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Il paese di Nanà fra sogno e realtà.

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Il paese di Nanà fra sogno e realtà. L'ultimo romanzo di Pasquale Biscari.

La vena narrativa di Pasquale Biscari, nell’ultimo romanzo, Il paese di Nanà (Europa Edizioni, Roma 2016), si dipana attraverso uno stile che ha alla base una fluidità di rappresentatività scenica unica per l’aspetto fantastico del suo raccontare. Un raccontare attraverso immagini che hanno alla base forme inedite di sarcasmo e di satira, che unite alla realtà porta il lettore a immaginare una vita interiore dei suoi personaggi alquanto ricca di vissuto e di realtà ancora da vivere. In questo variopinto e nello stesso tempo complesso scenario il nostro Pasquale Biscari ci fa vivere il mondo immaginario e nello stesso realistico di un personaggio, chiamato Nanà, che fa il portiere di un condominio a Milano, in cui la vita dei suoi condomini fa da sfondo alla vita fantastica che ogni suo personaggio vorrebbe avere. Così attraverso un linguaggio alquanto scorrevole e nello stesso tempo complesso sul piano psicologico, Pasquale Biscari ci conduce nel mondo fantastico e irreale del nostro protagonista, che ricreare in se stesso il “paese” della meraviglia e dell’irrealtà. In altri termini “il paese di Nanà”, con le sue problematiche esistenziali, ma soprattutto con le sue emozioni relative a fatti e misfatti del presente. Anche se il tutto scorre in un passato immaginario, ma nello stesso tempo reale. È come far rivivere la sua anima, quell’anima che lo porta a ricordare la sua terra d’origine. Terra di migranti, di conquiste mai realizzate, di paesaggi incontaminati che solo il processo industriale ha distrutto e rovinato, con la sua sete di arricchimento e il desiderio egogentrico di sopraffare l’altro. Quindi un mondo reale, vissuto nel presente, ma irreale, in quanto collegato al suo passato, che diventa sempre più presente e nello stesso tempo si allontana, così come la vita si frantuma con gli anni che passano e che purtroppo portano solo guai e malanni.

Nel romanzo di Pasquale Biscari ritroviamo il racconto di un uomo, Nanà, che vive la realtà del suo presente alla vigilia dell’Expo di Milano, da cui riceve sensazioni legate alla modernità e quindi alla contemporaneità, anche se da essa vi si allontana, in quanto il suo mondo appartiene più che al presente al passato, con quei ricordi e desideri mai realizzati, ma che pur sempre sono vivi e chiusi in un suo mondo fantastico. Il tutto nell’ambito di una vita normale, che diventa tale attraverso il contatto con la gente del suo condominio, ma che diviene fantastica attraverso i suoi ricordi e i suoi desideri.

La capacità narrativa di Pasquale Biscari consiste nel descrive in maniera semplice, ma profonda, l’anima di una persona, con le sue antiche usanze e le sue tradizioni, che stanno alla base di un emigrante trasferitosi a Milano, ma con il cuore sempre vivo e palpitante verso la sua città e quindi le sue antiche origini e le sue tradizioni. Così in un misto di modernità e di tradizioni, il paese di Nanà, leggendo il romanzo di Pasquale Biscari, viene narrato in prima persona, e noi stessi ne diventiamo partecipi e nello stesso tempo spettatori. Purtroppo non vi è maggior dolore che nel vivere di ricordi e di memorie, che ne condizionano l’anima e la mente, tanto da produrre quello stato di sradicamento e di estraneità dalla vita reale. Così la mente di Nanà va alle sue fughe, reali e immaginarie, nei vicoli della sua città, dei rifugiati oltreoceano, dei sanguinarti combattimenti legati al suo popolo per riaffermare la propria indipendenza, al mondo dei corsari, ma anche al mondo dei pupi, all’usanza di costruire con le proprie mani il presepio, all’atmosfera familiare delle feste locali, al ricordo di incontri casuali ma indelebili, per la loro bellezza intrinseca e il fascino indimenticabile del sapore di altri tempi. Del resto ogni di noi è ciò che la cultura popolare dei primi anni ha infuso nella mente e nel cuore, per cui tutto viene rapportato al tempo dell’infanzia e della giovinezza, in cui nascono i primi amori e i primi desideri.

L’Autore ne rievoca non solo l’ambiente, ma soprattutto lo stato d’anima in maniera tale da farci rivivere quegli incontri e quelle dispute condotte con sagacia e ironia, miste a un po’ di nostalgia e a sofferenza dell’anima. Dispute storiche, che con gli anni diventano solo opinioni, da parte di chi le racconta, ma soprattutto da parte di chi le immagina. Un racconto che si svolge attraverso la rievocazione storica dei personaggi legati alla sua città, Napoli, dove ancora persiste la figura di Masaniello, dei corsari, della borghesia terriera, degli snob che sono il simbolo decadente della città per tutto l’Ottocento e il primo Novecento. Un mondo che ha influenzato per secoli la cultura meridionale, basata sulla discendenza araldica e sull’appartenenza famigliare. Del resto anche noi garganici siamo figli della cultura napoletana, e molti nostri conterranei hanno vissuto negli agi della borghesia napoletana. Due mondi separati, quello dei “cafoni” e quello dei “galantuomini”, in cui povertà e ricchezza erano considerate come una sorta di predestinazione. In questo senso “il passato non ci lascia mai”. Afferma Nanà: “Adesso, invece, che sono avanti nella vita, mi capita di vivere cose da ragazzi o comunque cose che non sono proprio del mio tempo. Non credo ci sia stata mai in vita mia una volta in cui abbia vissuto bene il mio presente. O meglio il presente l’ho vissuto, ma sempre o quasi da incosciente. È proprio vero che non c’è giovinezza inquinata da un incipiente fumo di vecchia e vecchiaia che non sia illusa da refoli di giovinezza…Ciò che sempre ha dominato in me è stato il desiderio irresistibile di vivere il dopo prima e viceversa…Quella impazienza di non saper attendere mai l’attimo, quel pensare sempre al poi o a quel che è stato già, e quell’accorgermi del giorno quando è già finito o della notte quando la luce l’ha già spogliata del fascino delle tenebre, mi ha stregato fin dall’inizio”. Il fascino di una vita vissuta nel presente, ma con il cuore legato al passato.

GIUSEPPE PIEMONTESE
Società di Storia Patria per la Puglia

 

                                                                              

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