Durante l'inaugurazione di "Terzo Paradiso" con l'artista Michelangelo Pistoletto
In un articolo pubblicato su vari siti ho parlato di un Museo Diffuso nella Città di Monte Sant’Angelo, riguardante principalmente il nostro patrimonio storico-artistico sparso in varie parte del nostro territorio; opere che si trovano nei vari palazzi signorili della città, nelle chiese, nei monasteri, in varie istituzioni pubbliche e private; opere che un tempo appartenevano a varie chiese e specialmente ai numerosi ordini monastici, fra cui i Francescani, i Cappuccini, i Benedettini, i Carmelitani e così via. Per esempio, durante il Regno di Napoli, per ordine di Gioacchino Murat, in seguito alle leggi eversive del 1806, leggi che decretavano l’abolizione dei beni feudali e privati dei Monasteri, molte opere artistiche, fra cui una bellissima tela raffigurante Santa Lucia e Santa Barbara e un Cristo con la corona di spine, rispettivamente attribuite a Pietro Vannucci detto il Perugino (1448- 1523), maestro di Raffaello e a Josè de Ribera, detto lo Spagnoletto (1591-1652), furono trasferite, dal Convento dei Cappuccini, nei locali del Comune, e precisamente nel Palazzo di Città, un tempo anche esso Convento dei Benedettini. Mentre altre opere dello stesso Convento dei Cappuccini, in seguito furono trasferiti in altri luoghi fra cui nella Chiesa di San Francesco, dove possiamo ammirare una bellissima tela della Vergine con tra le braccia il divino Infante, affiancati da un S. Giuseppe e un San Michele, la figura del Santo vescovo di Mira, San Niccolò da Bari, accanto a cui è inginocchiato un fanciullo, le figure oranti di San Francesco da Paola e di San Francesco d’Assisi e vicino un angioletto che reca in mano una croce. Nonché altre opere artistiche provenienti da altre chiese e monasteri.
Oggi vogliamo soffermare la nostra attenzione su un’opera singolare e importante per la Città di Monte Sant’Angelo, che si trova all’interno del Battistero di San Giovanni in Tumba, meglio noto come Tomba di Rotari. Un luogo dove si incontrano due mondi: l’Oriente bizantino e l’Occidente latino, attraverso la sua singolare architettura che rispecchia da un lato i canoni stilistici delle moschee islamiche e dall’altro i canoni artistici e scultorei dell’arte romanico-pugliese del XII secolo.
Mondi all’apparenza contrapposti, ma che hanno determinato la nascita della civiltà europea fra il XIII secolo fino al Rinascimento. Da tutto ciò è nata e si è sviluppata la Città di Monte Sant’Angelo, che con il culto di San Michele e il pellegrinaggio che ne è derivato, ha creato le basi per la nascita e la formazione della civiltà europea. Non per caso si afferma che l’Europa nasce lungo i grandi itinerari della fede e precisamente lungo la Via Francigena, la Via Romea, la Via Micaelica e la Strada di Gerusalemme. Una Linea Sacra che va dall’Irlanda fino alla Terra Santa e, quindi, Gerusalemme, toccando i principali santuari dedicati a San Michele. Una Città Monte Sant’Angelo che è diventata nel tempo crocevia fra Oriente e Occidente, ed oggi infatti tutto ciò si vede nella presenza incessante di tanti turisti pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, dai paesi europei fino ai paesi asiatici, fra cui Cina, Giappone, India, Corea del Sud. Per non dimenticare il mondo al di là dell’Oceano Atlantico, gli Stati Uniti.
Con l’opera di Michelangelo Pistoletto, il Battistero di San Giovanni in Tumba e, quindi, la Città di Monte Sant’Angelo si pone oggi all’attenzione del mondo anche e soprattutto in campo artistico, in quanto l’opera del Pistoletto, che va sotto la denominazione di Terzo Paradiso, termine che nasce all’insegna dell’incontro fra i popoli, ma specialmente delle grandi religioni monoteistiche del mondo, è fra le più importanti opere del patrimonio culturale ed artistico dell’Italia.

Tale opera del Pistoletto la troviamo nella parte inferiore dell’entrata del Battistero. Opera che va sotto la denominazione di Arte Povera, come del resto altre opere del nostro Pistoletto, il quale è da considerarsi fra gli artisti più importanti dell’Italia e del Mondo. Una corrente artistica, quella dell’Arte povera, che nasce negli anni ’60, attraverso l’utilizzazione di materiali di scarto e di uso comune. E a tale proposito, per quanto riferito all’Arte povera, molti artisti del ventesimo secolo si sono chiesti se l’arte avrebbe ancora avuto ragione di esistere, e quindi è nata un’attività di introspezione dell’arte stessa tesa a scovare quelle che sono le ragioni essenziali e profonde della pittura e della scultura, superando così la tradizione raffigurativa e la riproduzione sia manuale sia meccanica del mezzo pittorico e fotografico. In altre parole, tra la fine del ‘65 e l’inizio del ‘66, avviene un superamento dell’opera d’arte intesa come idea, immagine e metafora. Afferma a tale proposito Pistoletto: “Gli Oggetti in meno vengono ad esistere attraverso un passaggio immediato e diretto dal possibile all’essere; ogni opera nasce senza alcun riferimento culturale, intellettuale e formale e si produce come genesi spontanea senza previsione, meditazione, relazione o verifica”.
