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Bagattelle a la gare du nord...

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- Le Reverber! le Reverber! Bimensuel de la precaritè ! Putain de Mort! - grida ai viaggiatori un pallido giovanotto che stringe sotto il braccio il pacco dei giornali.

Gira sui marciapiedi della Gare Du Nord a Parigi e vende i giornali a dieci franchi la copia. Ci penso un po'... - Una copia, per favore… - gli chiedo mentre mi sta passando accanto.

- Ah ! lei italiano, monsieur ? Pregò dix franc ! - risponde porgendomi il giornale.

Non capisco perché mi domanda se sono italiano, ma resto incuriosito dall’intestazione del piccolo giornale che s’intitola Le Riverber, dove si parla un po' di tutto e ci si picca di essere un quindicinale della precarietà, non sovvenzionato, non engagé, come dicono loro, con un titolo a dir poco impressionante: Puttana di Morte!

Già, dico a me stesso, due gran brutte laide la precarietà e la morte... Due sorellastre che menano la danza nei teatri della disperazione; pare che il genere umano non possa fare proprio a meno delle loro cortesie. Continuo a leggere uno dopo l’altro i titoli e mi soffermo su qualche corsivo rimarcato in grassetto. Provo un certo interesse per gli argomenti e me ne convinco sempre più mentre vado avanti nelle pagine. C’è da credere che ce ne sia tanta di precarietà anche qui in Francia... e molto più di quello che si vede. Si sa, la rogna dovunque la si tiene ben nascosta...

La calura di quest’agosto la ricorderò... una sauna per le strade e le piazze della città: otto giorni a girare, girare... solo nei bassi della mètro e nella camera climatizzata dell’ hotel un po’ di sollievo. La portiera è una nord africana con un sorriso simpatico; ha i denti come avorio e due occhi sfavillanti che parlano da soli. Si è scusata per il caldo a nome della Grandeur e mi ha giurato che ad Algeri in questa stagione si suda meno che a Parigi.

Così col giornale tra le mani cerco di capire bene un titolo che mi prende l’attenzione e mi metto comodo a un tavolo della vicina brasserie. Le valigie sono sul pavé dello spiazzo centrale, di lato all’ingresso principale della Gare Du Nord... un’occhiata di tanto in tanto… ce n’è di bricconi in giro anche qui.

Tu guarda! Non esiste pubblicità su questo giornale, neppure quella spicciola; davvero non sono sponsorizzati questi qua. Dati i tempi, sembra che vivano su un altro pianeta, e quanto ad argomenti mica scherzano... Si può mica scherzare quando si parla di precarietà, di morte o di povertà! Il treno ch’è partito si è portato via un bel po’ di gente dal piazzale. Mentre continuo a sfogliare le pagine del le Reverber avverto persino delle pause di silenzio che, dato il luogo, mi stupiscono. Ah! Ecco, torna lo strillone. Ha l’aria di uno che vuol attaccar discorso e, stranamente, si ferma a due passi dal mio tavolino.

- Insomma - osservo a fil di voce - questo è davvero un giornale diverso… non c’è niente sulla moda, né sulla borsa, né su finanza e affari. Le diete, la cucina, gli spettacoli e la cronaca mondana non esistono... neppure la politica o i consigli per la famiglia vacanziera li ho visti... Niente pubblicità… solo precarietà, inganni, emarginazione e morte... interessante! - Mi accorgo che il giovane strillone mi ha ascoltato.

- E’ così, monsieur ! - mormora, mentre mi guarda di sottecchi.

E’ sulla trentina, ha gli occhi chiari, il viso scarno e in testa un berretto di tela traforata alla foggia parigina che lascia fuori ciocche di capelli biondi. Sembra in gamba il giovanotto, ha un piglio deciso e mi assicura che è proprio così che stampano il giornale.

