L'Editoriale. Da Arancione e Rossa, sfumature….fatali

Nell’aria circolano voci che indicherebbero la Puglia prossima a zona Rossa. I dati epidemiologici lo giustificano, come quelli ospedalieri, ormai al collasso. La curva Rt è a 1.43, giustificando scenari da Tipo 3 piuttosto che evoluzioni da Tipo 4 vista l’alta incidenza di ricoveri, mortalità, collassi ospedalieri e un’economia morente.

A Bari il sindaco Decaro tenta il jolly, con la spinta della regione Puglia, chiedendo aiuto alle Forze Armate che dovrebbero montare nell’area delle Fiera del Levante un ospedale da campo, oltre ai Drive-Through già presenti e operativi. E quando interviene la sanità militare vuol dire che siamo con l’acqua alla gola. A Foggia le Forze Armate dovevano essere già operative con le postazioni per i tamponi, ma si odono solo elicotteri, non militari.

I reparti ospedalieri sono colmi. Unità Operative affollate, rimodulate CoVid per fronteggiare emergenze ormai ordinarie anziché straordinarie. Un ritardo che fa riflettere come chi ci governa, a tutti i livelli, abbia potuto attendere numeri ultra pandemici per attuare azioni di potenziamenti ospedalieri che sarebbero dovute partire fin da questa estate. La movida il capro espiatorio di una politica che ha redarguito invece di bloccare. E oggi si pagano conseguenze e con tanto di interessi, dilazionati nel tempo, che non abbiamo per vivere.

In Puglia la sanità ha eccellenze mediche e infermieristiche, non quelle strutturali di ospedali rimodulati rincorrendo il virus piuttosto che anticiparlo. La Regione negli anni ha drasticamente chiuso plessi, economizzando il comparto e perciò riducendo risorse. Oggi lancia bandi di assunzioni straordinarie, una “chiamata alle armi” piuttosto che un grido di appello e di aiuto. Un lavoro definito dagli stessi infermieri “pericoloso” per l’alta incidenza di contagi tra il personale sanitario, come pubblicato dall’Istituto Superiore della Sanità che ha conteggiato oltre 52mila casi. Un lavoro che molti stanno evitando, di farlo, di incontrarlo.

Foggia e la sua provincia fa parte di questo scenario. Il Policlinico Riuniti ha 148 ricoverati per CoVid-19, cui 24 in rianimazione. In provincia altri plessi, di quei pochi rimasti aperti, giungono numeri superiori alla loro ordinaria capienza. Focolai sparsi qua e la, tra case di riposo per anziani, strutture private d’accoglienza, scuole chiuse -per fortuna- e abitazioni e CoVid-hotel trasformati in “ghetti” per positivi in attesa di tamponi, sperando –vanamente- in ospedalizzazioni. È il fallimento totale della sanità, di chi la gestisce e amministra, pur avendo fior di professionisti che H24 stanno letteralmente dando l’anima a scapito loro. Ma questo non gli è riconosciuto, sennonché il singolo caso di attesa in corsie dove a pagar dazio è l’operatore sanitario, l’infermiere, il medico, capri espiatori di un comparto fallito.

Aprendo nuove Unità Operative con il terzo reparto di Pneumologia al Colonnello D’Avanzo e con il protocollo Tsunami, che preleva plasma a chi è guarito dal CoVid, si corre ai ripari in una gara divenuta impari tra domanda e richiesta che solo la politica poteva fornir risposte, celandole dietro i camici sgualciti di salvatori ormai stanchi e senza gloria. È la prova della rincorsa piuttosto dell’anticipo, del cane che si morde la coda, della mancanza di proattività verso scenari futuri impressi nel presente, della stupidità umana a veder il dito piuttosto la Luna. È un boomerang mortale!

Il Sindaco Landella emana una nuova Ordinanza, chiudendo vie, parchi e divieto assoluto di sedersi sulle panchine pubbliche, come avvenne tra marzo e aprile scorso. A Genova la Polizia locale rincorre chi è senza mascherina, “militarizzando” un sistema democratico. Nei vari comuni della Capitanata, Foggia compresa, i sindaci limitano gli spostamenti, chiudono scuole e biblioteche, bar e negozi non di prima necessità, arrovellandosi il cervello come arginare un virus che tanto subdolo non è. Ha fallito la politica, che questa estate con la manina si è aggrappata senza pudore e senza azioni alla veste economica di chi chiedeva interventi per l’autunno. E ora si strappa le vesti dinanzi ai DPCM che con pilatesca furberia ostenta saccente volere di tappezzar il fu Belpaese.

Leggo e ascolto (dis)illuminati docenti che la scuola dovrebbe rimanere aperta a fronte di trasporti affollati, veicolo primario dei questa seconda ondata, mezzi di infrastrutture non adeguate all’impatto sociale pandemico rese fatiscenti e lasciate dalle istituzioni alla loro sorte di mezzi virali.

Dal Governo non cessa la “preghiera” di non assembrarsi in casa e indossare la mascherina -tentando di violare l'inalienabile proprietà privata-, di non essere più di sei e tra parenti di primo grado, di circolare per strada solo per urgenze e necessità comprovate e formalizzate su un pezzetto di carta, quell’autocertificazione che tra qualche anno diverrà culto per collezionisti e pagina sui libri di storia. Preghiere di rincorsa, anticamera di autoritarismo che giustifica un fallimento annunciato di azioni di anticipo non varate. L’economia muore, non lentamente, e chi doveva essere ristorato –bel termine per giustificare insolvenze politiche- sta dimagrendo a vista d’occhio, reduce da un’estate specchietto per le allodole artatamente confezionata da surrogati comitati tecnici della porta affianco di chi li ha nominati.

Il Santo Natale è alle porte e probabilmente lo vivremo come la Santa Pasqua, festeggiata tra le mura domestiche, affacciandoci alle finestre o sui balconi per augurare al vicino la menzogna del secolo “Andrà tutto bene”.

Tira aria di lockdown, di una Puglia cromaticamente dalle “sfumature” fatali.

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