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ACCADDE 31 ANNI FA

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24 MAGGIO 1987: GIOVANNI PAOLO II PELLEGRINO AL SANTUARIO GARGANICO

Sarebbe stata una normale ed uggiosa domenica, quella del 1° febbraio 1987, se non fosse stata caratterizzata dall’annuncio festoso, fatto all’inizio di ogni messa in tutte le chiese di Monte Sant’Angelo, della conferma ufficiale del pellegrinaggio di Papa Giovanni Paolo II al Santuario Micaelico nel corso del viaggio pastorale in Capitanata, programmato per il mese di maggio di quello stesso anno.

La notizia era circolata, seppure in forma di indiscrezione, già alcuni giorni prima, in quanto, nel corso di un’udienza tenutasi il 14 gennaio, il Sostituto della Segreteria di Stato Vaticana, Mons. Martinez-Somalo, aveva comunicato all’Arcivescovo di Manfredonia Valentino Vailati, di felice memoria, la “personale decisione del Papa di venire pellegrino di fede e di preghiera presso la Grotta dell’Arcangelo, verso cui nutre speciale devozione”.

Non era la prima volta che Karol Wojtyla veniva pellegrino al Santuario di S. Michele.
Egli venne la prima volta da sacerdote nel 1947 durante le vacanze pasquali quando frequentava il suo primo anno di studi all’Angelicum di Roma e ritornò, la seconda volta, da cardinale il 2 novembre 1974.

Questo terzo pellegrinaggio, da Papa, sarebbe stato un vero e proprio avvenimento storico da annotare negli annali della nostra città, inserendo il nome di Giovanni Paolo II nel nutrito elenco di Pontefici in visita alla Grotta di S. Michele e interrompendo un periodo di 700 anni di assenza di un papa pellegrino sul Monte Gargano.

Cominciarono mesi di trepida attesa e di febbrili preparativi. Purtroppo il viaggio papale che, nelle intenzioni iniziali doveva interessare solo i Santuari di San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo e Foggia (Iconavetere), fu esteso successivamente anche ad altri centri solo per “accontentare arcivescovi e monsignori vari, anziché realizzare i desideri del santo Padre” (il virgolettato è dell’allora Priore della Basilica, il compianto P. Filippo De Michele).

La visita a Monte Sant’Angelo fu quindi programmata, come iniziale tappa giornaliera della durata di due ore circa, per la prima mattinata di domenica 24 maggio.

C’era il sole quella mattina e si preannunciava una bella giornata primaverile. Durante tutta la notte squadre di operai avevano installato le transenne lungo tutto il percorso e montato il palco in Piazza Vischi.

La città si alzò in un tripudio di bandiere tricolori e bianco-gialle. Tutti i balconi del corso erano parati a festa con coperte colorate.

Fin dalle prime ore della mattina, migliaia di pellegrini e di montanari si riversarono lungo tutto il percorso per attendere il passaggio del Papa, per vederlo, applaudirlo e ricevere la sua benedizione.

Una silenzio surreale regnava sulla città, quando all’improvviso squillarono a festa le campane della Campanile della Basilica, seguite da quelle dei campanili di tutte le chiese montanare.
Era giunta in Piazza Carlo d’Angiò, proveniente da San Giovanni Rotondo, l’auto pontificia SCV1, detta anche “papamobile”, con a bordo il Pontefice accompagnato dall’arcivescovo Vailati.

La “papamobile” con l’illustre ospite attraversò, tra due ali di folla festosa, via Reale Basilica, corso Vittorio Emanuele, via Tancredi, via Bonghi per arrivare in una piazza Vischi (oggi piazza Giovanni Paolo II) gremita da migliaia di persone in festa.

Il Papa salì sul palco che era stato montato la sera prima e, dopo i saluti da parte dell’Arcivescovo di Manfredonia, pronunciò il suo discorso: - “Carissimi Fratelli e Sorelle, sono lieto di trovarmi in mezzo a voi all’ombra di questo Santuario di san Michele Arcangelo…” .

Le parole del Papa risuonarono non solo nella piazza, ma in tutta la città grazie al collegamento radiofonico in diretta trasmesso dalla locale emittente Radio International (radio Monte).

Lasciata piazza Vischi, il Papa risalì in macchina e arrivò al Santuario dove fu accolto da Mons. Magrassi, arcivescovo di Bari, dall’Abate di Montevergine, P. Tommaso Gubitosa, e dai Padri Benedettini, allora custodi della Basilica.

Sceso nella Grotta, Giovanni Paolo II si raccolse in preghiera innanzi all’altare del SS. Sacramento. Poi recatosi davanti all’altare di S. Michele, con voce ferma, recitò la preghiera all’Arcangelo ed accese la lampada votiva in bronzo dorato, realizzata per l’occasione dallo scultore montanaro Michele Tiquino e donata dal Comune di Monte Sant’Angelo.

A ricordo del suo pellegrinaggio, il Papa donò un calice finemente lavorato a sbalzo ed una pianeta ricamata.

Al termine del cerimoniale, il Pontefice si diresse verso il campo sportivo (ora parcheggio zona castello) dove un elicottero lo avrebbe portato a Manfredonia, tappa successiva del suo viaggio in Capitanata.

Mentre era in volo, il Papa si rivolse al nostro Arcivescovo e gli disse: “Questo Santuario è molto suggestivo; mi ha sempre fatto una grande impressione. Porto nel cuore un bel ricordo”.

Michele Picaro

https://www.youtube.com/watch?v=YwnZXSidt98

(La presente nota è stata pubblicata dal sottoscritto il 24 maggio 2015 nella rubrica "Pillole di storia Patria" del gruppo "Sei di Monte se...")

 

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