- Noi non siamo nelle edicole - soggiunge con tono suadente – i padroni di quei vespasiani della carta stampata ci spegnerebbero tra due dita come una candela. Vendiamo le copie in strada, testa a testa, porta a porta... vendita diretta. La precarietà è anche questo, monsieur; specie quando un giornale parla della marginalità e della mala morte… E poi, lei lo sa cos’è la pubblicità? - mi domanda senza manifestare la minima voglia di aspettare una risposta - una montagna di menzogne e di inganni… pastette... belle, calde, scodellate e mangiate... Quei signori che adorano la reclame bruciano i denari, monsieur, succhiano le cervella ai miserabili che vengono beffati... Compra, consuma… una la formula magica infallibile per avere intorno gente sempre più schiava... Non è d’accordo, monsieur, che la reclame inganna? Che è una cosa schifa come la precarietà e la mala morte ? -

Non mi sento di commentare le sue parole, forse non ho neppure una risposta pronta; comunque non ho voglia di affrontare certi argomenti in una stazione. Intanto i tabelloni elettronici cinguettano, aggiornano gli orari annunciando, senza interruzione, i treni puntualissimi. Mi domando il perché di tanta nostalgia che mi danno i treni. Non so se esagero, ma mi mettono addosso uno strano sentimento diviso tra l’ansia del presente e la nostalgia dei ricordi. Tutti riescono a portarseli, nei loro lunghi e segmentati ventri: ricchi, poveri, furbi, semplici, illusi e disillusi... Tutti corriamo alla ricerca di qualcosa che crediamo di trovare altrove e, comunque, in un posto lontano da dove ci si trova... E’ sempre altrove quello che non si ha... E chissà per quale ragione quasi sempre finiamo per passare la vita a fare cose che non vogliamo e a non fare quasi mai ciò che vogliamo.

Adesso che lo strillone si è di nuovo allontanato per vendere i giornali ai passeggeri, ne ho di tempo per abbozzare una risposta. Ma ecco che il piazzale bolle di nuovo, è un via vai continuo di passeggeri e di bagagli ammucchiati sui carrelli. I facchini berciano da matti e nella confusione si affannano a sistemare in fretta le valigie sulle carrozze cigolanti. Appena i treni arrivano, dopo un po’ sono già in movimento... una fretta irrefrenabile.

Lo so, quella che mi sta prendendo è la solita malinconia... Mi succede sempre così al momento del distacco. In fondo le stazioni sono tutte uguali, si provano sempre le stesse emozioni.

Ah! Ecco lo strillone che ritorna... gli devo una risposta; ma quella che intendo dargli è solo un opinione, soffice, su quel suo modo di andare contro.

- E’ duro risalire contro corrente la Senna... - faccio con tono confidenziale al giovanotto - vi capisco bene... - continuo a dire, convinto come sono, che gli è già chiaro a sufficienza il senso allusivo delle mie parole - qualcuno bisogna pure che, in un modo o nell’altro, le racconti le cose brutte alla gente... specie quando non vuole sentirsele dire certe verità!

- Si , monsieur, è così, bravò ! E non solo la Senna è dura da risalire... sapesse com’è difficile parlare di inganni, di precarietà e di morte alla gente ammodo, quella ad esempio, che i progressi della medicina hanno abituato a vedere la guarigione dalla malattia come un dovuto, come il pegno del’immortalità… La realtà è tutt’altra cosa, anche se da molto tempo ci hanno indotto a credere ai miraggi dell’eterna giovinezza e della bellezza… Lei non immagina neppure com’è difficile parlare alla gente della morte... della mala morte... dei morenti incurabili al termine del loro viaggio, specie quando diventano prede di un cancro, o di un dolore invincibile... Nel migliore dei casi siamo considerati degli odiosi mena grami… Mi creda, quei malati percepiscono la morte come il fallimento di un’intera vita, una ladra che ti ruba la dignità… Una Medicina super tecnologica come la nostra, monsieur, è lontana dall’uomo... Ha difficoltà a parlare ai malati... e non lo fa neppure coi morenti incurabili, col loro dolore e coi loro problemi... Non è meglio aiutarli a morire bene, quando sono condannati a vivere male ? Sono uomini in attesa. Aspettano la putain de mort... l’invincibile dea bifronte che mostra la sua faccia buona quando ci raggiunge con la celerità di un fulmine e quella ripugnante quando arriva con la lentezza di un carnefice… Ma è difficile dirlo a certa gente, monsieur; non ti stanno a sentire… ti rispondono che sono le istituzioni che devono occuparsene... E se quelle non lo fanno ? -

Devo ammettere che resto frastornato dall’attualità di tali argomentazioni. Anche dalle nostre parti se ne parla poco. A volte da noi son bestemmie, scomode verità queste che il ragazzo mi spiattella. Per giunta anch’io, preso come sono dalla sua verve, adesso ho voglia di parlarne… si muore molto di cancro e di dolore.

