Riprendiamo dall’ultimo articolo, dove son stati messi in fila tutti gli eventi e i dati raccolti, scanditi nel tempo in base alle tracce video e audio a disposizione, e dove si menziona quella voce che gira sui social e tra la gente a Foggia che gli investigatori stiano in alto mare e che tutto si traduca in altro caso Garlasco. Una voce presa con le pinze ma che va indicata per diritto di cronaca e che ovviamente si spera un pourparler.
Dalla morte per mano assassina di ignoto del 42enne Dino Carata, incensurato personal trainer, all’anagrafe Annibale, mentre era in strada con il suo cane Maya in via Caracciolo a Foggia alle ore 21:58:25, come riporta l’audio, da quattro colpi di una pistola di calibro 22, sono trascorsi 21 giorni e di dati quasi certi c’è il nulla. Solo ipotesi e finora nessuna notizia che possa in un certo qual modo, se è possibile, rasserenare i familiari. L’unica sarebbe di una vendetta perpetrata dai familiari del 39enne, pregiudicato, caduto e morto quel 22 ottobre dl 2023 dove abitava il papà di Dino, appunto su via Caracciolo n° 7 dove risiedeva anche Dino con la sua famiglia, una persona che era ai domiciliari per un caso di droga, sorpreso sul balcone e fuggendo sarebbe caduto. Il caso fu chiuso come incidente.
E fin qui la chiarezza investigativa ci informa. Ovviamente le altre piste seguite, perché ve ne sono altre, sono secretate, giustamente, ma il dubbio rimane per il protrarsi delle indagini giacché la pista seguita punterebbe a qualcuno e di questo qualcuno non v’è traccia. È quella persona incappucciata a bordo di una bicicletta elettrica immortalata in due video di due diverse telecamere di videosorveglianza private, prima dell’omicidio nel piazzale di San Giuseppe Artigiano, poi su via D’Azeglio mentre fuggiva dopo l’assassinio, fuga presumibilmente avvalorata dal gesto che si sarebbe fermato per un attimo dove è stato ritrovato il caricatore dell’arma, verosimilmente perso dal presunto omicida.
Ma oggi, 04 maggio 2026, arrivano altre notizie. Il RIS di Roma, viale Tor di Quinto, oltre a sottoporre il caricatore, i proiettili e cartucce ritrovate sulla scena del crimine, ad analisi dattiloscopiche e del DNA, avrebbe eseguito gli esami forensi sugli indumenti indossati dalla vittima la sera della sua uccisione. Un controllo alla ricerca di ulteriori tracce per risalire all’assassino. Tuttavia, il resoconto dattiloscopico e del DNA degli esami predetti sono ancora secretati. E come ha voluto la famiglia Carta-Traisci con il placet del legale l’avv. Michele Vaira, al RIS era presente il consulente perito di parte il già generale dell’arma dei carabinieri Luciano Garofano, ex capo del RIS.
Nel dettaglio gli esami dattiloscopici riguardano i 4 bossoli esplosi dall’omicida trovati in terra poco più o meno di 7 metri dove giaceva la vittima, 1 proiettile leggermente deformato ritrovato a circa 50 cm dal corpo inerme di Dino, il caricatore caduto e perso dall’assassino durante la fuga, con due proiettili, rinvenuto in via D’Azeglio poco dopo aver svoltato da via Caracciolo, precisamente a 45 metri dalla scena del crimine.
Oltre agli esiti degli esami del RIS, si attendono anche quelli dei filmati e tracce audio che fino ad ora son stati resi pubblici e altri secretati per ovvie ragioni di indagini. Tra le tracce audio più analizzate parrebbero siano quelle dove si odono frasi ad alta voce, come un litigio tra le parti:
«Capisci, se cambi idea ti ammazzo?».
«Mi ammazzo mo’?»
«…dialogo incomprensibile…» fino al 30 aprile 2026, poi «Che hann arrùa o pitt…che due o tre colpi…» in italiano «Che devono arrivare al petto…che due o tre colpi», mandate in onda dalla trasmissione “Chi l’ha visto?” su RAI 3, la sera del 30 aprile 2026, con l’intervista all’avv. Vaira.
«Questo è un messaggio, è…»
«Oh. Ma che fai?»
«Oh!»
«Basta! Porca puttana, non ti arrabbiare per niente, oh!»
«Ma che fai, eh? Mi spari, oh?».
Passano alcuni secondi e si odono i quattro, forse cinque, colpi d’arma da fuoco. Dalla voce, che parrebbe della vittima, si sentono le sue ultime frasi:
«No, non ti vengo a disturbare mai più. Te lo giuro, te lo giuro. Te lo giuro, te lo giuro».
Al vaglio ci sarebbero anche alcuni post pubblicati sui social da alcuni parenti del 39enne che avrebbero un tono minatorio, come riporta il programma “Ore14” su Rai2: “Chi male fa, male aspetti… Le cattiverie tornano sempre al mittente, io mi siedo e aspetto, mica ho fretta” (pubblicato nel gennaio 2024). Ma c’è dell’altro, o meglio, un altro post pubblicato il giorno dopo l’omicidio di Dino Carta: “Tempo a tempo e che soddisfazione mi devo togliere”. Scritti che non profilano il presunto assassino, ma che destano dubbi.
Come pure tutte le immagini, e ne sono tante, del tragitto della fuga del presunto omicida, immortalato sul quella bicicletta elettrica fino a via Martiri di via Fani, alla periferia nord di Foggia all’inizio del comparto rione Biccari, nei pressi del Policlinico Riuniti, dove poi si perdono e tracce.
Chi sa, parli!
FOCUS:
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