Il Presidente Aldo Moro
È ben definire il nome della città della Crimea per non alimentare dubbi o critiche sulla ricerca della verità in base al nome della città. Nei libri ha due scritture: Yalta e Jalta. Pertanto è facile trovare documenti con ambedue i nomi, della stessa città, con egual etimologia. Difatti Yalta è la traslitterazione anglosassone di Jalta, città di un’antica colonia greca, poi diventata Gialàs, nome romanizzato.
Se si vuol cercare il punto cardine sul Caso Moro e perciò tutto quello che è poi accaduto, bisogna tornare indietro nel tempo, precisamente nel 1945. Fu l’anno della Conferenza di Yalta, tenutasi durante la seconda guerra mondiale dal 4 all’11 febbraio nel Palazzo di Livadija, 3 km a ovest di Yalta, in Crimea sul Mar Nero. In quei giorni i tre capi politici dei tre principali Paesi Alleati, Franklin Delano Roosevelt per gli Stati Uniti d’America, Winston Churchill per il Regno Unito e Iosif Stalin per l’Unione Sovietica, decisero il futuro del conflitto, dividendosi il mondo come bottino di guerra. Fu anche l’occasione sull’assetto futuro della Polonia, e sull’istituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Tutto è scritto nei documenti segreti con il nome in codice “Argonaut” (Argonauta).
Ora vi domanderete: ma cosa c’entra l’Italia in tutto questo? Facile: l’Italia in quel documento diventò politicamente ed economicamente parte degli USA, come la Polonia e l’Ucraina alla Russia. Un’Europa divisa da un muro senza mattoni, poi costruito nel 1961 a Berlino per poi essere distrutto nel 1989, che di fatto diede vita alla “Guerra Fredda” tra USA e Unione Sovietica. Una divisione che ebbe molti influssi nell’Italia del dopoguerra e per gli anni successivi, fino ad oggi, e che il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro tentò di eliminare, liberando l’Ovest dell’Europa dagli statunitensi (anche detti americani) e l’Est dalla dittatura sovietica.
Questo potrebbe essere, ma da tutti gli indizi raccolti -e ne sono tantissimi- e testimonianze, è il motivo dell’assassinio di Aldo Moro, quella verità negata che non si vuol far conoscere e che lo Stato continua a mistificare colpevolizzando l’estremismo brigatista della Brigate Rosse.
E ciò è un dato incontrovertibile, giustificato purtroppo dai continui conflitti tra la Russia e l’Ucraina per la conquista della Crimea. Una guerra interminabile, da quel fatidico 16 marzo 2014 quando con il referendum sull’autodeterminazione il 97,3% dei cittadini della Crimea votarono per aderire alla federazione Russa, fino ai tempi nostri, dove si continua a combattere ma nessun giornale lo scrive. Siamo nel mese di dicembre del 2020 e lì in Crimea vi sono tutte le avvisaglie per un nuovo conflitto di dimensioni maggiori, dove la Russia sta mobilitando truppe lungo i confini ucraini, senza che nessun media lo renda pubblico. La Crimea è stata sempre terra ambita dai russi. Basta ricordare che la guerra di Crimea fu un conflitto combattuto dal 4 ottobre 1853 al 1º febbraio 1856 fra l’Impero russo da un lato e un’alleanza composta da Impero ottomano, Francia, Gran Bretagna e Regno di Sardegna dall’altro. Il conflitto ebbe origine da una disputa fra Russia e Francia sul controllo dei luoghi santi della cristianità in territorio ottomano. La storia, che non staremo qui a ricomporre, è scritta ed è largamente consultabile sui libri di storia e sul web.
Yalta causa della morte di Aldo Moro, per farla breve, dove politicamente si divide il mondo, dove la sua contesa e della sua terra di Crimea sono i motivi della guerra del 2014 e di una che potrebbe nuovamente scoppiare. Lo Stato italiano e i suoi governi continuano a colpevolizzare le Brigate Rosse, giustamente per quello che hanno commesso, atroce, sanguinario, criminale, caos terroristico, identificandosi nel memoriale scritto dai BR Faranda e Morucci. La verità negata dice altro. Dice quello che la seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sul Caso Moro ha scoperto smontando le tesi fino ad ora volute far conoscere, rendendo pubbliche le responsabilità politiche di Giulio Andreotti, Presidente del Consiglio dell’epoca, Francesco Cossiga, Ministro degli Interni, Ugo Pecchioli responsabile del Partito comunista, alcuni magistrati e alcuni giornalisti. Verità negate sui veri mandanti del rapimento, eccidio della sua scorta, prigionia e assassinio di Aldo Moro, sul covo dove fu tenuto prigioniero Moro, il commando di quel tragico 16 marzo 1978, la mano che uccise Aldo Moro.
