È stato pubblicato, nel mese di maggio 2026, dalla Casa Editrice BastogiLibri di Roma, il libro del Prof. Giuseppe Piemontese Il Mondo che verrà fra paura e speranza. Purtroppo, si afferma nella introduzione, che il mondo sta diventando sempre più complesso, tanto da fare dire a diversi studiosi che, oggi, in diversi continenti, regna il disordine. Un disordine geografico e politico, oltre che sociale, che ci porta verso un mondo senza certezze e senza speranza nel futuro. È il regno dove, a causa anche del fenomeno della globalizzazione, si manifestano problemi enormi, che un tempo erano circoscritti ad un determinato continente o a un determinato Stato.
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Fra questi problemi dobbiamo annoverare: il problema ambientale, che in alcune parti del mondo, si manifesta con forme estreme di aridità dei suoli e con un grave problema di inquinamento atmosferico; l’aumento della popolazione, specie nei paesi in via di sviluppo, dove la popolazione cresce sempre di più e ha sempre più bisogno di risorse; la perenne conflittualità fra Stati e regioni, tanto da assistere spesso a veri e propri conflitti, come nel caso dell’Ucraina, con milioni di persone che sono costretti a lasciare i loro Paesi, dilaniati dal peggiore degli orrori: la guerra, come nel conflitto fra Hamas e Israele; il fenomeno del razzismo e degli odi fra religioni ed etnie, con fenomeni di intolleranza e di violenze; il problema delle periferie urbane, dove si manifestano atti di delinquenza e di disagio sociale; il problema del degrado ambientale, fra cui l’eccessivo consumo del suolo a discapito dell’agricoltura e delle foreste; il problema del petrolio e del gas, con un crescente fabbisogno da parte degli Stati, per uso familiare e industriale; il problema delle disuguaglianze sociali, che sta creando seri problemi nella convivenza fra la gente, specialmente fra chi ne ha tanta ricchezza e chi ne ha poca; il problema dello sviluppo tecnologico, con l’Intelligenza Artificiale, tanto da essere un fenomeno che va al di là della volontà umana e del suo controllo. Per non parlare poi di altri fenomeni come: il declino della civiltà occidentale e dello sviluppo di altre civiltà e Stati come la Cina, l’Iran, l’India, la Russia, in lotta con la occidentalizzazione del mondo, fenomeno sta diventando sempre più complesso tanto da parlare di umanità perduta, di tramonto dell’uomo, di Apocalisse, di stato di paura e quindi fine del mondo liquido. Infine di preludio ad un’era del postumano, con conseguenze sul rapporto fra uomo e macchine, fra umanità e Intelligenza Artificiale. Sono tutte sfide che oggi l’uomo contemporaneo deve affrontare e risolvere, se vuole salvare sé stesso e il pianeta.
Purtroppo la complessità di tali problemi abbraccia l’intero mondo, sì che un problema, come il Covid o la guerra fra Russia e l’Ucraina, acquista una dimensione tanto complessa e ampia da richiedere l’intervento di più Stati e, quindi, di più govenance, non più settoriale ma globale. Anche se il tutto, oggi, viene inquadrato nell’ambito del fenomeno della globalizzazione che investe diverse economie e situazioni in diversi continenti, fra cui l’Europa, l’America, la Cina, la Russia, l’India, i Paesi Arabi, il continente africano.
Purtroppo le disuguaglianze oggi sono figlie anche del processo di globalizzazione in atto, una globalizzazione legata soprattutto al cosiddetto neoliberalismo, che ha aperto i mercati mondiali in tutte le direzioni, ma che, tuttavia, ha lasciato nella povertà quelle classi sociali che non hanno potere di acquisto e, quindi, fuori da ogni logica economica e finanziaria. E tutto questo si accentua nei periodi maggiormente in crisi, come è avvenuto con il Covid e con le guerre in atto. In questo senso si parla di globalizzazione ingiusta, legata ad un capitalismo che invece di creare ricchezza per tutti, crea ricchezza per pochi, lasciando indietro la maggior parte della popolazione.
Purtroppo povertà e disuguaglianza vanno di pari passo, in quanto la seconda produce povertà e quindi miseria, legata ad una errata distribuzione della ricchezza.
Oggi questo problema è al centro di ogni programma sia economico che politico, tanto da discutere se nel futuro esisteranno ancora gli Stati nazionali, autonomi, oppure il tutto sarà governato da un governo mondiale con una propria governance.
Tutto ciò ci porta a ripensare l’ideologia del capitalismo, e quindi lo stesso concetto di modernità, che, se fino agli anni Settanta era stata un elemento di forte crescita delle nazioni e, quindi, delle popolazioni occidentali e anche orientali, come la Cina, oggi si hanno dei dubbi sulla capacità del capitalismo di governare il mondo in maniera equa e umana.

