“Due tribunali, un’unica verità”. Nota del Presidente ALPAA PUGLIA, Antonio Macchia.
«La decisione del Tribunale di Trani, che arriva dopo quella già assunta dal Tribunale di Brindisi, segna un punto di non ritorno: due giudici, in due territori diversi, hanno ritenuto necessario sospendere il procedimento e rimettere l’Art. 18 alla Corte costituzionale.
Quando questo accade, non è un dettaglio tecnico: è la prova che la linea del governo sulla canapa industriale è una scelta miope, ideologica e pericolosa. Una scelta che sta colpendo una filiera produttiva che crea lavoro, reddito e legalità, soprattutto per piccoli produttori, microimprese e giovani.
La canapa industriale non è un settore grigio né un terreno opaco. È una filiera agricola e commerciale tracciata, sostenibile, costruita nel rispetto della legge 242/2016. È un pezzo di economia reale che ha portato innovazione, presidio di legalità e nuove opportunità nei territori. Eppure è stata trasformata in un bersaglio politico, colpita senza alcuna valutazione sugli effetti concreti, sacrificata per alimentare una narrazione ideologica che non distingue, non ascolta e non guarda ai fatti.
Le conseguenze sono già evidenti: sequestri senza fondamento, blocchi bancari, contratti sospesi, danni economici e di reputazione. Tutto questo mentre le aziende operano nella piena legalità. È questo che i tribunali hanno colto: non si può mettere in ginocchio un comparto produttivo senza verificare la coerenza costituzionale della norma che lo colpisce. E se due tribunali diversi arrivano alla stessa conclusione, significa che il problema non è locale: è nazionale, ed è politico.
L’ordinanza di Trani ha un peso enorme perché fotografa la filiera nella sua interezza: non solo la coltivazione, ma la trasformazione, la distribuzione, i negozi, i lavoratori, gli investimenti. Una coltura senza mercato è una coltura morta. E quando si colpisce il mercato, si colpisce direttamente la produzione agricola. È esattamente ciò che l’Art. 18 sta facendo: sta cancellando una filiera che produce lavoro vero, non slogan.
La rimessione alla Corte costituzionale apre una crepa profonda nella narrazione del governo. Significa che la propaganda si ferma e parla il diritto. Significa che un giudice riconosce che una norma così invasiva e sproporzionata merita un controllo rigoroso. E significa che chi ha scelto di colpire la canapa industriale dovrà ora spiegare perché ha messo a rischio aziende agricole, microimprese, famiglie e territori.
ALPAA lo dice da tempo senza esitazioni: questa non è una battaglia di settore, è una questione di giustizia. La canapa industriale è una risorsa dei territori, non un bersaglio politico. E quando una scelta ideologica mette a rischio il lavoro dei piccoli produttori, non è un errore: è una responsabilità.
Noi continueremo a denunciarla e a difendere chi lavora, con la forza dei fatti e dei diritti».