C’avevano creduto fino all’ultima giornata, loro, i calciatori, come se i miracoli avvenissero al solo desiderio di non rimetterci la faccia. Invece il pronostico è stato veritiero. Il Calcio Foggia s.r.l. è retrocesso in sedie D, tra i dilettanti.
Dopo sette anni di permanenza nell’ultima categoria dei professionisti i satanelli, e con loro tutta la tifoseria, riassaporano amaramente quella categoria che cambia tutto, cambia nome, cambia approccio, cambia gioco, cambia persone sugli spalti e cambia facce. È la prima volta che il Foggia retrocede in D direttamente sul campo, a fine campionato, senza passare dai play-out.
Oggi, allo stadio Pino Zaccheria, in casa, il Foggia esce per l’ennesima volta sconfitto; a condannare sul campo i rossoneri è la Salernitana che si è imposta per 3 reti a 1. Una partita, tra l’altro giocata a porte chiuse per la squalifica comminata per gli incidenti della scorsa giornata contro il Monopoli, al Veneziani.
Commentare la partita è superfluo, non per la retrocessione, ma per l’inconcludente e misero gioco messo in campo, che non ha avuto neanche quel mordente per un riscatto d’orgoglio almeno nella giornata che poteva portare il Foggia a disputare i play-out.
Si ricomincia dai dilettanti, in una piazza calcistica che meriterebbe molto di più e uno stadio che potrebbe ospitare tante persone. Ma meriterebbe più di tutto una società più stabile che si auspica rinasca con il duo Casillo – De Vitto. La speranza è anche che questa batosta faccia riflettere chi scende in campo che quest’anno ha dimostrato inconsistenza, flaccidità, non professionismo, e che dia il meglio con un’altra rosa di attori per ritornare tra i professionisti.