| ph. Matteo Nuzziello |
Penso sempre ai nostri figli lontani dalle nostre città, dove essi sono nati e cresciuti. Lontani in terre straniere, dove il sole si tinge di nebbia e a volte di fumo. Una terra da scoprire e da conquistare, mentre da tanto tempo la nostra gente è sbarcata da terre lontane, per conquistare nuovi orizzonti e una nuova patria da farne parte. Un tempo ormai passato, che purtroppo oggi i nostri figli hanno dimenticato. Lontani, senza quel desiderio di ritornarci e fare parte della vita familiare. Un tempo oggi silenzioso, dove le voci della nostra vita si perdono lontano oltre gli orizzonti del sole mediterraneo. Penso sempre alla nostra esistenza ma soprattutto alla nostra storia che si è costruita nel tempo a contatto con altre culture e civiltà, provenienti da mondo lontani.
Eppure essi, popoli di ogni luogo e di ogni cultura, hanno creato le basi per spingere noi verso nuovi orizzonti, tanto da costruirvi case e villaggi dove i nostri padri hanno fondato, con le loro famiglie, nuove città per restarvici e creare insieme nuove radici e nuove identità.
Oggi queste radici si sono spezzate, in quanto i nostri figli hanno deciso di vivere lontano, tanto da recidere per sempre il loro legame con le loro origini e la loro terra. Un tempo senza radici e senza figli, lontani, mentre corre il tempo della lontananza. Eppure nulla oggi vieta loro di farvi ritorno e di riprendere insieme le proprie radici. Un tempo da far rinascere e da fare sì che ogni pianta cresca nel suo terreno e nel suo legittimo alveare, inconfutabile e recondito, legato a tutto ciò che noi abbiamo, ma che purtroppo non sappiamo apprezzare e valorizzare. A volte mi chiedo perché i nostri figli debbono vivere lontani e noi senza di loro una pena perenne, ansia di rivederli e di sentirli vicini. Eppure la nostra città, Monte Sant’Angelo, ha attraversato momenti difficili e nello stesso tempo esaltanti, in quanto la sua storia e la sua cultura è legata per tanta parte all’intera storia della nostra civiltà, che nasce proprio lungo i grandi itinerari dell’Homo viator e quindi del Sacro, tanto da creare le basi per una Città Sacra di Natura. Homo sapiens che ha costruito con le sue opere e la sua fede la capacità di andare avanti nel bene e nel male. Una città millenaria, dove l’uomo ha radici profonde fra il Sacro e la Natura, con una storia millenaria e con grandi potenzialità sul piano socio-economico oltre che culturali. Una città che purtroppo vede di anno in anno diminuire la sua popolazione, tanto da assistere, di giorno in giorno, ad un graduale abbandono del suo Centro storico, una volta cuore palpitante della città, oltre ai suoi principali quartieri. Per non parlare poi del suo Corso, ormai diventato solo un luogo delle rimembranze. Una città che negli anni Cinquanta, con Mattinata, contava più di 25.000 abitanti, ma che con il passare del tempo, anche a causa del fallimento di alcune politiche industriali, vedi il fallimento dell’Enichem e l’abbandono della Pian di Macchia, la Città ha continuata un processo di spopolamento graduale, tanto da raggiungere, oggi, non meno di 11.000 abitanti.
Una città che purtroppo vede una regressione in tutti i settori nevralgici della sua economia, da quello industriale a quello agro-alimentare, fino all’abbandono e alla scomparsa dell’artigianato, un tempo all’avanguardia per quanto riguarda alcuni settori, fra cui quello tessile e quello dei prodotti artistici.