Da tutto ciò deriva quella instabilità mondiale, di cui si fanno portavoce i popoli che ormai vivono ai margini del benessere e dello sviluppo. Popoli che manifestano la loro indignazione e la loro rabbia attraverso forme a volte di contestazione pacifica, ma più spesso attraverso forme di violenza, fino a praticare forme di radicalismo politico-religioso. Purtroppo uno Stato privo di libertà e di democrazia è uno Stato che non ha la capacità di determinare da solo il proprio futuro, con una economia che non tiene conto delle reali esigenze della gente, ma dove il tutto si basa soprattutto sui flussi economici di mercato, che determinano lo spostamento di ingenti capitali, in mano solo a certi oligarchi e neo-capitalisti, tanto da determinare l’impoverimento dei territori di cui lo Stato dovrebbe salvaguardare. In altri termini la globalizzazione, non fa altro che creare disuguaglianze sociali, non tenendo presente l’economia reale della gente. È un problema che gli Stati devono affrontare al più presto, così come oggi la salvaguardia dei propri confini sorti da lotte del passato e del presente e di cui quasi tutti gli Stati ne hanno legittimata l’esistenza.
Infatti, la conflittualità degli Stati per la salvaguardia dei propri confini e con l’erezione di muri e barriere, sta creando condizioni di instabilità in diversi Stati e in diversi continenti, tanto da creare le premesse per il fenomeno delle migrazioni di massa. Un fenomeno che, se nel passato era legato solo a qualche regione o territorio, oggi esso interessa interi continenti, come nel Medio Oriente, in Iraq, Afghanistan, Siria, in Europa, nei paesi balcanici ai confini con la Russia, nelle regioni dell’Africa settentrionale e anche nell’America Latina. Una realtà che i singoli Stati da soli sono incapaci di affrontare, o quanto meno di governare e quindi di limitare. Del resto l’Europa, oggi, si mostra impreparata a tale problema, anche se oggi nella questione ucraina, così come sulla questione di Israele contro Hamas, sta dimostrando una sua unità di intenti e di difesa della democrazia e della libertà dei singoli Stati.
Tutti problemi che ho cercato di approfondire nel presente volume Il mondo che verrà fra paura e speranza, dove si fa riferimento specifico alla nascita dei confini fra le singole nazioni ed etnie, il senso di territorialità e di appartenenza, il diffondersi delle epidemie e quindi, il ritorno della paura, la fine del mondo liquido e, quindi, in un certo qual senso, la fine della globalizzazione, la nascita e l’affermazione sempre più forte dell’uomo Prometeo, con la sua hybris o superbia, il problema delle disuguaglianze sociali e quindi del divario sempre più accentuato fra il Nord e il Sud del mondo, il fallimento del neoliberismo e quindi del capitalismo, che ha messo in crisi ogni riferimento all’umanesimo e, quindi, alla solidarietà fra i popoli, tanto da creare le premesse per il naufragio delle civiltà.
E ancora il rapporto non sempre pacifico e cordiale fra Oriente e Occidente, la necessità di pervenire ad una economia sostenibile, passando dall’antropocentrismo all’ecocentrismo, superando così ogni ideologia che porta alla guerra dei popoli, il rispetto della dignità umana, alla base di ogni solidarietà fra popoli e culture, e infine l’età dell’Intelligenza Artificiale e del Postumano. Purtroppo stiamo assistendo in questo inizio dei Terzo Millennio al ritorno degli imperi e, quindi, ad un disordine globale, dato anche, come abbiamo detto, dalla crisi della globalizzazione e dalla paura del domani, in un mondo che sta diventando sempre più multipolare, autoritario e diviso, tale da annullare ogni riferimento alla certezza nel domani.
Da tutto ciò nasce, quindi, un senso di impotenza e di mancanza di fiducia nel domani, in quanto i problemi sono così enormi e complessi, che ogni soluzione pare sia inadeguata alla gravità del presente. In questo senso la difesa del benessere sembra essere messa in pericolo, mentre aumentano povertà, disuguaglianza, disordine mondiale, immigrazione e guerre intestine, violenze di ogni genere.
Tutti problemi, di cui ho cercato di analizzare, che l’uomo d’oggi deve affrontare e risolvere, se realmente vuole creare le basi per un nuovo umanesimo legato al rispetto della persona umana e, quindi, della dignità dell’uomo. Del resto il destino del mondo è legato alla capacità dell’uomo di creare un mondo senza confini e senza ideologie, con una governance mondiale, all’insegna della solidarietà, intesa come superamento dell’homo oeconomicus ma soprattutto come capacità dell’uomo di considerare il proprio simile come sé stesso.
Un mondo, quindi, dove possa regnare solo l’amore e la solidarietà fra tutti i popoli, al di là delle differenziazioni ideologiche, dove regni solo la speranza in un mondo migliore. Un libro che tutti dovrebbero leggere per capire il mondo in cui viviamo.