Monte Sant'Angelo. La scuola “Giovanni Tancredi – Vincenzo Amicarelli” si colora di “arancio” per amare senza chinare la testa

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Nelle strade del Mondo, tante donne narrano le loro storie di vita a altre donne e a altri  uomini. In questo viaggio virtuale, la scuola “Giovanni Tancredi – Vincenzo Amicarelli” di Monte Sant'Angelo vuole esserci per ascoltare e narrare nuove storie di vita senza violenze e  senza colpevoli.  Con questo scopo, la comunità scolastica ha deciso di partecipare alla campagna internazionale “Orange the Word”, in modo da offrire una sua visione per decostruire la diseguaglianza di genere.  Gli allievi della Scuola hanno aderito all'iniziativa di denuncia e di sensibilizzazione, anche per colorare il mondo di arancio,  denunciare e fermare le tante violenze sulle donne. Le ragazze e i ragazzi vogliono lasciare un segno indelebile nella coscienza collettiva, inondando di tanti   colori  il nero della violenza sulle donne.  Abbracciati dalla luce  del colore arancione, i docenti e  gli allievi vivranno sedici giorni di fantastiche emozioni  nonviolente, giorni di studio e di denuncia sugli agiti e sui pregiudizi sessisti. L'iniziativa civile mondiale volgerà a termine il 10 dicembre del 2020: la giornata internazionale dei diritti umani. In questi giorni, nella Scuola è un fiorire di attività.

Le insegnanti della Scuola dell'Infanzia e i piccoli allievi hanno elaborato cartelloni illustrativi per mostrare il valore del rispetto dell'altro. L'idea è stata raccolta dagli allievi delle classi quinte della Scuola Primaria, che hanno realizzato schede riflessive e giocose per richiamare l'attenzione di tutti i genitori sulla serenità del vivere insieme. Sui loro manifesti, gli alunni delle classi 5^ A, 5^B e 5^C  hanno scritto “Le parole di Gianni Rodari”… “abbiamo parole per vendere. Parole per comprare. Parole per fare parole. (...)”.  Diverso, invece, è il messaggio delle alunne e degli alunni della 5^ C e della 5^D. Attraverso i racconti di Parvana hanno conosciuto e fatto conoscere le difficoltà di una ragazza undicenne, cresciuta a Kabul durante il governo talebano. Un racconto che tratta la questione delle donne afghane e la loro difficile emancipazione. Della violenza alle donne hanno parlato e scritto gli allievi della Scuola Secondaria di Primo Grado con i loro video, uno intitolato “Una storia raccontata con Adobe Spark” e l'altro “La violenza comincia molto prima...”. Questi ragazzi hanno scelto di raccontare e raccontarsi, parlando e facendo parlare tante persone. Lo hanno fatto, in modo diverso, cantando, suonando e declamando  la serenità di una vita dove si può amare, senza chinare la testa.

La dirigente scolastica, Matilde Iaccarino, ha motivato  l'iniziativa didattica e culturale  per mostrare il valore  civile della denuncia e  la necessità di sensibilizzare la comunità cittadina a non normalizzare la violenza che, spesso,  si consuma anche tra le mura domestiche.

Il femminicidio è in forte aumento, soprattutto in questo periodo pandemico. La violenza sulle donne sembra inspiegabile e diventa incredibile quando viene scatenata da un compagno di vita, che si sporca di un disgustoso delitto. La collera del vivere violento  familiare può travolgere le città e entra nelle aule scolastiche.  Tra i banchi di scuola, non è difficile che siedono allievi, taciturni o ribelli, figli di persone “normali”, coinvolti in furibonde liti familiari, segnati per tutto il tempo della loro vita. Quella violenza familiare, privata, si trasforma in realtà pubblica, collettiva: un pezzo di realtà che la Scuola non può e non deve trascurare, sottacere. Non parlarne è insensato. Sbaglia chi tace per difendere “l'onore” della famiglia. E poi, cosa è l'onore che da secoli giustifica la violenza domestica,  il maltrattamento o l'omicidio della donna? La Scuola ha  gli strumenti e le conoscenze per delegittimare non solo la violenza domestica e di genere, ma, anche, la violenza come sistema di governo  degli stati e della famiglia. I suoi docenti possono ribaltare il racconto della vita con la parola, con i saperi acquisiti nel tempo e suggeriti dalla storia dell'umanità, per liberare la donne e gli indifesi dalla tirannia della gelosia, del possesso e della violenza. Quel mondo potrebbe scomparire se le donne e gli uomini del futuro negassero il non valore della violenza nei rapporti umani. La Dirigente e i Docenti della Scuola “G. Tancredi – V. Amicarelli”, in questi sedici giorni   di attività scolastiche vogliono contrastare i comportamenti violenti contro le donne. Con le diverse e formative manifestazioni didattiche, lo diranno senza indugi che per negare gli agiti violenti, ci sono diversi modi: farla finita con gli  antichi e i tradizionali modelli di pensiero propri di un sistema sociale  primitivo e iniziare a trasmettere agli alunni e  agli studenti conoscenze libere dai tanti condizionamenti ideologici del mondo patriarcale.

Per la Comunità educante di Monte Sant'Angelo, liberare la donna dalla tragedia del femminicidio è un obbligo morale, civile, giuridico e cristiano.  Questo mondo scolastico, con queste convinzione e con queste conoscenze, pensa che sia possibile raccontare ai tanti allievi l'altra storia, quella del matriarcato, quella civile, quella della non violenza, dell'accoglienza, della accettazione incondizionata dell'altro, della libertà della persona umana, troppo compromessa e schiacciata dalla paura,  che continua ad abitare il suo inconscio.

Certo, non c'è liberazione se non si libera la persona dal vecchiume del passato. E' questo che chiede la Scuola del futuro.

I ragazzi la svolta nonviolenta  la vogliono costruire, tagliando il nodo Gordiano delle strutture sociali del passato, intrecciate con racconti di guerre e  di violenze. 

Con le tante iniziative, progettate dai docenti  e  dagli allievi  della Scuola “G. Tancredi – V. Amicarelli”, si guarda  oltre, per formare il cittadino, costruttore di futuro.

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