Una regressione che purtroppo ha colpito principalmente non solo il Centro storico, quanto tutto il suo periurbano, dove un tempo la gente trovava l’opportunità di sviluppare alcune attività agricole e pastorali, utili al sostentamento delle numerose famiglie patriarcali. Rioni e quartieri del Centro storico dove vi è un alto tasso di disoccupazione e di abbandono delle case, per non parlare poi della scomparsa di attività interne e circondariali. Certo la colpa non è dell’attuale compagine amministrativa, anche perché ciò che sta avvenendo è una questione che viene da lontano, e che abbraccia tutto la politica del nostro Mezzogiorno, tanto da creare le premesse per un graduale spopolamento delle città. Eppure il Meridione ha grandi potenzialità sul piano economico e culturale, oltre che sul piano ambientale e turistico. Del resto una città come Monte Sant’Angelo ha vissuto sempre in questi ultimi anni grazie alle sue potenzialità agro-forestali e all’utilizzo delle sue componenti periurbane, fra cui lo sviluppo edilizio in alcune zone della città, vedi i nuovi quartieri verso nord e verso sud, fra cui Poggio del Sole, la zona del Galluccio, e Stamporlando. Purtroppo, interi territori che potevano essere protagonisti nello sviluppo della città, come la Piana di Macchia, la Vallata di Carbonara, la zona di Pulsano, sono state abbandonate, prive di un Piano di Sviluppo socio-economico. Del resto è sotto gli occhi di tutti l’abbandono della Piana di Macchia, dopo il fallimento del processo di industrializzazione dell’Enichem e, quindi, oggi ci troviamo ad affrontare una situazione, che dovrebbe essere ad alta vocazione agro-turistica, senza alcun Piano di sviluppo. Come del resto quello della Vallata di Carbonara, dove gli ultimi insediamenti produttivi sono scomparsi negli anni Novanta. Una Città, quella di Monte Sant’Angelo, che purtroppo, se da un punto di vista turistico sta crescendo vertiginosamente, da un punto di vista sociale ed economico, oltre che occupazionale, sta diminuendo, tanto da assistere ad un progressivo spopolamento. Una economia che non può basarsi solo nella presenza del nostro santuario. È questo il punto. Una presenza di milioni di turisti che visitano la nostra città durante tutto l‘anno non può essere il volano dello sviluppo se non si creano le condizioni di uno sviluppo stabile ed efficiente. Ci vuole una politica di salvaguardia dell’esistente e una politica di investimenti nel settore ricettivo e, quindi, di residenza ad alta vocazione turistico-culturale oltre che religioso. La nostra città del resto è sorta in riferimento alla presenza non solo del Santuario, quanto delle sue bellezze monumentali, legate alla sua storia e alla sua cultura frutto della presenza di tanti popoli che hanno colonizzato e fatto propria la città per la sua storiai e le sue bellezze. E mi riferisco alla presenza dei Bizantini, dei Longobardi, tanto da far assurgere il nostro Santuario a Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi, di cui attraverso le mie pubblicazioni, ho tracciato e scritto la loro storia e le loro conquiste nel campo culturale ed artistico.
E allora ecco il punto di riferimento di tutto ciò. Bisogna tornare al passato per sviluppare il presente e progettare il futuro. E tutto questo lo si può fare attraverso una politica di valorizzazione dell’esistente e di investimenti non solo in campo economico quanto di investimenti nell’utilizzazione delle nostre capacità intellettiva e creative. In altri termini bisogna far sì che i nostri giovani possano ritornare nelle loro città e creare le dovute opportunità attraverso una maggiore salvaguardia dell’esistente. Del resto una città come Monte Sant’Angelo, sorta attraverso i grandi itinerari della fede e, quindi, attraverso la Via Francigena, la Via Micaelica, la Via Romea, la Strada di Gerusalemme, da cui poi ha inizio lo sviluppo della civiltà europea ed extraeuropea, non può morire, nè può assistere inerme al suo declino. Le diverse culture e civiltà dell’Occidente e dell’Oriente sono sorte proprio lungo i grandi itinerari della fede, ma soprattutto attraverso quel rapporto simbiotico fra il Sacro e la Natura, di cui il nostro Gargano ne è l’esempio più emblematico, in quanto rappresenta il centro e, quindi, un ponte fra l’Oriente bizantino e l’Occidente latino, all’insegna dell’incontro di popoli, ma soprattutto all’insegna dello sviluppo delle culture e delle civiltà occidentali ed orientali.
Tutto questo sto cercando di scoprire e di esaminare attraverso i miei studi e le mie pubblicazioni, alla ricerca non solo di me stesso, quanto del luogo in cui sono nato e ho costruito la mia famiglia. Un mondo ancora, secondo me, da scoprire, da studiare, da porre in essere sul piano culturale ed economico. Bisogna, ormai, vedere non solo da un punto di vista storico-culturale il nostro patrimonio, ma renderlo esso fruibile non solo ai residenti, quanto a coloro che hanno il desiderio di costruire un mondo migliore, fra cui i nostri figli e i nostri giovani, attraverso un graduale ritorno alle loro città. In questo senso bisogna investire non solo sulla città, quanto sull’intero territorio, in un processo sinergico fra l’oggi e il domani, fra ciò che uno ha e ciò che potrebbe avere. In questo senso bisogna avere la capacità e la volontà di considerare il nostro habitat come elemento di progresso sociale e di sviluppo economico, accogliendo in maniera duratura ed esaustiva le migliaia di turisti e visitatori provenienti da ogni parte del mondo.