La linea Sacra di San Michele
È con vivo interesse e gratitudine che ho letto il libro di Michele Cicatelli “I Sacri Luoghi dell’Arcangelo Michele”, Edizione “Il Saggio”, Eboli (SA) 2026, dove ritroviamo una accurata ricerca degli antichi luoghi dedicati al culto di San Michele, antico ma non mai tramontato, in quanto l’uomo ha ardentemente bisogno di un simbolo in cui credere, in questo mondo dove la forza e l’arbitrio trovano terreno fertile per portare in ogni luogo guerra e distruzione.
Per questo ho apprezzato molto il messaggio che l’Autore vuole dare al mondo, attraverso la riscoperta della figura dell’Arcangelo Michele, quale simbolo di pace e di giustizia nel nostro mondo cosi martoriato da guerre e violenze.
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Il testo si avvale di due interessanti introduzioni, rispettivamente di S. E. Mons. Alfonso Raimo, Vescovo titolare di Termini Imerese e di P. Wladyslaw Suchy CSMA Rettore della Basilica Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo. Due testimonianze di fede e di fiducia nella figura emblematica dell’Arcangelo Michele, il cui culto non è mai tramontato e che oggi, come non mai, alberga nell’animo degli uomini in cerca di fede, ma soprattutto di nuove speranze in un mondo migliore. Scrive S. E. Mons. Alfonso Raimo: “Michele è colui che, con tutta la sua esistenza proclama che nessuna creatura può sostituirsi al Creatore. Il suo nome si contrappone direttamente al peccato di Lucifero. In ogni santuario a lui dedicato soprattutto in quelli scavati nella roccia, si percepisce il mistero di un Dio che si manifesta non nei templi fastosi, ma nei luoghi nascosti, dove la fede si fa silenzio e affidamento. Mentre il culto di San Michele Arcangelo, nella sua sorprendente trasversalità geografica e culturale, unisce popoli e regioni, fonda tradizioni popolari, plasma identità religiose e modella paesaggi sacri. È come se l’Arcangelo avesse tracciato un’unica, grande via della fede che attraversa l’intero Sud, dai Monti Picentini agli Alburni, dalla Lucania alla Puglia, fino alle coste del Gargano, “cuore pulsante della devozione micaelica”.
In questo senso il libro di Michele Cicatelli “è un invito al pellegrinaggio interiore, alla riscoperta delle radici spirituali che hanno plasmato le nostre montagne e i nostri paesi. È una testimonianza viva della permanenza del sacro nel cuore del Sud, dove la pietra popolare non è un retaggio del passato, ma un linguaggio teologico che ancora parla, commuove e converte”.
Mentre P. Wladyslaw Suchy scrive: “Il libro nasce da un profondo amore per il Principe delle Milizie Celesti e da un autentico desiderio di custodire, valorizzare e trasmettere la ricchezza spirituale, storica e culturale dei luoghi micaelici in Italia. Un itinerario di fede in cammino che conduce il lettore dentro una storia viva, fatta di preghiera, di tradizioni secolari, di testimonianze popolari e di una devozione che attraversa i secoli e continua ancora oggi a parlare al cuore dei credenti. In queste pagine non incontriamo soltanto pietre antiche o memorie del passato, ma luoghi abitati, segnati dalla presenza del popolo di Dio che, generazioni dopo generazioni, ha invocato San Michele Arcangelo come custode, difensore e guida”.
Il libro di Michele Cicatelli “è un’opera di alto valore spirituale e culturale, un invito a mettersi in cammino non solo sulle strade della geografia sacra, ma anche su quelle interiori della fede. San Michele Arcangelo, lungo questi percorsi, diventa familiare e vicino, quasi come il rapporto con un padre e una madre, capace di infondere coraggio, speranza e fiducia”. Il volume di Cicatelli si divide in due parti: la prima parte è scritta dall’Autore, la seconda da vari scrittori e testimoni di fede nell’Arcangelo Michele. Testimoni di vita e di cammini sacri verso i sacri luoghi dell’Arcangelo Michele, lunga quella che per antonomasia viene chiamata La Linea Sacra di San Michele, nota anche come Via Micaelica. Una Linea Sacra che collega sette santuari dedicati all’Arcangelo Michele, che vanno dall’Irlanda fino alla Terra Santa, toccando santuari micaelici come: Skellig Michael (Irlanda – Repubblica Irlandese), St Michael’s Mount (Cornovaglia – Inghilterra sud-occidentale), Mont Saint Michel (Normandia – Francia), Sacra di San Michele (Val di Susa – Piemonte), San Michele (Monte Sant’Angelo – Puglia), Monastero di San Michele (Isola di Simi – Grecia, Dodecaneso meridionale), Monastero di Monte Carmelo (Israele). Un percorso spirituale e culturale di grande significato, tanto da creare le premesse, secondo noi, per la costituzione dell’Europa unita dei popoli, sorta lungo i grandi itinerari della fede e del pellegrinaggio micaelico, dall’Oriente all’Occidente e viceversa.
