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Chi limita la libera informazione è feccia, specie se minaccia di morte Featured

Cronaca Written by  Venerdì, 03 Novembre 2017 12:57 font size decrease font size increase font size
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[Scriviamo facendo appello all’art. 18, all’art. 21 e all’art. 28 della Costituzione della Repubblica Italiana]

È un atto infame quello che una persona possa compiere intimidendone un’altra.

L’informazione va data, va fatta rispettando tutte le regole legali e deontologiche, evitando immagini efferate e che possano ledere l’immagine altrui e particolarmente lo stato d’animo di persone suscettibili. Pubblicare, con il dovuto filtro, un video dove si vede chiaramente un delitto, anzi due, è un’azione coraggiosa. Noi siamo consapevoli che per la famiglia delle vittime rivivere quei momenti osservando la clip è un atto struggente, che fa soffrire. Ma siamo anche consapevoli che l’informazione deve guardare oltre certi schemi, naturalmente omettendo volti e figure di chi ha subito il crimine e mettendo in chiaro chi lo ha svolto. La gente deve sapere con chi ha a che fare, con chi delinque. E i media hanno il dovere di farlo se vogliono rispettare in pieno la loro funzione pubblica e sociale. Ciò è stato fatto. Ma a qualcuno non è piaciuto, rispondendo con la forza, non con un’opinione. Quel qualcuno ha intimidito il giornalista, l’ha minacciato di morte.

Noi dell’Associazione Antiracket Capitano Ultimo, come altri che hanno avuto il video dell’esecuzione di Nicola Salvatore di 56 anni detto “Nicolino dieci e dieci”, e di sua moglie Isabella Rotondo, abbiamo scelto di pubblicare quel momento. Un duplice omicidio per opera di sicari avvenuto a San Severo, in provincia di Foggia, il 25 maggio 2017, nella loro profumeria, che hanno colpito l’uomo al capo, sfigurandogli il volto, mentre la moglie è stata colpita torace, uccidendoli.

Abbiamo il video in chiaro e lo abbiamo pubblicato oscurando in parte la parte lesa. Ed anche noi, come gli altri di cui prima, abbiamo ricevuto l’informazione che chi non ha gradito la messa in onda di quella clip, dell’impianto di videosorveglianza dell’esercizio commerciale dove si è consumata l’esecuzione, era meglio omettere tal visione. Sia chiaro, a noi è arrivato solo l’invito di evitare la pubblicazione per dovuta cautela di probabili minacce da chi ci ha fornito il video, un nostro informatore di cui manteniamo il massimo riserbo e mai diremo a nessuno chi è. Ma abbiamo scelto di pubblicare, consapevoli di probabili minacce, che non ci spaventano. Non abbiamo paura di chi con la violenza, qualunque essa sia, vuole imporre il suo status, la sua legge, la sua volontà criminale.

Siamo un’associazione che denuncia soprusi, abusi, atti criminali, collaboriamo con le Forze dell’ordine, aiutiamo chi ce lo chiede e ci costituiamo parte civile in processi di mafia, criminalità organizzata, racket e tutto ciò che lede la società civile. Proprio in questo periodo siamo molto attivi nel casertano dove grazie alla nostra azione sono stati arrestati noti pregiudicati, poiché non ci riserviamo nel denunciare i crimini soprattutto di criminalità organizzata. Pertanto, siamo vicini a chi ha subito le minacce di morte e siamo a completa disposizione per supportarlo, come lo siamo per gli inquirenti se dovessimo venir a conoscenza di dettagli per loro preziosi. Siamo fiduciosi nell’azione delle Forze dell’ordine che riusciranno a consegnare alle Patrie Galere questa feccia di persone che limitano la libera informazione e soprattutto commettono omicidi.

 

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