E’un’idea che quante volte la rigurgito, altrettante mi ferisce con le spine che mi pianta nella carne; spine acuminate, spesso intinte nel curaro dell’indifferenza o del pregiudizio.

Ne ho vista di gente impazzire quando lei, la Putain, arriva troppo lenta... E’ crudele la sua lentezza... è faticoso stare lì ad aspettare quella cinica falciatrice che giunge solo quando vuole lei. Ha la pazienza insana di una tormentatrice… si diverte a indugiare oltre ogni limite prima che l’angoscia si trasformi in quiete e l’agonia in sonno eterno.

Guarda un po’ il caso dove ti può portare... in una stazione a discutere di morte!

Ma si ! In fondo è una cosa che riguarda tutti… ovunque se ne parla, gli uomini sono tali ovunque.

Lei non guarda in faccia a nessuno: italiano, francese o americano, può essere puttana con chiunque ! Piuttosto quello che mi sorprende è che a parlarmi di questo bel tabù sia un giovanotto, un imberbe giovanotto biondo, sul pavé di una stazione, mentre la Medicina, forse, non lo fa come dovrebbe neppure nei suoi luoghi sacri.

- Tu guarda questo studentino ! - Gli dico, mentre lui mi guarda silenzioso e fuma la sua sigaretta. Ha gli occhi che mi sfidano e tanta voglia di parlare... ora anch’io ne ho. Ho motivo di credere che è bene indottrinato il paperino... adesso però mi sentirà!

- Sparate a zero voialtri eh ? Ci date dentro ! - gli faccio - qui si va a scomodare la morale, l’etica, la religione, ragazzo mio ! Sono cose grandi come cattedrali... roba da filosofi, scienziati, decisioni sulle quali si pronunciano solo menti formidabili... Noi altri possiamo parlarne per secoli, ma senza motivi forti, i grandi non si muovono! -

Mi guarda il parigino, la mia foga non lo sorprende; anzi, l’ha ringalluzzito... ha lo sguardo saettante.

- Vuoi vedere ch’è sincero - mi chiedo - e crede davvero a quel che dice, quasi come uno che ha vissuto un dramma sulla propria pelle ? - Pare voglia metterci del tempo a rispondermi, ma dopo un po’, eccolo che arriva.

- E’ vero ! - I grandi sono lontani dalla marginalità, forse anche dalla cattiva morte. Purtroppo sono i piccoli che puzzano di morte già da vivi! Glielo dico io, monsieur, che ci sto vicino a questi condannati. E’ tutta gente che si dimena tra una Medicina troppo pietosa che, a volte, si accanisce a curarli, come a voler nascondere a se stessa l’incertezza delle cure, e un’altra, troppo esclusiva, che li marginalizza. Considera questi uomini noiosi, difficili, di fronte ai quali bisogna continuare a fingere, a giocare a nascondino. Questi sfortunati sono condannati a morire molte volte al termine della loro vita... e morire, monsieur, è già un lavoro molto difficile quando lo si fa una sola volta.

Noi che li assistiamo, andiamo alla Mairie a denunciarne la morte quando si ferma il cuore; ma essi muoiono già molto tempo prima, molte volte... E’ il dolore che li uccide, ogni giorno, per giorni e giorni, prima della fine…

- Eppure se ne parla… - gli rispondo senza alcuno indugio - Medici, filosofi, politici e prelati ne discutono, si contrastano, si azzuffano... anche se è vero che, poi, tutto resta come prima… i medici continuano a dividersi tra il tabù della morfina e le cure prolungate, i filosofi a lambiccarsi su etica e morale, e i politici a mettere su un sistema furbo per accontentare tutti… E’ il clero che il problema l’ha già risolto: Chi va contro la vita, va contro Dio! -

- Ah, monsieur, il clero, giusto! E’ un capolavoro. Quello sì che in Italia mette i piombi alle vostre idee... Arrivate tardi, troppo tardi, agli appuntamenti con la Storia… anche quando il dolore priva un uomo della dignità ! -

Mica mi piace tanto questa cosa… non la mando giù… questa sua aria da giacobino m’indispone.

- Mon ami - continua, forse, nella speranza di addolcire un po’ la pillola, ma senza l’intenzione di demordere - in Francia un affare come Mani Pulite accadde quando facevamo pulizia con la ghigliottina… in Italia duecento anni dopo!

- Ah, perbacco! me le tira addosso le sue verità... sul muso me le sbatte, l’indottrinato.