Non è una storia tutta interna alle BR e le sue rivendicazioni, ma un complotto internazionale incentrato sulla politica che Moro voleva svolgere, con il cosiddetto “compromesso storico” aprendo le porte del governo al Partito Comunista Italiano e che i tre Stati occidentali anticomunisti, ovvero Stati Uniti, Inghilterra e Israele (Stato fisicamente in Medio Oriente ma politicamente occidentale e figlio e celato braccio armato degli USA), non volevano quell’apertura. Un “compromesso” che ebbe i natali con il Congresso di Napoli del 1962 con l’apertura ai socialisti, dove Moro nel discorso disse: «…rendere possibile, lasciando da parte ambiguità e comodità, il più ampio dialogo in vista di una nuova e qualificata maggioranza», dando così forma a quella che fu chiamata la “strategia dell’attenzione” della DC, partito cattolico, nei confronti del PCI. Quella strategia proseguì nel 1976 dove nelle elezioni politiche DC e PCI risultarono due maggiori partiti italiani, con il PSI ai minimi termini. Per Moro la democrazia in Italia, e poi in Europa, doveva essere patrimonio per larghe masse popolari per una gestione del potere democratico e diffuso. Quel governo lo presiedette l’on. Giulio Andreotti, dopo il diniego di Moro in risposta a Berlinguer. La storia dice: Berlinguer disse a Moro: «Facciamo questa operazione, ma il governo lo devi presiedere tu»; Moro rispose: «Se lo presiedo io il governo non dura, gli americani lo osteggeranno, facciamolo presiedere da Andreotti».
Ora, seppur Andreotti veniva immaginato come persona gradita agli Stati Uniti, in alcuni documenti diplomatici desegretati si parla di un Andreotti attento verso il mondo arabo, come Craxi. Questa politica non era gradita agli Stati Uniti d’America, che dapprima la frenò, poi la osteggiò. Il maggior oppositore fu Henry Kissinger che non sopportava le aperture di Moro ai comunisti, fin dall’inizio della “strategia dell’attenzione”, che da anni Aldo Moro proponeva meramente come metodo politico di dialogo. È giusto ricordare che Kissinger è un politico e diplomatico statunitense di origini ebraico-tedesche (all’anagrafe è Heinz Alfred, membro del Partito Repubblicano statunitense, un particolare che unisce politica a geopolitica e tutto ciò che ne deriva per il solo ed esclusivo bene a stelle e strisce.
Un riconoscimento politico, quel “compromesso storico”, che perfino la Russia vide non conveniente e che il giorno del rapimento e strage di via Fani era presente con i “colleghi” dei servizi segreti degli altri tre stati occidentali pocanzi detti. Una presenza documentata da foto e riprese video dopo la strage che immortalano volti, congiuntamente a quelli della criminalità locale, la Banda della Magliana e quella organizzata della mafia, come camorra, cosa nostra, sacra corona unita e ‘ndrangheta. Quest’ultima certamente parte molto attiva prima, durante e dopo la strage, anche probabile mano assassina di Moro, giacché dalle ultime rivelazioni del 2016 compare una traccia del suo presunto killer, il ‘ndranghetista Giustino de Vuono.
Yalta, causa del rapimento e uccisione di Aldo Moro? La verità negata dello Stato e dei governi.
Accordi di Yalta, bottino di guerra tra USA, Regno Unito e URSS, che dal 1949 con la NATO ha prodotto frizioni con lo Stato di Stalin e che Moro voleva ridurre dapprima in Italia e poi nel resto dell’Europa, con la volontà di far superare quel blocco che si era creato tra USA e URSS. Una determinazione palesemente riconosciuta da tutti perché il Pres. Aldo Moro nei suoi discorsi politici, durante le lezioni universitarie, nelle piazze con i comizi e in quello che divulgava negli articoli a mezzo stampa, erano sempre presenti le parole “Pace” e “Europa”,
E chissà se quella volontà tradotta in sogno sarebbe stato il futuro, e perciò la pace e un’Europa unita, interrotto tragicamente in quel dì del 16 marzo 1978 e svanito il 09 maggio dello stesso anno, 55 giorni dopo.
Quel futuro oggi è “adombrato” dai cespugli che si son voluti piantare e che rinverdiscono malvagiamente ogni qual volta si tenta di raccontare la verità negata sul Caso Moro.
Comunque, per chi volesse approfondire l’attività della Commissione parlamentare sul Caso Moro può visitare il web site www.gerograssi.it, troverà documenti interessanti e inediti.
Ad Maiora!
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