Afferma Michele Cicatelli nella Premessa: “Il viaggio che il lettore si appresta a compiere prende avvio là dove, per l’Occidente cristiano, tutto ebbe origine: la sacra rupe di Monte Sant’Angelo, sul promontorio del Gargano. La Celeste Basilica è l’unico tempio cristiano consacrato direttamente dall’Arcangelo Michele. In questa mistica grotta, diventata nei secoli fulcro della devozione micaelica, l’Arcangelo non ha soltanto lasciato un segno: ha stabilito una presenza spirituale che attraversa il tempo”. Un luogo, quello della Montagna Sacra, detta anche Drion, dove esistevano, ancora prima del culto micaelico, diversi altri culti pagani, fra cui Calcante sulla cima del Monte, al quale si sacrificava un ariete; il culto di Podalirio nella Valle di Carbonara, dove sgorgava un fiume, chiamato Altheno, dalle acque miracolose, e il culto di Mitra probabilmente nella stessa grotta che poi diventerà luogo sacro dedicato a San Michele. L’Autore del libro, Michele Cicatelli, si sofferma, poi, sul documento che attesta la nascita del culto micaelico e precisamente il Liber de Apparitione Sancti Michaelis in Monte Gargano, anonima operetta agiografica di fondazione santuariale, la cui composizione, seconda Alessandro Lagioia, risalirebbe alla seconda metà del VII secolo, dove viene riportato il primo episodio avvenuto nel 490 detto del toro, con riferimento al suo ritrovamento da parte del suo padrone Gargano, che avrebbe poi dato il nome al Monte Gargano.
In seguito si ebbe la seconda apparizione della vittoria avvenuta, nel 492, al vescovo Lorenzo Maiorano, durante la lotta fra Bizantini e Longobardi, tanto da decretare la vittoria di questi ultimi sui primi. Cosi, poi, si passa alla terza apparizione avvenuta nel 493, detta della dedicazione della Grotta al culto di San Michele, per finire con la quarta apparizione durante la peste del 1656, al tempo dell’Arcivescovo Giovanni Alfonso Puccinelli e, quindi, la nascita del culto della pietra. Leggende e avvenimenti che hanno determinato poi la nascita e lo sviluppo della città di Monte Sant’Angelo e del pellegrinaggio verso la Montagna dell’Angelo. Un pellegrinaggio e una fede nella figura dell’Arcangelo Michele che perdura ancora oggi e che si va man mano sempre più diffondendosi fra i popoli e le nazioni del mondo.
Nella seconda parte del libro, come abbiamo detto, attraverso vari saggi di autori diversi, si parla dei luoghi sacri dedicati a San Michele, i cui santuari sono sorti lungo la Via Micaelica, un tempo chiamata Via Sacra Langobardorum, di cui per primo mi sono occupato attraverso i miei libri, fra cui: San Michele e il suo Santuario. Via Sacra Langobardorum, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1997; Le vie dell’Angelo. Itinerari per la Terra Santa, il Gargano, Roma e Santiago di Compostella, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1999; La Via Sacra dei Longobardi. Alle radici cristiane dell’Europa, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 2008; La Via Micaelica. Progetto e Valorizzazione degli Itinerari Micaelici, Independently published by Amazon, 2019; Monte Sant’Angelo e il Santuario di San Michele. Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, Voll. 1-2, BastogiLibri, Roma 2022; Miti e Culti della Daunia, BastogiLibri, Roma 2024; Misteri e Leggende della Montagna Sacra. Monte Sant’Angelo Segreta, BastogiLibri, Roma 2024.
Anni di ricerca e di studio che mi hanno portato a scoprire i vari significati del pellegrinaggio micaelico, in tutte le sue valenze spirituali e culturali, oltre che allargare lo sguardo verso altri mondi e altra latitudine dove il culto di San Michele è giunto e ne ha determinato la valenza e l’identità dei territori e dei popoli. Un percorso di studio e di ricerche che è nato dal profondo del mio cuore, ma soprattutto dalla voglia e dalla passione di dare un senso alla mia vita e alle origini della nostra esistenza quale elemento identitario di far parte della Montagna Sacra, più dettagliatamente della Montagna dell’Angelo.
