Il disastro ferroviario tra Andria e Corato del 12 luglio 2016 | la stele commemorativa
Il 12 luglio 2016, intorno alle 11:05, nelle campagne tra la stazione di Andria e quella di Corato, al km 51 della ferrovia Bari – Barletta, due treni si scontrano frontalmente: nell’incidente muoiono 23 passeggeri, altri 58 rimangono feriti. È il più grave disastro ferroviario mai accaduto in Puglia.
La linea ferroviaria che collega Bari a Barletta, lunga 70 chilometri, dal 1990 è stata oggetto di lavori di ammodernamento, con il raddoppio del binario tra le stazioni di Fesca-San Girolamo e di Ruvo di Puglia, per un tratto lungo circa 33 km, mentre per i restanti 37 km è rimasta a binario unico. L’incidente è avvenuto al km 51, nella parte a binario unico in cui vige il regime di circolazione mediante blocco telefonico, che prevede che ogni capostazione, prima di autorizzare la partenza di un treno in attesa nella sua stazione, richieda ed ottenga il “via libera” contattando telefonicamente il capostazione della stazione in cui il treno dovrà effettuare la fermata successiva e trascriva il consenso ottenuto su un apposito registro. I due treni si sono scontrati nei pressi di una curva affiancata da uliveti, motivo per cui i macchinisti non hanno avuto nessuna possibilità di avvistamento reciproco, cosa che forse avrebbe almeno permesso di attivare la frenatura di emergenza e tentare di evitare la collisione.
Le operazioni di soccorso, anche se immediate e con un imponente dispiegamento di forze, furono complicate dalla mancanza di una strada di accesso al luogo dell’incidente. I Vigili del Fuoco, intervenuti rapidamente con oltre 70 unità, lavorarono per ore senza sosta in condizioni estremamente difficili a causa delle lamiere contorte,del caldo torrido di luglio e della complessa logistica della zona. Le squadre USAR (Urban Search and Rescue), soprattutto, furono impiegate per estrarre i corpi e soccorrere i feriti rimasti intrappolati tra le carrozze distrutte. Alcuni passeggeri furono liberati dopo ore di lavoro ininterrotto, grazie anche all’uso di attrezzature idrauliche e da taglio.
Oltre alla tempestività e all’efficienza dell’intervento di soccorso tecnico urgente, i Vigili del Fuoco assicurarono anche un campo di coordinamento operativo, e collaborarono con il personale del 118, della Croce Rossa,della Protezione Civile e delle altre Forze dell’Ordine per l’assistenza alle persone coinvolte nell’incidente e per la gestione logistica dell’emergenza.
Il discorso presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, in prsenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Signor Presidente della Repubblica,
autorità civili e militari, sindaci, amministratori e cittadini,
oggi qui ad Andria il sole splende forte. È lo stesso sole che bruciava sulle macerie del disastro ferroviario del 12 luglio di dieci anni fa, nelle campagne tra Andria e Corato.
Alle 11:05 di una calda giornata d’estate, un boato ha squarciato i cieli sereni e ha spezzato la vita di 23 persone, distruggendo per sempre le loro famiglie. Una ferita profonda che non si rimarginerà mai e che ha segnato per sempre la storia della Puglia e dei pugliesi.
Da quel giorno sono passati dieci anni, ma l’atrocità di quel disastro resterà impressa nei nostri occhi e nei nostri cuori. Perché una vita spezzata lo è per sempre. E mentre tutto intorno a noi, seppur a fatica, ha inseguito disperatamente il tentativo di tornare alla normalità, a voi, familiari delle vittime, nessuno restituirà i vostri figli, le vostre sorelle, i vostri fratelli, le vostre madri e i vostri padri.
A voi, superstiti e custodi di questa tragedia, resta il compito più duro: fare i conti con il dolore. A noi resta il dovere della memoria e la speranza, in occasioni come questa, di saper trovare parole di conforto capaci di testimoniare che il vostro dolore è anche il nostro. Parole che sappiano dirvi, con sincera vicinanza, che quel 12 luglio 2016 voi avete perso i vostri affetti più cari e la Puglia ha perso 23 suoi cittadini; figli di questa terra che quel giorno avevano affidato la propria vita a un treno.
Sì, Presidente, perché come lei sa, qui al Sud spesso salire su un treno rappresenta la speranza di raggiungere un traguardo. Un esame all’università, il posto di lavoro, una visita medica o una giornata di svago. In quel momento stai affidando la tua vita nelle mani di qualcun altro che, a sua volta, a quel treno aveva dedicato la sua intera esistenza di lavoratore.
