direttiva Aecae-Luceria-Sipontum. Ciò lo si ricava dal Regesto di S. Leonardo di Siponto, ad anno 1132, dove troviamo menzionata una stratam Peregrinorum, in relazione alla donazione fatta alla badia di S. Leonardo, da parte di Rogerius de Terlitio, di una chiesa dedicata a S. Michele “…quae sita est in territorio dicte civitatis (Siponto) iuxta stratam peregrinorum”; mentre in un altro documento del 1201 la troviamo descritta come strata magna que pergit ad sanctum Michaelem. Inoltre, la stessa strada, nel 1160, nel tratto che comprende il territorio di Foggia, è conosciuta anche come via Sancti Angeli. Evidentemente l’affluenza dei pellegrini, diretti al sacro monte, è tale da farla indicare come strada dei pellegrini. Invece, la strada che collega S. Giovanni Rotondo all’abbazia di S. Leonardo di Siponto, passando nei pressi di Posta Guida, prende il nome di via Guidonis, ricordata in un documento del 1172. Questa strada, poi, si ricongiunge all’altro percorso che da Siponto porta i pellegrini a Monte S. Angelo, lungo l’itinerario interno che tocca le località di   Santa Restituta, Belvedere, Scaloria, masseria Tomaiolo, contrada Ruggiano, per congiungersi poi con la valle di Carbonara.

Le fonti letterarie. Ad avvalorare l’importanza che il santuario garganico aveva acquistato nell’Altomedievo, ci restano, oltre alle testimonianze epigrafiche, anche resoconti e diari di pellegrini che, a scopo penitenziale e devozionale, visitarono il santuaro garganico. Nel Chronicon Sancti Michaelis monasterii in pago Virdunensi, in MGH., Scriptores, IV, Hannoverae 1841, pp. 79-80, nell’anno 722, si fa riferimento al noto pellegrinaggio al santuario garganico del conte Wolfando, fondatore del monastero di S. Michele di Verdun. Nella Revelatio seu apparitio S. Michaelis Archangeli in partibus occiduis, hac est in Monte Tumba in Gallia,in Acta Sanctorum, Sept. VIII, Pariis et Romae 1865, pp. 76-78, ad anno 709, in seguito ad un viaggio compiuto sul Gargano da messi appositamente inviati da Oberto, vescovo di Avranches, sarebbe stato dedicato in onore di S. Michele il famoso santuario normanno di Mont Saint-Michel au péril de la mer. Ciò pare confermato dalla parentela architettonica fra queto tempio e la basilica garganica rivelata da recenti scavi guidati da Y. M. Froidevaux, L’église Notre-Dame sous-terre de l’abbaye du Mont-Saint Michele, in Les Monuments historiques de la France,1961, fasc. 4. Nella Vita Barbati episcopi Beneventani, in MGH, Scriptores, Hanoverae 1879, pp. 555-563, si fa riferimento al duca Romualdo, il quale, nel 663, per stringere i legami tra il santuario garganico e Benevento, unisce la chiesa sipontina a quella benevenatana, unione durata almeno fino al 1036 (F. P. Kehr,  Italia Pontificia. Regesta Pontificum Romanorum, vol. IX, Berlino 1962, p. 235). Nel 765 giunge sul Gargano Magdalveo, vescovo di Verdun, la cui visita è riportata in Vita sancti Magdalvei episcopi, in Acta Sanctorum, Oct. 2, p. 538. Notizia di un altro viaggiatore-pellegrino, di origine inglese, si ha nel 778: vir quidam de genere Anglorum mutus et surdus cum quibusdam suae gentis sociis, riportata in Leone Marsicani Chronicon, in MGH, Scriptores, VII, Hannoverare 1846, p. 59.