Sono molto risentito e resto a pensarci su per un momento. Ma intanto un’altra voce, in italiano perfetto, interrompe il nostro dialogo; mi dà la sensazione di provenire da qualcuno poco distante.

- Sono bagattelle queste, sciocchezze da poco... voi v’ingannate!- dice, infatti, con tono autorevole la voce che ci arriva alle spalle - Si, è vero che in Francia chi tolse al popolo fu giustiziato in piazza duecento anni fa, ma s’è risolto niente ? Vi spiegate perché anche qui a Parigi, dopo quello ch’è successo duecento anni fa ci sono miserabili sempre più miserabili e potenti sempre più potenti ? Di piombo, poi, non ne parliamo proprio... L’Europa intera è piena di Vandee e di altri vostri piombi ... -

E’ la voce sdegnata, sprizzante patriottismo, di un tale che già da un pezzo sta ad ascoltare i nostri bei discorsi. Ha l’aria austera e ostenta un portamento focoso, nonostante i capelli nevati. Torna in Italia insieme alla sua signora. Lei gli sta incollata… gli si stringe… ha lunghe mani, pallidissime, con unghie color sangue.

A modo suo, il distinto signore s’impegna in una difesa strenua dell’onore della patria italica e del suo popolo offesi dal giacobino. Ne ha per lui e anche per me... A suo dire, la mia linea è debole... il francesino, insomma, me le sta suonando.

L’attempato italiano torna a incalzare… accusa il parigino che in Francia ce ne sono fin troppe di idee libertine e libertarie… - E’ l’ordine che manca... di quello si che ce ne vorrebbe anche in Italia! - sentenzia alla fine del discorso con sguardo ieratico. Noi lo stiamo ad ascoltare per la simpatia che suscita.

- E ricordi lei - mi ammonisce - in ogni caso la morte va disprezzata ! -

E’ convinto di ciò che afferma. Anche la consorte, alle parole del suo uomo, mostra un viso che sprizza soddisfazione… un maschera simpatica è tutto ciò che resta di una beltà ormai appassita.

- Alberto... Alberto… - gli sussurra con estatica devozione – caro… il nostro treno al binario dodici è stato già annunciato, conviene muoverci... – Poi saluta con un sorriso che sembra ritrovare tra i ricordi di gioventù.

- Bene ! - aggiunge il veterano - il facchino è qui... molto bene! - Anche l’uomo ci saluta e, nel porgere il braccio alla sua signora, ci onora con un sonoro scatto di tacchi..

Il portatore di bagagli ha assistito alla scena del veterano, ma senza tradire la minima emozione. Chissà quanti discorsi, a dir poco strani, sono scivolati sulle sue spalle... Quante parole nelle lingue più incomprensibili sono state mormorate lungo i binari della Gare Du Nord… Quel lavoro umile in tanti anni gli ha insegnato tutto ciò che serve al suo vivere: il silenzio riverente prima di una buona mancia.

Tra me e il parigino, intanto, sguardi di stupore e sorrisi appena abbozzati… entrambi auguriamo agli anziani signori un felice ritorno in patria.

- Monsieur ! - sbotta lo strillone subito dopo che i due passeggeri sono andati via: - Non c’è che dire: ecco un bell’esempio di uomo idealizzato! -

- Cosa ? - gli domando.

- Idealizzato o idealista… non so bene come dite voi... cioè... ad esempio, un uomo che può trovare una ragione per vivere e una per morire nel servire un re, una patria, una idea. Avere qualcosa da difendere per gli idealisti è un buon motivo per vivere e per morire... muoiono di buon grado per un ideale e non accettano mai una morte banale... -

- E tu ? - gli chiedo - tu come vorresti che arrivasse per te stesso la morte, tu che ancora così giovane dici di combattere la cattiva morte ? -

Ci pensa un po’ il parigino. Mi guarda fisso con due occhi che mi feriscono da sotto la falda del berretto.

- Monsieur, semplicemente spero di non avere mai a che fare con una putain de mort... di essere così fortunato in questo mio passaggio da non fare nemmeno un minuto di anticamera… Se il suo sonnifero agirà presto, lei potrebbe essere per me anche un’avventura buona; ma se così non fosse, sarei io a cercare lei ! -

Sono parole audaci quelle del parigino. Forse fin troppo disinvolte, troppo pervase da un’idea di lontananza dalla fine per essere sincere. Combatte la mala morte il parigino; ma è ancora giovane e l’idea della fine non è ancora in cima ai suoi pensieri. Ne sono certo.

