L’on. Gero Grassi [www.gerograssi.it]
Neanche son trascorsi due anni dal lavoro della seconda Commissione parlamentare d’inchiesta e la fuga di notizie prende piede. In questi mesi, grazie ad alcune fonti che rimangono anonime che hanno agevolato il lavoro d’inchiesta giornalistica dello scrivente, molte notizie son state pubblicate. Il giornalista fa il suo lavoro e se verifica certa la notizia da una fonte accreditata, scrive e pubblica, pur sapendo che in ballo c’è un’inchiesta in corso. A volte, però, fa bene ad attendere.
Tuttavia bisogna registrare che alcune audizioni, oggi secretate, sia per l’importanza dei contenuti ma soprattutto per chi li ha “confessati”, sono state in parte divulgate. Una fuga di notizie che non agevola il lavoro della Commissione e che la stessa ha provveduto ad avviare indagini su probabili gole profonde, ricordando che con le inchieste non si gioca, riferendosi a un articolo pubblicato il 27 giugno 2016 sul Corriere della Sera.
A tal fine interviene l’on. Gero Grassi, componente della Commissione, che ha rilasciato una nota stampa: «Bisogna capire come sia avvenuta la fuga di notizie relativa all’interrogatorio svolto a Parma dalla Procura di Roma con il boss della Nuova Camorra Raffaele Cutolo, che è tornato a parlare del caso Moro. Chiederò nel prossimo Ufficio di presidenza di avviare una indagine: il giornalista fa il suo mestiere, pubblicando le informazioni che riceve, ma chi ha voluto giocare con una delicata inchiesta ancora in corso? Quei verbali sono arrivati in Commissione una decina di giorni fa (nella prima decade del giugno 2016, nda.), molti di noi non hanno ancora avuto il tempo di leggerli se non in un articolo di stampa. La questione va chiarita quanto prima».
Dopo neanche quindici giorni dalla dichiarazione di fuga di una notizia, Grassi è alle prese con la solita cantilena di alcuni poteri dello Stato che continuano sarcasticamente a sorridere per il lavoro svolto dalla Commissione. Magistrati che rincarando la dose sostengono che al tempo del sequestro ed eccidio della scorta, di quei famigerati 55 giorni e poi assassinio del Pres. Aldo Moro, alcuni di loro c’erano, sminuendo quelli della Commissione che non c’erano: sostanzialmente come a dire noi sappiamo. Si tratta di un allora magistrato, oggi procuratore, dott. Armando Spataro, specializzato nel settore dell’antiterrorismo.
L’on. Gero Grassi risponde a Spataro a mezzo stampa, come del resto ha fatto il procuratore con un’intervista rilasciata a Repubblica, dopo una sua audizione in Commissione, attraverso l’ANSA il 10 luglio 2016 ore 13:18, chiedendogli come fa a dire che si sa tutto: «Il procuratore Spataro ripete il suo noto refrain: del caso Moro sappiamo tutto e quel che non sappiamo è marginale. Ma come fa ad esserne così sicuro non è dato sapere, visto che, tra l’altro, la legge istitutiva spiega la necessità di una nuova Commissione Moro proprio perché’ la verità ancora non è nota. È vero che lui ai tempi c’era e noi, umili commissari di un organismo d’inchiesta dei giorni nostri, no. Per ben due volte dice oggi che gli viene da sorridere: a sentire un investigatore che parla di “vuoti” su quegli anni e per la domanda che gli fu rivolta nella sua recente audizione sui possibili legami tra l’omicidio Tobagi e quello di Aldo Moro (gliela rivolsi io per il tramite del presidente Fioroni, come spesso si fa). Ebbene, gli ricordo che oggi, grazie al lavoro della Commissione e dei nostri consulenti, abbiamo appreso molte informazioni assolutamente nuove sui 55 giorni: il ruolo della ‘ndrangheta, la dinamica degli spari a via Fani e dell’omicidio del 9 maggio, le prigioni, l’approssimazione (ad esser buoni) degli investigatori di allora, la totale falsità del memoriale Morucci-Cavedon (possibile che quella sia stata la verità per tanti anni? Lo ha mai letto quel miscuglio di prese in giro e bugie? Ha preferito passarci sopra?). Il prossimo dicembre presenteremo la seconda relazione al Parlamento dove scriveremo tutto ciò che ancora oggi è oggetto di indagine. Spero che il dottor Spataro allora non si farà una risata, perché’, davvero, come dice lui stesso, c’è ben poco da ridere».
Comunque, per chi volesse approfondire l’attività della Commissione parlamentare sul Caso Moro può visitare il web site www.gerograssi.it, troverà documenti interessanti e inediti.
Ad Maiora!
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