| ph. Lukas Medvedevas da Pexels |
Sarà un ciclo di incontri per imparare a riconoscere gli altri mondi in cui già viviamo. E per aprirne nuovi.
Da sempre forti della convinzione che la Grecia ci abbia insegnato la democrazia, è inevitabile che essa segni per noi, i privilegiati abitanti delle democrazie, i confini dell’Occidente, almeno da un punto di vista culturale. Ma quale Grecia? Quella che fu, e che fu per un limitatissimo periodo storico? La stessa che ci ha appreso cosa significhi l’imperialismo con il terribile episodio dei Meli?
Gli incontri si svolgeranno presso l’Arci Nuova Gestione APS, via Sant’Oronzo, 5 a Monte Sant’Angelo. Si inizia venerdì 15 maggio 2026, a partire dalle ore 19:00, con “La Grecia non segna i confini dell’Occidente”.
Oggi non è da quella costruzione che dobbiamo lasciarci ispirare, ma da tutta la storia della Grecia, che è principalmente una storia di confini mancati, indefinibili. Questo lo testimonia la canzone rebetika, forse l’espressione più identitaria della Grecia contemporanea, quella Grecia misconosciuta e che pure profuma di esempi di libertà degni di scalzare miti storici come Pericle o Leonida. Veri miti di un mondo che aspira ad essere libero, anzi si dice libero, dovrebbero essere Panagulis o Seferis, ma forse è ancora troppo presto, perché in fondo i colonnelli li volevamo anche noi, come ci ricorda Monicelli. E poi, dai, la Grecia contemporanea è la patria di un popolo di spreconi, cui non vogliamo certo somigliare. E allora, se la Grecia non segna più i confini dell’Occidente, è l’Occidente a non esistere. Dalle ceneri delle nostre convinzioni, dal nostro grande rifiuto, possiamo finalmente iniziare ad imparare cosa significa essere liberi.