Per quanto riguarda me, non so... Conosco dei versi molto intensi, dedicati alle donne di alcuni villaggi africani sub-sahariani; queste donne consolano i malati terminali accogliendoli tra le loro gambe, quasi a farli fare un viaggio a ritroso iniziato al momento della nascita: - Le sue ginocchia brune / due colonne d’Ercole / al mio passaggio / e il suo pianto/ fuoco e dolore / in quel primo viaggio / Fame e sete lei / lei paura e gioia / giorno e notte lei / fino a che non nacquero / i pensieri miei / Amore mai più’dolce / e dolore mai più’ amaro nutre / il seno di una donna / Ora ch’è finito il giorno / mi resta la fortuna / di tornare assorto / ancora in quella cruna… -

Forse dovremmo imitare quei non civili, nell’affrontare la mala morte. Permettere anche noi ai morenti disperati una consolatio, oppure semplicemente risparmiare loro cure pervicaci. Magari senza negare, con ipocrisia, un nepente misericordioso quando viene a lungo implorato.

Se mi dovesse cogliere la cattiva morte, amico mio - dico al parigino - forse vorrei finirla come loro… accolto da un corpo compassionevole. -

Il parigino ascolta sorpreso… mi guarda con due occhi umidi. Forse il mio, come anche il suo, è solo un parlare visionario di fronte a cose grandi come la precarietà e il dolore umano…

Restiamo per un po’così, assorti, mentre i treni continuano a fuggire.

Sembrano enormi squali… ingurgitano e rigurgitano esseri umani. Folle vocianti si fanno inghiottire... spariscono all’improvviso nell’inarrestabile via vai delle locomotive tra sibili assillanti, come richiami ancestrali, misteriosi, pieni di angoscia. Ormai alla Gare Du Nord il crepuscolo cede il passo alla sera.

Si accendono anche le luci della brasserie. Più in là, in alto, i tabelloni delle reclame, giganteschi, luminosi, come dei piccoli astri nascenti, fanno piovere la loro luce sul piazzale. Per incanto, le panche, le vetrine e gli occhi dei viaggiatori che mi passano vicino si colorano di tenui riflessi… un romantico acquerello.

Su uno di quei piccoli astri animato da immagini cangianti, ogni dieci secondi compare sullo sfondo luminoso, una sinuosa figura di donna. In primo piano campeggia il suo bel derrière grazioso, nudo, impertinente. Lo sporge, tale da dar ragione, al titolo malizioso che riluce sulla piccola scena: Le Souris Verticale… Si, il suo è un sorriso verticale, più che mai sensuale, ammaliatore. Malizioso come lo può essere a Parigi il modo piuttosto originale di chiamare quei pregiati glutei luminosi che si portano via un po’ delle nostre ansie… In molti alla Gare Du Nord, come in una suggestione collettiva, siamo catturati dalla malia di quella nudità... anche il parigino.

- Sarà anche la vetrina dell’inganno la reclame - gli dico - ma, a volte, anche cose così riescono a darci un po’ di quiete… -

- Ma sì, monsieur, in fondo, ciò che ci consola è la bellezza, l’amore… -

C’è sempre qualcosa di cui ricredersi... E’ così che s’impara un poco alla volta a dare un senso a domande come il dolore, la precarietà e la morte che prima o poi si presentano.

Tutti i pensieri portano lì... E’ lei che trionfa quando la lotta finisce. C’è solo da sperare che tutto si compia per tutti senza dolore. Sono certo fosse questo il desiderio dell’Eterno… e credo sia questo il dono che l’uomo si è giocato con il suo peccato...

Di quel paradiso perduto sarei curioso di sapere che ne pensa il parigino del le Reverber; ma non c’è tempo, il mio treno sta partendo. Mi fa delle grandi sventolate augurali col berretto e corre incontro ai nuovi viaggiatori per vendere i giornali.

Continuo a guardarlo da lontano mentre svirgola come un gatto tra i passeggeri. Ha una gran fretta di vendere i giornali ogni volta che arriva un treno… e discutere con qualcuno su certe bagattelle... Lo vedo da come abbozza i suoi gesti di cortesia quando mette una copia del giornale nelle mani di un tizio in cambio di dieci franchi.

 

                                                              

Last modified on Giovedì, 27 Aprile 2017 18:00

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