Alcune aree colpite dalla frana a Petacciato
“Nella tarda mattinata del 7 aprile 2026, la storica frana di Petacciato (CB) si è riattivata. La frana innescata dalle piogge torrenziali del ciclone Erminio ha determinato l’interruzione dell’autostrada A14 e della SS16 Adriatica, oltre al fermo dei treni lungo la linea ferroviaria, della direttrice adriatica, isolando di fatto la Puglia dai collegamenti stradali e ferroviari verso il Nord.
La frana di Petacciato nota dal 900 si è attivata decine di volte nel corso del tempo con evidenti ripercussioni non solo a livello locale ma interregionale, ragion per cui il rischio era ben noto da tempo.
Questi eventi eccezionali ormai non ci devono sorprendere più, il riversarsi di quantità eccezionali di acqua al suolo continua a mettere in crisi i nostri sistemi idraulici, le strutture e soprattutto le infrastrutture progettate anni fa quando i dati pluviometrici e le condizioni metereologiche erano differenti.
Come si evince la situazione ha provocato danni diretti alle infrastrutture ed indiretti in Puglia al trasporto di passeggeri e merci. Immaginiamo pertanto la non pianificazione, prevenzione e monitoraggio quanto costerà economicamente alla nostra comunità.
Oggi più che mai, a parere dei Geologi, occorrerebbe istituire presso la Regione Puglia una Sezione Geologica che segua e proponga studi su temi geologici e rischi idrogeologici e sismici, anche in collaborazione con enti di ricerca, con particolare riguardo ad aspetti che possono rappresentare un pericolo e/o rischio per la popolazione e le infrastrutture quali: idrogeologia, geomorfologia, sprofondamenti catastrofici (sinkhole), individuazione di faglie attive e capaci, curi i rapporti con il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale per le tematiche del rischio idrogeologico e in materia di geologia a supporto dell’Amministrazione. In particolare, rilascia i pareri di propria competenza, di cui ai precedenti punti, anche all’interno delle procedure in capo ad altre strutture regionali.
E laddove necessario, come in questo caso, svolga attività in collaborazione con altre Regioni in caso vi siano dei rischi che richiedono interventi continui. In quanto come si sapeva ed è emerso le problematiche ed i rischi idrogeologici non coincidono con i limiti amministrativi.
La visione di tali temi non può prescindere da una attenta pianificazione del territorio da parte di un Geologo progettista in tutte le fasi a partire da quelle preventive, di manutenzione, esecuzione, monitoraggio e sino ad arrivare alla gestione dell’emergenza, chiaramente in termini di interdisciplinarità con gli altri ordini, ed Enti preposti”. Lo ha affermato Giovanni Caputo, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia.
“Dopo giorni di piogge intense, si sono riattivate le frane lungo il “Corridoio Adriatico”, isolando di fatto la Puglia e imponendo un grave blocco ai collegamenti fondamentali tra nord e sud-est del Paese. Il crollo del ponte sulla Strada Statale 16, al confine tra Molise e Abruzzo sul Fiume Trino, ha già segnato una prima ferita infrastrutturale. A questa si è aggiunta la riattivazione della frana a Petacciato, che ha imposto, per principio di precauzione, l’interruzione della ferrovia e dell’autostrada A14 nel tratto tra Vasto Sud e Termoli. Questo isolamento risulta particolarmente grave per la Puglia perché, a differenza di quanto avvenuto nel 2010 con la frana di Montaguto, non esistono valide alternative viarie e la durata della sospensione dei servizi, sia per persone che per merci, è ancora incerta.
Un dato emblematico riguarda proprio la gestione dell’emergenza in zona Petacciato: già nel 2021 la Regione Molise annunciava l’imminente gara di progettazione per il consolidamento idrogeologico del versante Nord-Est a valle dell’abitato, con un impegno economico complessivo di oltre 40 milioni di euro, uno dei più ingenti investimenti mai stanziati in Italia per la mitigazione dei rischi di dissesto. Tuttavia, come evidenziano anche le statistiche della Corte dei Conti, mediamente servono cinque anni dalla progettazione alla completa realizzazione delle opere necessarie. Nel caso di Petacciato, il bando per l’affidamento congiunto di progettazione esecutiva e realizzazione dell’intervento è stato pubblicato solo a dicembre 2025, a fronte di eventi che richiederebbero interventi ben più tempestivi.