Da ciò si ricava che Michelangelo Pistoletto, nato a Biella nel 1933, è uno degli interpreti del radicale rinnovamento del linguaggio artistico operato in senso non solo estetico ma anche sociale, a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, che è un momento chiave della storia dell’arte italiana ed internazionale, per l’utilizzo di materiali primari e poveri. Elementi questi che, ritroviamo nell’opera di Pistoletto esistente nella Tomba di Rotari, e che proietta, attraverso l’Arte Povera, l’opera stessa sul palcoscenico internazionale.
Per quanto riguarda Pistoletto, fra le sue opere più famose e conosciute, è la Venere degli stracci, del 1967, la cui tecnica dell’assemblaggio, dell’accostamento apparentemente provocatorio, riunisce il richiamo classico al materiale povero per eccellenza, lo straccio, inizialmente utilizzato per pulire i Quadri specchianti, e ora adoperato nella sua componente materica e cromatica. I brandelli di stoffa colorati 3 sono disposti a formare un’intercapedine fra la riproduzione della Venere con mela dello scultore neoclassico Bertel Thorvaldsen e il muro verso cui la scultura è rivolta.
Il periodo artistico relativo alla nascita del Terzo Paradiso nasce negli anni Duemila, in cui l’attività di Pistoletto si rivolge in maniera specifica verso tematiche religiose, fra cui opere come Luogo di raccoglimento e di preghiera del 2000. Si tratta di un’opera dedicata ai rapporti tra le diverse religioni, interpretati dall’artista in senso concettuale e spaziale. Nel 2009 compone l’opera Il tempo del giudizio, concepito come una sorta di tempio dove si incontrano le principali religioni monoteistiche fra cui ebraica, cristiana, buddhista, islamica. L’opera di Pistoletto, che si trova a Monte Sant’Angelo, è stata inaugurata, nell’ambito di Capitale Cultura Puglia 2024, il 2 ottobre 2024, come espressione de “Il Terzo Paradiso: Intrecci d’oro” ed è situata al centro del Battistero di San Giovanni in Tumba (Tomba di Rotari), ed interpreta il simbolo del Terzo Paradiso usando centrini e merletti locali, metallizzati in oro.
L’opera rappresenta la fusione tra natura e artificio, con il cerchio centrale creato da trame di artigiani pugliesi, ed essa si inserisce nel movimento globale del Terzo Paradiso, simbolo di pace e rigenerazione. “Intrecci d’oro” che dialogano con la storia e l’artigianato locale, simboleggiando un nuovo equilibrio tra tradizione e innovazione. Un simbolo che rappresenta la fusione tra il paradiso naturale e quello artificiale creato dall’uomo.
Afferma Pistoletto: “Si è formato un vero e proprio mondo artificiale, che, con progressione esponenziale, ingenera, parallelamente agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado e consunzione del mondo naturale. Il Terzo Paradiso è la terza fase dell’umanità, che si realizza nella connessione equilibrata tra l’artificio e la natura”. In altri termini è la fusione fra il primo e il secondo paradiso. Il primo è quello in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana, fino alle dimensioni globali raggiunte oggi con la scienza e la tecnologia. Il Terzo Paradiso invece significa il passaggio a uno stadio inedito della civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. E ciò può avvenire solo se si riformano i principi e i comportamenti etici che guidano la vita comune. Quindi bisogna volgere lo sguardo verso la salvaguardia della natura, alla sostenibilità ambientale, al riciclo e, quindi, alla salvaguardia dell’uomo in concomitanza con la salvaguardia della natura. Un messaggio che tutti gli uomini dovrebbero recepire in quanto è in gioco la sopravvivenza dell’uomo nell’ambito della natura. Ciò che purtroppo oggi non avviene, in quanto l’hibris, la superbia, ha il sopravvento sulla moralità e sui diritti dell’uomo. Per questo, afferma Pistoletto: “Nel futuro bisogna raggiungere un nuovo equilibrio con la natura, tra uomo e natura, tra intelligenza artificiale e intelligenza naturale”.
In questo senso anche l’opera di Pistoletto, qui a Monte Sant’Angelo, all’interno della Tomba di Rotari, diventa un’opera di grande rilevanza non solo artistica, quanto morale, tanto da conservarla e proteggerla, attraverso una maggiore custodia e una maggiore salvaguardia, impedendo ai visitatori la sua distruzione, come realmente è avvenuta. Una protezione tale da assicurare l’opera alle nuove generazioni, ma soprattutto custodirla come patrimonio culturale della città, tanto da richiedere senz’altro un luogo più confacente, come un Museo d’Arte Contemporanea o una Pinacoteca Civica di alto livello.