Nell’867 ha inizio il noto viaggio del monaco Bernardo, il quale, nel suo Itinerarium Bernardi monachi, fa un dettagliato racconto del suo pellegrinaggio dalla Francia alla Terra Santa. Il monaco Bernardo, secondo la sua descrizione, prima di imbarcarsi a Taranto alla volta della Terra Santa, avrebbe visitato il santuario del Gargano, entrando dall’ingresso situato a nord, precisamente quello posto sotto l’attuale olmo, attraverso la galleria porticata longobarda, successivamente murata e terrapianata in seguito alla costruzione angioina e avrebbe quindi visto e descritto le due navate longobarde, delle quali quella di sinistra è più ampia. Essa è scandita ai lati e al centro da tre archi a tutto sesto che poggiano sulle mensole di grossi pilastri. Inoltre l’autore parla di numerosi affreschi esistenti sulle pareti del santuario, forse gli stessi che sono stati trovati negli ultimi scavi sulle pareti dell’edificio:

“Inde progressi veniumus ad montem Garganum, in quo est ecclesia sancti Michaelis sub uno lapide, super quem suntiu quercus glandiferae, quam videlicet ipse dicitur dedicasse: cuius introitus est ab aquilone, et ipsa quinquaginta homines potest recipere in se. Intrinsecus ergo ad orientem ipsius angeli habet imaginem; ad mediriem vero est altare, super quod sacrificium geritur, et praeter id nullum munus ibi ponitur. Est autem ante ipsum altare vas quoddam suspensum, in quo mittuntur donaria, quod etiam juxta se alia habet altaria, cuius loci abbas vocabatur Benignatus, qui multis praeerat fratribus” (in Migne, Patrologia latina, Paris 1844-1864, pp. 569-574 e in Mabillon, Annales Ordinis S. Benedicti, Napoli 1789, III, p. 523).

In Hincmarus Remensis, Annales, in MGH, Scriptores, I, ed. G. H. Pertz, Hannoverae 1926, p. 485, in riferimento all’anno 869, viene riportato l’episodio della presenza dei Saraceni di Bari nella Puglia settentrionale, i quali, guidati dall’emiro Sawdan, tentarono di saccheggiare il santuario di S. Michele “ad ecclesiam sancti Michaelis in monte Gargano perrexerunt, et clericos eiusdem ecclesiae multosque alios qui ad sua redierunt”. Un altro tentativo di saccheggio del santuario garganico da parte dei Saraceni ci fu nel 910, il cui episodio viene riportato in Chronicon Comitum Capuae, in MGH, Scriptores,III, ed.G. H. Pertz, Hannoverae 1939, p. 208.

Nel 940 giunge sul Gargano S. Oddone, abate di Cluny in Vita sancti Odonis abbatis Cluniacensis secundi scripta a Johanne monacho, 2, 15, in Migne, Patrologia latina, 133, col. 69; nel 956 Giovanni, abate di Gorz, si reca sul Gargano dopo essere stato a Roma, Montecassino e Napoli (Cfr. Vita Johannis abbatis Gorziensis auctore Joanne abbate S. Arnulfi, in MGH, Scriptores, VI, Hannoverae 1841, p. 344). Quattro anni prima, nel 952, c’era stato un altro tentativo di saccheggio da parte dei Saraceni, riportato in Annales Beneventani, in MGH, Scriptores, III, 1939, p. 175. Nel 989 si ebbe il viaggio penitenziale del conte Landone di Teano al santuario micalico, riportato in Chronicon Vulturense del monaco Giovanni, in Fonti per la storia d’Italia dell’Ist. St. ital. per il Medioevo, Roma 1925, doc. 169, p. 317. Alla fine del Millennio, nel 999, si ebbe il famoso viaggio penitenziale dell’imperatore germanico Ottone III, riportato in Petri Damiani, Vita beati Romuladi, a cura di G. Tabacco (FISI, 94), Roma 1957, p. 53. Nel 1022 venne al santuario di S. Michele l’imperatrore Enrico, il quale, nella Vita S. Henrici additamentum, in M. G. H., Scriptores, IV, Hannoverae 1941, p. 818, rimane per una notte intera nella sacra grotta ricevendo celeste visioni di angeli e cori. Intanto, alcuni anni prima, nel 1020, era stato al santuario garganico Nantero, abate di S. Michele di Verdun, la cui notizia è riportata in Chronicon S. Michaelis monasterii in pago Virdunensi, in M.G.H., Scriptores, IV, Hannoverae 1841, p. 82. Nel 1023 giunse sul Gargano un altro vescovo, di origine franca, “quidam reverendae vitae episcopus de Galliarum partibus”, in Leone Marsicano, Chronicon, MGH, Scriptores, VII, Hannoverae 1846, p. 664.

 

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