Di seguito, con ampia autorizzazione all’utilizzo anche parziale, l’intervista realizzata dal nostro Servizio Stampa, a Ester Fracasso responsabile della categoria Turismo per la CLAAI (Confederazione delle Libere Associazioni Artigiane) a proposito dei ritorni materiali e immateriali di eventi come il Giordano International Opera Festival, robustamente sostenuti anche dal sistema delle imprese di Capitanata rappresento dalla Camera di Commercio.
Ester Fracasso è un’imprenditrice attiva da decenni nel settore dell’accoglienza e del marketing territoriale ed è presidente della categoria Turismo della Claai, la Confederazione delle Libere Associazioni Artigiane Italiane. Le abbiamo chiesto un parere da esperta sull’impatto che grandi manifestazioni culturali possono avere sull’attrattività turistica di un determinato territorio.
“Le ricadute di un evento di grande rilievo e portata sono indubbiamente significative dal punto di vista strettamente economico. Un territorio la cui narrazione è declinata in modo positivo tenderà naturalmente ad avere maggiori arrivi e maggiori presenze. Penso sarebbe sbagliato, però, limitarsi al semplice dato economico. L’esperienza insegna che il fervore di attività che accompagna gli eventi introduce semi immateriali nel territorio, in termini di autostima, di intraprendenza, di fiducia che produrranno a loro volta frutti concreti ed economici. In altri termini questi eventi servono a far arrivare più persone, ma anche a cambiare la postura di chi c’è già. Producono senso di appartenenza, identità territoriale; sono a tutti gli effetti investimenti in rigenerazione umana. E sappiamo tutti che non c’è risorsa più importante del capitale umano”.
Quali caratteristiche devono avere gli eventi per generare effetti di questo tipo?
“Ogni sforzo è meritevole di apprezzamento, naturalmente. Ci sono manifestazioni –le cito il Festival del Nerd- che riproducono dalle nostre parti manifestazioni già conosciute altrove, e sono preziose soprattutto per i più giovani, e altre –come il recente Mònde, la Festa del Cinema dei Cammini- che hanno caratteristiche maggiormente identitarie, il che ne determina l’unicità e l’irripetibilità”.
Un evento che a suo parere può fungere da modello?
“È in corso di svolgimento il Giordano International Opera Festival, che sta avendo un successo travolgente in termini di partecipazione, che ha già guadagnato una sua risonanza in quel particolare mondo che è la lirica e che può rappresentare un esempio virtuoso. È chiaro che in nessun altro posto al mondo si potrà rappresentare, come è successo da noi, un’opera di Umberto Giordano a trenta metri di distanza dalla casa dove Giordano è nato. È la difesa e la riaffermazione di un patrimonio che è nostro, anche se la musica del compositore foggiano è nota e apprezzata in tutto il mondo”.
Non è un’operazione troppo ambiziosa? O troppo colta?
“In tutta sincerità non credo. Da imprenditrice le dico con un pizzico di orgoglio che sono fiera del protagonismo che ha avuto in questa occasione la Camera di Commercio: le 84mila imprese della Capitanata hanno supportato, insieme ad altri Enti, una manifestazione che resterà nella storia e speriamo diventi cronaca. Il contagioso entusiasmo del presidente Di Carlo ha creato una sintonia di passione e di visione con il territorio che non si vedevano dai tempi del compianto Alberto Cicolella”.
La Camera di Commercio effettua anche, per il tramite di Isnart, il monitoraggio degli effetti e delle ricadute. È una scelta che approva?
“La professionalità e la capacità di un Ente nazionale come Isnart sono fuori discussione. È importante, in un mondo che soffre ancora di troppa improvvisazione, che ci sia un approccio scientifico, basato su una sicura competenza tecnica. Come in ogni altro settore, penso sia opportuno che, con le stesse caratteristiche di rigore e di professionalità, il lavoro di Isnart sia affiancato e integrato dalle esperienze sul campo. Le strategie di marketing territoriale devono essere valutate, prodotte e decise con il territorio, non sulla sua testa. Sono sicura che questa idea sia pienamente condivisa dalla governance della Camera e dell’Isnart”.
Il festival giordaniano è sufficiente?
“È un grandissimo punto di partenza, ma è chiaro che serve anche altro. Dobbiamo mettere a sistema la ricchezza e la pluralità della nostra identità di terra di attraversamenti e di pellegrinaggi, di contaminazioni e mescolanze. Una pluralità che è fatta di cultura alta e cultura popolare, di opera lirica e di cucina povera, di memoria e di innovazione. Se mi permette l’autocitazione, io non sono affatto pentita di avere organizzato per anni, fino allo stop imposto dal Covid, una manifestazione come ‘Libando’. Perché il cibo e la cucina sono linguaggi, convivialità, storia. Come ripeto, l’importante è che tutto, dall’approccio al progetto alla realizzazione sia fatto all’insegna della professionalità e del rigore”.