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L'Editoriale. Un caco scolastico per ogni pugliese

«...Infetto sì? Infetto no? Quintali di plasma. Primario sì primario dai, primario fantasma, io fantasma non sarò e al tuo plasma dico no...Italia sì Italia no Italia gnamme, se famo du spaghi. Italia sob Italia prot, la terra dei cachi...Italia sì Italia no...Perché la terra dei cachi è la terra dei cachi...».

L’avete riconosciuta? È una parte della famosa canzone “La terra dei cachi” cantata da Elio e le Storie Tese al Festival di Sanremo 1996, classificandosi alla finale, vincitrice del premio della critica.

Una canzone cult, di protesta contro il malessere del fu Belpaese, di scandali e malasanità, di tangenti, attentati e bombe, dell’Italia del calcio, pizza e spaghetti. Un’Italia che, fin dei conti, è lo specchio di quello che avviene oggi. Da allora son trascorsi 25 anni e nulla è cambiato.

La fragilità che inizialmente pareva essere il senso di un frutto facilmente deteriorabile, fu soppiantato da quello degli affari, spesso non chiari. Eppure del caco, originario della Cina, si dice che riuscì a sopravvivere al bombardamento atomico a Nagasaki, diventando simbolo di pace. Ma il caco è fragile, s’allappa e se non consumato nel breve tempo deteriora, uno spreco evitabile se non voluto.

Un caco per ogni pugliese è oramai la ricetta imposta da chi la governa in questa pandemia. Un giorno siamo in zona gialla, un altro in arancione e l’indomani è rossa. Non c’è né capo né coda nelle decisioni assunte da chi, invece, dovrebbe garantire sicurezza e perciò serenità.

Dal 22 febbraio prossimo e fino al 05 marzo in Puglia le scuole ritornano in DaD, anzi in DDI –Didattica Digitale Integrata-, quella didattica a distanza che per mesi ha funzionato, bene e male, in una regione che ha arrancato con organizzazione e strumentazioni obsolete. E solo grazie alla volontà di studenti e diversi professori e personale ATA, che si sono organizzati con propri mezzi e tanta pazienza, la formazione ha avuto luogo.

Da poco si era ritornato tra i banchi, con mille problematiche e tanti interrogativi. Ora si riprenderà da casa. Emiliano ha emanato l’Ordinanza n° 56, del 20 febbraio 2021, dove impone la DDI al 100%, previo casi limite di studenti con disabilità e con bisogni educativi speciali, garantendo il collegamento online con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata.

Puglia sì, Puglia no, perché la terra dei cachi è la terra dei cachi, parafrasando l’inciso sanremese. Di una regione che secondo dei posti letto negli ospedali decide il colore delle zone, di una Puglia che ha iniziato la fase vaccinale non tenendo conto anche di chi è in prima linea sul fronte scolastico, di una regione che sta accusando le varianti del virus e nel frattempo rimane gialla, con coprifuochi sempre meno coperti e serate e weekend sempre più affollati, dove il braccio ha soppiantato la mano tesa a chi economicamente ha chiesto respiro più che nebulosi ristori, dove il “liberi tutti” vien anche adottato da chi dovrebbe garantire meno assembramenti. E oggi s’accorge che è prioritario vaccinare professori e personale ATA affinché sia garantita la frequenza in sicurezza anti SARS-CoV-2 a quei studenti, pochi e volenterosi, anche temerari. Perché non pensarlo prima di ridare agli studenti la possibilità di sedere in classe? Già, è vero. Sono in arrivo oltre 60mila dosi del vaccino AstraZeneca, destinato al personale scolastico, sufficienti per garantire al 70% la prima dose. Ma si vaccineranno tutti? Altro interrogativo che allerta studenti e genitori.

Meglio tardi che mai, ovvio. Ma così facendo si mina al rendimento dello studente, alla sua stabilità psicologica, alla sua volontà di metter testa sui libri. S’accorge anche che le varianti, in circolazione da tempo, stanno interessando la popolazione in età scolare, una diffusione importante che andava prevista, se al posto della politica vi fosse stata la visione scientifica di una coscienza virologa (la conoscenza c'è e su questo non si discute).

La Regione Puglia ha un assessore alla sanità che è uno scienziato, un esperto virologo che conosce bene la materia e che sa come formulare protocolli e farli applicare. Intanto in Puglia si procede a macchia di leopardo, una settimana diversa dall’altra, a volte da un giorno all’altro. Decisioni più politiche che scientifiche. Eppure siamo in emergenza pandemica e la salute dovrebbe avere precedenza (ha la precedenza).

Nelle scuole si discute del fine anno scolastico, che si vorrebbe procrastinare a fine giungo 2021. C’è anche chi tra i banchi vorrebbe gli studenti nei mesi estivi. Ipotesi al vaglio del nuovo Premier Draghi, che tra una resilienza consigliata e un’altra imposta, sta prendendo tempo per decidere. Tra i banchi se vi saranno gli studenti dovranno starci, per forza, anche i professori. Siamo certi che questi vorranno “sacrificare” le loro ferie estive? E con loro il personale ATA? Ipotesi arlecchinata come la nostra attuale Italia, oltre ai colori, che solo un taumaturgo potrebbe risolvere.

Per ora si continua nell’intermittenza politica e decisionale di una Regione che sta garantendo un caco per ogni pugliese, e nel caso un caco scolastico, che se non colto andrà a male, allappandosi, e che nessuno poi mangerà, ma lo butterà nella spazzatura, ovviamente indifferenziata perché da noi tutto fa brodo.

©NicoBaratta all rights reserved – tutti i diritti riservati

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