Questo è il tragico destino che, la mattina di dieci anni fa, ci ha portato via: Pasquale Abbasciano, Giuseppe Acquaviva, Serafina Acquaviva, Maria Aloysi, Alessandra Bianchino, Rossella Bruni, Pasqua Carnimeo, Enrico Castellano, Luciano Caterino, Michele Corsini, Albino De Nicolo, Salvatore Di Costanzo, Giulia Favale, Nicola Gaeta, Jolanda Inchingolo, Donata Pepe, Maurizio Pisani, Giovanni Porro, Fulvio Schinzari, Antonio Summo, Francesco Ludovico Tedone e Gabriele Zingaro.
Li ho voluti nominare uno ad uno per dire a chi oggi ha la forza di essere qui con noi che la Puglia non ha dimenticato il vostro dolore. Non abbiamo dimenticato le donne e gli uomini che su quel treno hanno perso la vita e la speranza di ogni traguardo possibile.
Quello che però non possiamo permetterci di fare è perdere mai la speranza.
La speranza di una Puglia che lotta per i suoi diritti e per i suoi cittadini. Di una Puglia che esige un trasporto pubblico moderno, sicuro e capace di trasformare il diritto alla mobilità in un’opportunità concreta di sviluppo e di futuro.
Quello che è accaduto a pochi chilometri da qui, lungo quel maledetto binario, è stata una tragedia che non è solo costata la vita a 23 persone, ma che ha ridotto in macerie l’idea stessa di una Puglia efficiente, di una regione che vuole conquistarsi il proprio posto tra le grandi realtà del Paese, capace di garantire sicurezza e mobilità.
Quel giorno, le lacrime dei parenti che si mescolavano al sudore dei soccorritori ci hanno riportato brutalmente con i piedi per terra, davanti a un dramma che si è consumato sulla crudeltà di un binario unico. Quasi a ricordarci l’ineluttabile destino di un Sud a cui sembra, a volte, proibito sperare.
Eppure, noi oggi dobbiamo trovare il coraggio di guardarci negli occhi e andare avanti.
Dobbiamo trovare la forza di continuare a credere che anche noi, qui, abbiamo diritto a sistemi di trasporto più sicuri, più moderni, più efficienti, per tutti i figli di una Puglia che non si vuole arrendere.
Purtroppo, signor Presidente, è proprio sui troppi binari unici che attraversano la nostra bellissima terra che corre veloce il divario tra Nord e Sud. Ancora oggi. Perché un Meridione che non riceve adeguati investimenti sulle infrastrutture è un Meridione abbandonato alla fragile speranza che tragedie simili non accadano mai più.
Chiedo io per tutti scusa ai pugliesi se non abbiamo lottato abbastanza affinché il diritto della nostra gente a viaggiare in sicurezza fosse pienamente rispettato. Chiedo scusa se troppo spesso ci siamo abbandonati alla rassegnazione del “ci dobbiamo accontentare”.
Io ce la metterò tutta in questa battaglia. Lo farò per il rispetto di chi su quel binario ha perso la vita, lo farò per le famiglie che oggi sono qui con straordinaria dignità a condividere il loro dolore. Ma lo farò soprattutto per i nostri giovani, che hanno il diritto di non abitare in un Paese che deve ancora finire di fare i conti con i ritardi del passato.
Signor Presidente, la sua presenza qui oggi è un segno prezioso di attenzione verso questa terra e la sua gente. In più di un’occasione, nelle sue parole, abbiamo trovato conforto nei momenti più bui, ma anche il coraggio per difendere i principi costituzionali che sanciscono l’uguaglianza e la pari dignità di tutti i cittadini.
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limita di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini…” recita l’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale. È su questo principio cardine che si fonda il nostro diritto di pretendere che non ci siano più divari infrastrutturali tra le diverse aree del Paese.
Essere qui, per me, è due volte più difficile.
Da un lato sento forte la responsabilità di guidare una comunità ancora alla ricerca di risposte definitive, sapendo che nessuna sentenza potrà mai risarcire il dolore che accompagna queste vite da dieci anni.
Dall’altro, essere qui oggi mi tocca profondamente sul piano umano. Le immagini di quella drammatica giornata, ancora nitide nella mia mente, fanno a pugni con i ricordi di me bambino, quando sognavo di accompagnare mio padre al lavoro a bordo di un treno. Perché per me il treno è sempre stato il simbolo della libertà, del riscatto sociale. Sono il figlio di un ferroviere, di un macchinista delle Ferrovie dello Stato che grazie a quel lavoro ha potuto farmi studiare, laureare e permettermi di essere qui davanti a voi oggi.
Per me il treno ha sempre rappresentato il futuro. Ed è su questo binario del futuro, verso la modernità e in sicurezza che vorrei viaggiasse la Puglia di oggi. Senza dimenticare quello che è accaduto ma con la forza e il dovere di guardare avanti per garantire un servizio pubblico eccellente, che assicuri ai cittadini diritti, e concrete opportunità di vita.