Il cambiamento climatico accelera la frequenza e l’intensità di fenomeni meteorologici estremi, primo fra tutti le piogge che provocano frane e alluvioni. Il sistema amministrativo e le procedure di pianificazione risultano dunque spesso incapaci di sostenere la rapidità con cui si manifestano i disastri, lasciando le regioni vulnerabili come la Puglia esposte a lunghi periodi di isolamento e crisi economica. Questo scenario impone un urgente cambio culturale nella gestione del territorio, con una programmazione e una prevenzione più efficaci e rapide, capaci di rispondere alle nuove sfide di un Paese geologicamente fragile e ormai sempre più soggetto a eventi estremi quali frane, mareggiate e alluvioni. Solo così sarà possibile proteggere infrastrutture fondamentali e garantire la continuità dei collegamenti indispensabili per il benessere e lo sviluppo economico regionale e nazionale”. Lo ha affermato Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale.
“Quella del 7 aprile 2026 è l’ennesima rimobilizzazione della grande frana di Petacciato (CB) che coinvolge un lungo tratto della fascia costiera fra Termoli e Vasto. Si tratta di un movimento storico delle cui rimobilizzazioni si ha notizia sin dai primi anni del 1900. Le ultime precedenti rimobilizzazioni sono state nel 1991, nel 2009 e nel 2015, sempre nei primi mesi dell’anno dopo, come in questa occasione a seguito di eventi piovosi non eccezionali, ma singolari. Eventi caratterizzati da significativi afflussi ben distribuiti nel tempo, così da facilitare i fenomeni di infiltrazione. La frana, così come le numerose frane costiere della fascia adriatica fra Termoli ed Ancona si sviluppa in depositi limoso argillosi con interstrati sabbiosi dell’Avanfossa deformati dalle spinte tettoniche del retrostante Appennino. La frana di Petacciato si trova infatti in corrispondenza di uno dei thrust sepolti del fronte dell’Appennino.
La frana presenta uno spessore di diverse decine di metri, sono presenti superfici di scorrimento classiche, ma anche superfici di rottura molto profonde. La frana si sviluppa dalla sommità del rilievo su cui sorge l’abitato e si estende fino al mare, e in occasione delle rimobilizzazioni è possibile rilevare fuoriuscite di argille plasticizzate e deformate sulla spiaggia ed avere fenomeni di sollevamento del fondale marino. Nel versante è presente una circolazione idrica che si sviluppa essenzialmente all’interno degli interstrati sabbiosi, che a seguito di eventi di pioggia singolari, possono andare in pressione, con livelli di pressione dell’acqua in profondità anche maggiori del piano di campagna facilitando le rimobilizzazioni. Una volta dissipate le sovrapressioni la frana tendenzialmente rallenta e in tempi non eccessivamente lunghi tende a stabilizzarsi, pur restano potenzialmente esposta agli incrementi di pressione interstiziale a seguito di precipitazioni abbondanti e ben distribuite.
Lungo la fascia bassa del versante si sviluppano le principali vie di comunicazione: l’Autostrada A14 Taranto Bologna, la linea ferroviaria adriatica e la storica S.S.16. In occasione delle rimobilizzazioni della frana, dette infrastrutture lineari subiscono deformazioni che rendono necessari interventi e verifiche prima della loro riapertura in sicurezza.
In ogni caso gli interventi di stabilizzazione dovranno cercare di prevedere possibilità di sfogo delle sovrapressioni interstiziali profonde che sono quelle che facilitano le rimobilizzazioni”. Lo ha affermato Vincenzo Simeone, geologo, Associazione Italiana di Geologia Applicata, Ordinario di Geologia Applicata presso il Politecnico di Bari, segue la frana di Petacciato dal 1990.
Geologia Applicata: un pilastro strategico per la sicurezza del territorio e lo sviluppo sostenibile.
“La Geologia Applicata rappresenta una disciplina chiave per comprendere e gestire l’interazione tra l’uomo e l’ambiente geologico, contribuendo allo sviluppo di soluzioni efficaci per la mitigazione dei rischi geologici, idrogeologici e sismici. Il suo ambito di intervento include, inoltre, la progettazione di opere di ingegneria civile e la gestione sostenibile delle risorse idriche sotterranee.
In questo contesto si inserisce l’attività dell’Associazione Italiana di Geologia Applicata e Ambientale (AIGA) – ha affermato Monica Papini, geologo, ordinario di Geologia Applicata presso il Politecmico di Milano e Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Geologia Applicata – fondata nel 1999 e riconosciuta giuridicamente nel 2017, che riunisce ricercatori, accademici, professionisti e imprese impegnati nei settori della gestione delle georisorse, della protezione ambientale e della pianificazione territoriale. L’associazione promuove la ricerca scientifica, il trasferimento tecnologico e la formazione specialistica, favorendo al contempo il dialogo tra il mondo accademico, le istituzioni e il sistema produttivo.
Tra gli obiettivi prioritari di AIGA vi è infatti il rafforzamento delle sinergie tra ricerca e applicazione, con l’intento di contribuire alla definizione di strategie innovative per la prevenzione e la gestione dei rischi naturali e antropici, nonché alla qualificazione professionale dei geologi”.