Per questo sento di dare al mio collega scrittore Michele Cicatelli, la mia più viva congratulazione per il suo libro, che si presenta esaustivo e completo in tutte le sue parti. Un viaggio o, semplicemente, un cammino verso la Montagna Sacra, in questo caso Monte Sant’Angelo, in nome della cultura e della spiritualità di questo luogo che ha illuminato i grandi itinerari dell’Europa intera, in cammino nel nome di Dio e del suo Angelo custode, che è San Michele. Un libro dove ci sono i luoghi sacri dedicati a San Michele, luoghi che ci portano verso la scoperta dell’uomo in cerca del Cielo e, quindi, in cerca di Dio. Luoghi come la Grotta di San Michele a Olevano sul Tusciano, l’antica Chiesa di San Michele ad Acireale, il Culto di San Michele a Bitonto (Nicola Pice), il culto micaelico a Cagliari, in Sardegna, la Grotta di San Michele a Cagnano Varano e i cammini del Gargano verso la Montagna dell’Angelo (Leonarda Crisetti), il Culto di San Michele a Gravina di Puglia (Giuseppe Massari), a Orsara, a Padula, a Poggio Imperiale, a Procida, a Vallecorsa in provincia di Frosinone e tanti altri luoghi dedicati a San Michele. Un mondo dove la gente trova il desiderio di perfezione e la speranza di un mondo migliore. Un mondo senza guerra e senza violenze in nome e per conto del rispetto della dignità dell’uomo e del suo essere ad immagine di Dio. E a volte mi chiedo come mai una città come Monte Sant’Angelo possa attirare tanta gente, di ogni razza e di ogni fede, intere generazioni e popoli provenienti da ogni parte del mondo che da più di 15 secoli vengono a visitare la Sacra Grotta di San Michele, per trovare in essa una speranza o qualcosa che l’uomo da millenni cerca: il senso di una perfezione o di una guarigione che purtroppo l’uomo non ha; un ritrovare se stesso attraverso il desiderio di essere partecipi di un mistero, di una perfezione o immortalità che l’uomo dalle sue origini cerca. Un superamento del proprio limite, soprattutto della propria fragilità umana, e tutto questo nel desiderio di avvicinarsi quanto più è possibile a Dio tramite l’Angelo della speranza e della fede che è San Michele.
In questo senso la Città dell’Angelo che un tempo si chiamava Drion “quercia”, si pone come tramite fra Dio e l’uomo, fra l’Arcangelo Michele e la fede in qualcosa che possa limitare il dolore e le sue sofferenze. Un continuo ritrovarsi davanti a Dio e all’Arcangelo Michele in nome della fede e dell’immortalità dell’anima. Un desiderio che possa vincere la propria limitatezza, tale da superare il limite della propria vita.
E a tale proposito Vittorio Sgarbi afferma che l’uomo attraverso la Montagna è più vicino al Cielo e, quindi, a Dio. “Il tempo della montagna è il tempo della ricerca dell’uomo che attende un segnale dal cielo. Oltre la montagna c’è il cielo più alto, il luogo del desiderio, dell’elevazione, dove la nostra mente trova i pensieri che la terra non consente. Nulla è più vicino all’eterno della montagna e allo stesso tempo niente permette di intende meglio i limiti dell’uomo, la sua fragilità. L’uomo e la montagna hanno una storia, che solo l’arte sa raccontare nella sua autonomia espressiva”.
Mentre Gianfranco Ravasi scrive: “La vetta di un monte costringe ad alzare lo sguardo verso l’alto; è come se fosse un indice puntato verso il cielo, è il rimando allo zenit e quindi alla luce, all’inaccessibilità, alla trascendenza rispetto all’orizzonte in cui noi siamo immersi quotidianamente. Il monte con la sua cima che sembra quasi perforare il cielo ricalca la posizione eretta dell’uomo che si è alzato dalla brutalità della terra; è una specie di simbolo della vittoria sulla forza di gravità. Tutte le culture hanno ritrovato nel profilo verticale della montagna un’immagine della tensione verso l’oltre e l’altro rispetto al limite terrestre e tutte le religioni vi hanno letto un segno dell’Oltre e dell’Altro divino”.
In altre parole la Città di Monte Sant’Angelo, simbolo ed emblema della Montagna Sacra, è il mezzo per elevarsi verso il cielo e, quindi, verso Dio tramite l’Arcangelo Michele. Una Montagna che nell’arco dei secoli si è posta come elemento di unione fra due continenti l’Oriente e l’Occidente, unendo in un solo percorso, la Via Micaelica ad altri itinerari di fede, di spiritualità, di culture, di arte, di tradizioni popolari, come la Via Francigena del Nord, la Via Romea, la Strada di Gerusalemme. E tutto ciò nel nome dell’Arcangelo Michele, quale simbolo della presenza di Dio, fattosi uomo.