“La Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA-APS) Sezione Puglia esprime forte preoccupazione per la difficile stagione degli incendi boschivi che sta interessando la Puglia e sottolinea che il rischio per il territorio non si limita alla gestione del fenomeno nel periodo di massima pericolosità ma, al contrario, proprio nelle settimane successive all’incendio si apre una fase particolarmente critica per la stabilità del sistema vegetazione-suolo e per la sicurezza idrogeologica.
Gli incendi che stanno interessando la Puglia, e in particolare i recenti severi incendi che hanno colpito il territorio di Peschici nel Parco Nazionale del Gargano, il Parco Nazionale dell’Alta Murgia e aree protette del Salento rappresentano non solo un grave danno per la fauna, il patrimonio forestale ed ecosistemico, ma anche l’inizio di una fase estremamente delicata per la stabilità del territorio con fenomeni di erosione e possibile dissesto geo-idrologico che portano verso una graduale impoverimento del suolo e processi irreversibili di desertificazione”. Lo ha affermato Vincenzo Iurilli, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, sezione Puglia.
Fiamme nelle baie di Manaccora e Zaiana e zona Pile Fraballe
“Secondo le più recenti conoscenze scientifiche, infatti, un incendio non compromette soltanto la fauna e danneggia la vegetazione, ma compromette la stabilità dell’intero sistema vegetazione-suolo, alterando gli equilibri fondamentali per la sicurezza del territorio. La copertura vegetale protegge il terreno dall’impatto diretto delle precipitazioni, favorisce l’infiltrazione dell’acqua, limita il ruscellamento superficiale, consolida i versanti attraverso gli apparati radicali e contribuisce al mantenimento della sostanza organica del suolo. Quando questa protezione viene meno, il terreno perde rapidamente parte della propria capacità di svolgere tali funzioni.
Le più recenti ricerche scientifiche confermano che gli incendi ad elevata severità modificano profondamente le proprietà fisiche, chimiche e biologiche dei suoli mediterranei – ha continuato Iurilli – determinando la perdita di sostanza organica, alterazioni della struttura del terreno, fenomeni di idrofobicità, una minore capacità di infiltrazione dell’acqua e un marcato incremento della suscettibilità all’erosione, tutti fenomeni che possono innescare processi di desertificazione a cui il territorio pugliese è molto sensibile. Gli studi, inoltre, evidenziano che gli effetti del fuoco possono protrarsi per molti anni, compromettendo la capacità del suolo di fornire servizi ecosistemici fondamentali quali la regolazione del ciclo idrologico, la conservazione della fertilità e la protezione dal dissesto geo-idrologico. Analogamente, studi sperimentali condotti in ambiente mediterraneo confermano che il periodo di maggiore criticità coincide con le prime precipitazioni successive all’incendio, quando aumenta il rischio di erosione, trasporto di sedimenti e degrado del suolo, rendendo indispensabili tempestivi interventi di recupero post-incendio.
Questi effetti assumono oggi una rilevanza ancora maggiore nel contesto della crisi climatica. Negli ultimi anni il clima mediterraneo è caratterizzato da ondate di calore sempre più intense e prolungate durante il periodo estivo, che favoriscono lo sviluppo di incendi di elevata intensità e severità, seguite, nei mesi autunnali, da precipitazioni sempre più intense e concentrate in brevi intervalli di tempo. Le più recenti ricerche sottolineano come la progressiva riduzione del tempo che intercorre tra l’incendio e gli eventi piovosi estremi aumenti sensibilmente il rischio di erosione e degrado del suolo, rendendo ancora più urgente la gestione del territorio nella fase post-incendio.
Quando le piogge intense raggiungono un’area incendiata, esse agiscono su un sistema vegetazione-suolo già compromesso, aumentando sensibilmente il rischio di erosione accelerata, trasporto di sedimenti, frane superficiali, colate detritiche e alluvioni improvvise. Per questo motivo, l’emergenza non termina con lo spegnimento delle fiamme, ma prosegue nella fase successiva, quando è necessario mettere in sicurezza il territorio prima dell’arrivo delle precipitazioni autunnali.
La SIGEA sottolinea quindi l’importanza di programmare e finanziare interventi di recupero e ripristino post-incendio, seguendo le esperienze già sviluppate in diverse regioni italiane, come il Piano regionale degli interventi di recupero delle aree percorse dal fuoco della Regione Piemonte. Tali interventi prevedono l’impiego di tecniche di bioingegneria e ingegneria naturalistica, particolarmente efficaci nelle aree a maggiore pendenza.
Tra queste assumono particolare interesse la realizzazione di briglie in legname, gradonate e piccoli terrazzamenti lungo le curve di livello, ottenuti anche mediante il riutilizzo dei tronchi e delle piante carbonizzate presenti nell’area percorsa dal fuoco. Queste opere consentono di rallentare il deflusso superficiale delle acque, trattenere sedimenti e ceneri, favorire l’accumulo di terreno fertile e creare condizioni favorevoli alla naturale ricolonizzazione della vegetazione. A tali interventi possono essere affiancate palificate vive, fascinate, barriere filtranti in legname, biostuoie biodegradabili e opere di rinverdimento con specie autoctone, tecniche ormai consolidate nell’ingegneria naturalistica e nella gestione post-incendio dei bacini montani.