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Poesie del prof. Giuseppe Piemontese

Published in Anima dei luoghi Written by  Febbraio 26 2018 font size decrease font size increase font size
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I

Ogni istante ti ricordi delle luci

della tua città. Un muro di cinta

circonda le gelide case di periferia.

La gente cammina fra i rumori

delle grondaie, ricurva sotto la tettoia del cielo.

I vetri diventano opachi,

quando la nebbia marina

serpeggia fra i colli solitari dei monti.

Solo ti ritrovi in mezzo alla gente

guardando il vento che striscia

fra i rami dei comignoli in attesa.

II

Nel mondo ognuno guarda

le facciate delle nuvole

randagie nel cielo delle città.

Divisi  da desideri e ansie

si cerca il volto sconosciuto della vita.

Il sole scioglie con i suoi raggi

le orme  sull’asfalto, mentre

serpeggiano fra i crocevia delle strade

i ciottoli ricomposti dal vento delle auto.

La natura si inebria

all’odore grigio del cemento.

III

Problemi eterni della vita,

come sorgenti di smeraldi,

di cui conosci solo il luccichio.

L’avventura dell’uomo è posta

davanti ad una muraglia di denaro

che  si sgretola appena allunghi la mano.

Nessuna morte giunge più infuocata

del desiderio di vivere      

IV

Un mare in crespa

                                   è la vita.

Un volo fra nuvole dense

terminanti in una perpetua

ansia di vivere.

Un desiderio di una gioia obliata.

Una ricerca di un perduto conforto.

V

Si crede nel domani,

come in un bicchiere di sale.

Colmo di acqua senza ossigeno

si intrecciano fili di pioggia

con la paura della morte,

mentre nel sole tramonta,

tra i fili della rugiada,

la stanca luna della notte.

Si cerca l’ultimo fruscio

della montagna che aspetta

immobile la pietra spaziale dei secoli.

VI

A tratti mi sorvoli

malinconica solitudine.

Spingi il mio cuore

Verso aridi deserti,

dove un grido sperduto

riempie la mia vita.

Nell’abisso infinito

c’è l’ansia di vivere.

VII

Ho battuto ad ogni porta

mendico di amore e di pietà.

Mi sono prostrato ai piedi del mondo,

odiando la violenza e la mia carne.

Arido di luce, ho provato

il dolore, la disperazione, l’essere offeso.

Piegato dalla fame ho ascoltato

il pianto della mia gente,

tra i ghetti delle metropoli.

Ho bevuto acqua inquinata,

zolfo di montaggio, gas di città.

Sono rimasto solo ad ascoltare

la voce della montagna.

VIII

Al vento ho spento

la memoria dei miei sogni.

Nella stanza senza luce

ritorno con la mente

fra le strade dei miei monti.

Da qui mi protendo

verso la radice del cielo.

IX

Trasparenze di cieli,

tra muriccioli sottili

di onde di mare,

costeggiano le rive

nell’ora del tramonto.

L’orizzonte lambisce

la volta del cielo,

invisibile come la nebbia del mare.

Una nave lontano

aspetta che sciolgano

dal molo gli ormeggi.

Un gabbiano bianco come la notte

alza lo sguardo fra le ninfee solitarie.

Tra le onde spuntano

ramoscelli di clematide.

Un tremolio leggero

annunzia ai naviganti

il sorgere del sole.

X

Sono tornato fra gli alberi

della mia città, assetati di sole,

all’alba fumogena delle prime luci,

al mare ricurvo delle prime barche,

alle mie montagne

spioventi sul golfo.

Ho sofferto il dolore

dell’albero spezzato dal fulmine,

fra i canaloni contortidella tempesta.

Ho ripercorso le lunghe notti,

dal vento senza sibilo,

dalla pioggia gocciolante

fra la polvere arida del mio volto.

Ho rivisto, ancora una volta,

nel fuoco della morte,

i mille volti del dolore.

XI

Sanno di ramarro

queste poche gocce di mare.

Fra le rive di giunchiglie

ho ritrovato balestre di carne

in ascolto del silenzio.

Un tempo mi abbandonavo

al ritmo del loro suono,

al richiamo delle onde

tra lacustri di velieri.

Con mani di conchiglie

indovinavo le stagioni delle parole,

fra i lidi ardenti del mio rifugio.

Unica era la speranza, rapita

dal vento della brughiera.

In un fiume di pietà

si sbriciola la vita

come pietra sotterranea.

XII

Si rinnova ogni giorno la vita

fra le macerie della mia terra.

Alla sua luce  mi sono destato

quando il vento era arido di pioggia.

Nuda carne marina.

Al silenzio dei miei monti

ho riempito la mia vita di sogni.

Talvolta ritorno con le parole

ai bianchi uliveti dai rami contorti,

al mandorlo aspro di resina,

al verde ramarro dai prati di cicale.

Disarmonia di vita,

tra questo vento senza sole.

Lontano dalla mia terra

ho ritmato la mia esistenza

al canto dei ricordi.

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Fototeca a cura di Arcangelo Palumbo

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