Signor Presidente, mi permetta di chiudere rievocando l’immagine di lei a bordo di quel tram storico che, qualche mese fa, l’ha condotta simbolicamente alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina.
Un tram storico che univa generazioni e storie diverse: donne, uomini, bambini, sportivi. Quell’immagine racchiude il valore immenso che la mobilità ha per l’identità e il tessuto sociale di una comunità. Quel tram l’ha accompagnata verso un traguardo di successo per l’intero Paese.
Mi piace pensare che il viaggio della Puglia, da oggi in poi, possa procedere sullo stesso binario di successo, dignità e modernità; un viaggio in cui nessun cittadino venga più lasciato indietro e dove muoversi non significhi più rischiare la vita, ma viaggiare, finalmente sicuri, verso il futuro che meritiamo.
Grazie».
Piemontese alla cerimonia nel decimo anniversario della tragedia ferroviaria di Andria-Corato
L’assessore alle Infrastrutture e mobilità, Raffaele Piemontese, ha partecipato questa mattina – alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella e del presidente della Regione, Antonio Decaro – alla cerimonia di Andria nel giorno del decimo anniversario della tragedia ferroviaria di Andria-Corato, per cui la Regione Puglia ha avviato l’iter legislativo per l’istituzione della “Giornata in ricordo delle 23 vittime dell’incidente ferroviario del 12 luglio 2016”.
“Dieci anni fa, il 12 luglio 2016 – ha ricordato Piemontese – la Puglia visse una delle giornate più dolorose della sua storia: 23 persone persero la vita nello scontro tra due treni sulla linea Andria-Corato e oggi il nostro primo pensiero va a loro, ai loro nomi, alle loro storie e alle famiglie che da dieci anni portano il peso di un dolore incancellabile”.
“Istituire una giornata della memoria significa assumere un impegno che va oltre la commemorazione estendendosi alla consapevolezza che la sicurezza nei trasporti è una responsabilità pubblica da esercitare ogni giorno”, ha proseguito Piemontese.
Nel decennio trascorso dalla tragedia, la sicurezza ferroviaria è diventata una priorità centrale della programmazione regionale, attraverso investimenti nei sistemi automatici di controllo e protezione della marcia dei treni, nel raddoppio delle linee, nell’eliminazione dei passaggi a livello, nell’elettrificazione e nell’ammodernamento delle infrastrutture.
Sulla rete gestita da Ferrotramviaria, dove il 12 luglio 2016 si verificò lo scontro, il solo raddoppio e la messa in sicurezza della tratta Corato-Andria Sud hanno comportato un investimento di 41,65 milioni di euro. Sono stati inoltre realizzati interventi sulle tratte tra Bari, Ruvo e Corato e l’interramento della ferrovia nella città di Andria, con la realizzazione di tre nuove stazioni.
“Quella tragedia ha segnato un prima e un dopo nella storia ferroviaria della Puglia e dell’Italia: in questi dieci anni abbiamo lavorato perché la sicurezza fosse affidata sempre di più alla tecnologia, a sistemi automatici di protezione e controllo e a infrastrutture moderne. È un lavoro che non può mai considerarsi concluso, perché la sicurezza non è un traguardo acquisito una volta per tutte», sottolinea l’assessore.
Gli investimenti regionali hanno interessato le diverse reti ferroviarie pugliesi attraverso l’installazione e il potenziamento di sistemi di sicurezza come SCMT ed ERTMS, interventi di elettrificazione, raddoppi ferroviari, soppressione di passaggi a livello e rinnovo delle infrastrutture.
“Nessuna opera, nessun investimento e nessuna tecnologia potranno mai restituire le 23 vite perdute il 12 luglio 2016. Ma proprio il rispetto per quelle vite ci impone di continuare a fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché una tragedia simile non accada mai più”, ha concluso.
nota del Presidente del Consiglio regionale della Puglia Toni Matarrelli.
“Ci sono ferite – dichiara il Presidente Matarrelli – che il tempo non può rimarginare. La presenza oggi ad Andria, a dieci anni da quel tragico scontro ferroviario sulla tratta per Corato, è il nostro modo per non dimenticare chi quel 12 luglio ha perso la vita, per essere vicini alle famiglie e alle persone che rimasero ferite e che portano i segni fisici e psicologici di quel disastro. Proprio per questo, il profondo desiderio di giustizia si unisce oggi al dovere imprescindibile per le istituzioni di investire sempre più nella sicurezza dei trasporti e, più in generale, nella tutela e nella sicurezza quotidiana dei cittadini, affinché la salvaguardia della vita umana sia sempre la priorità assoluta e simili drammi non si ripetano mai più. Un impegno che incontra oggi la sensibilità del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cui presenza incarna il sentimento di tutti gli italiani. Il Consiglio regionale si stringe, con umanità e responsabilità, ai familiari e a una comunità custode di una memoria che è dovere di tutti”.