Piazza Cavour dal 31 maggio al 25 giugno 2026 sarà interessata da limitazioni e chiusure alla circolazione al traffico. Decisione, da quanto si apprende, unilaterale dell’Amministrazione comunale foggiana per consentire l’allestimento e lo svolgimento degli eventi del “Gio Festival”, in programma dal 5 al 20 giugno c.a. Spettacoli musicali, rappresentazioni operistiche e concerti che onorano la città di Foggia e il suo più illustre maestro musicale, Umberto Giordano. Decisione, detta da controparti politiche, unilaterale, poiché non ha coinvolto la cittadinanza e esercenti, che si vedranno limitati negli spostamenti. Decisione che fa ripiombare questa amministrazione nel dibattito cittadino e politico già da tempo al vetriolo.
Nunzio Angiola, consigliere comunale e segretario provinciale di Cambia, interviene, definendo questa decisone «25 giorni non è una chiusura: è un sequestro urbano».
«Apprendiamo con forte preoccupazione della chiusura di Piazza Cavour per ben 25 giorni.
Parliamo di uno dei nodi più delicati della mobilità urbana di Foggia: una piazza strategica per il traffico cittadino, per i collegamenti con la stazione ferroviaria, per il trasporto pubblico locale, per pendolari, residenti, commercianti e migliaia di cittadini che ogni giorno attraversano quell’area.
Bloccare Piazza Cavour, cuore della mobilità cittadina, per quasi un mese significa scaricare su cittadini, lavoratori, pendolari e commercianti il costo di una programmazione sbagliata. Gli eventi sono importanti. Ma una città non può essere ostaggio degli allestimenti.
Lo diciamo facendoci portavoce delle tante segnalazioni e lamentele che stiamo ricevendo in queste ore da cittadini, lavoratori, esercenti e pendolari: disagi alla circolazione, rallentamenti, difficoltà negli spostamenti verso la stazione e crescente preoccupazione per l’impatto di una chiusura così lunga sulla vita quotidiana del centro cittadino. Sono voci che meritano ascolto e rispetto.
Nessuno mette in discussione il valore degli eventi culturali e delle iniziative pubbliche. Una città viva ha bisogno di occasioni di incontro, socialità e spettacolo. Ma proprio per questo gli eventi vanno organizzati con equilibrio, contemperando le esigenze dell’iniziativa con quelle della mobilità urbana e della vita ordinaria dei cittadini.

In questo caso la domanda è semplice: davvero non esistevano alternative?
Se non si riteneva sufficiente Piazza Cesare Battisti, si sarebbe potuto valutare lo spazio antistante il boschetto della Villa Comunale, il Parco San Felice oppure i Campi Diomedei: luoghi ampi e idonei ad accogliere iniziative pubbliche di grandi dimensioni senza paralizzare per quasi un mese uno snodo centrale della città.
A rendere ancora più grave questa vicenda è il metodo con cui si è arrivati a questa decisione: senza un reale coinvolgimento delle parti sociali, senza ascoltare preventivamente cittadini, operatori economici, categorie interessate e senza un confronto con i gruppi e con le commissioni consiliari.
Una scelta così impattante per la vita cittadina avrebbe richiesto condivisione, ascolto e programmazione. Invece si è proceduto senza confronto e senza partecipazione.
È il sintomo di un pressapochismo amministrativo che, purtroppo, rischia di diventare il tratto distintivo di questa Amministrazione.
La sensazione, ancora una volta, è che si sia pensato prima agli allestimenti e solo dopo ai cittadini.
Per quasi un mese Foggia non può essere ostaggio di una programmazione che scarica sui cittadini il prezzo di scelte organizzative poco attente agli effetti sulla viabilità, sul commercio e sulla vivibilità urbana.
Per questo chiediamo all’Amministrazione comunale di spiegare pubblicamente le ragioni di una chiusura così lunga, perché siano state escluse soluzioni alternative e se intenda adottare misure utili a ridurne durata e impatto.
Gli eventi devono valorizzare Foggia, non bloccarla».