Con il libro “Tu non sai quanto è ingiusto questo Paese” il J'accuse di Pino Aprile

a cura dei sociologi Donata dei Nobili e Matteo Notarangelo

È stato pubblicato il libro di Pino Aprile “Tu non sai quanto è ingiusto questo Paese”. In copertina, il lettore troverà il sottotitolo "Perché l'Italia è la nazione più iniqua e feroce d'Europa". Il recente lavoro editoriale dell'Autore del bestseller "Terroni" è stato curato dalla libreria "pienogiorno". Il saggio oltrepassa l'informazione sull'eguaglianza e pone antichi e irrisolti interrogativi esistenziali al cittadino del Mondo. Il libro è un atto di accusa. "l'Italia è il paese più ingiusto d'Europa. Non è un'opinione, è un fatto. E la campanella dell'ultimo giro è stata suonata". L'opera è dedicata agli ultimi. Già dal primo capitolo, l'Autore cita Karl Popper, per precisare che "lo Stato di diritto consiste prima di tutto nell'eliminare la violenza". E la diseguaglianza, l'ingiustizia civile e sociale, quando crescono, sfociano in agiti violenti. In questa Italia diseguale, l'insicurezza sociale non garantisce né le libertà fondamentali di uno Stato di diritto né le protezioni sociali di un mondo civilizzato. Questo Paese, ormai, ha costruito due società una dell'insicurezza e l'altra della sicurezza, dove convivono, parafrasando George Orwell, uomini uguali, ma alcuni più uguali degli altri. Pino Aprile lo dice in modo chiaro che questa Italia, mai davvero unita e rancorosa, non è più soltanto in pericolo, ma è ormai un pericolo. Il modo disuguale in cui fu unificata l'Italia ha generato una grande questione geografica e sociale, fonte di diseguaglianza tra persone e territori, che sta disgregando lo Stato nazionale e creando le ragioni politiche per l'irrompere della classe "pericolosa". Il saggio è ricco di interessanti citazioni. Non passa inosservato il  racconto di Joseph E. Stiglitz dove, a una cena tra miliardari, i padroni della Terra si rammentavano i rischi delle  diseguaglianze con il ritornello "ricordati della ghigliottina". Quasi a voler esorcizzare il rischio della violenza. Con questo ammonimento, le ingiuste scelte, che hanno graffiato la vita di tante donne e tanti uomini,  diventano cause politiche dei prevedibili conflitti sociali. È un richiamo forte, è vero, ma necessario per segnalare i divari vertiginosi di reddito tra ricchi e poveri e le pratiche di governo di chi imbroglia nel fare parte eguali tra diseguali. Questa disparità trova origine nell'abuso strutturale della forza politica. "E se non bastasse, - scrive Pino Aprile - si è scoperto che lo Stato deruba i Comuni più poveri, sottraendo loro la spettante quota di "perequazione orizzontale" (soldi). Per compiere tale porcata, si è arrivati a falsificare i dati, nella Commissione parlamentare per il federalismo fiscale, al fine di favorire i Comuni più ricchi". Il presidente della Commissione era il leghista Giancarlo Giorgetti.

La diseguaglianza

Lo scrittore Pino Aprile descrive la diseguaglianza come un'onda. Un'onda che cresce, tumultuosa, paurosa che si alza su una comunità dove le diseguaglianze diventano sfacciate e si appresta la tempesta sociale. L'Italia, è risaputo, alimenta la diseguaglianza, favorisce politiche di esclusione dai diritti e impone una cultura dell'egoismo sociale del "prima il Nord". Questi imperativi sono divenuti  diritti costituzionali non scritti e hanno acuito il divario economico e infrastrutturale Nord - Sud. "... Dal 1861 non si riesce a far arrivare un treno a Matera e nel Sud la velocità ferroviaria media è più bassa oggi che agli inizi del Novecento". L'Italia è un Paese governato con ferocia. In quest'ultimi anni, due milioni di persone hanno lasciato il Sud. Di loro, un terzo erano giovani e 200 mila laureati. Nel j'accuse, Pino Aprile non ha remore, "le cause di questa taciuta apartheid è sotto gli occhi di tutti: lo Stato investe in opere pubbliche, infrastrutture, centri di ricerca solo al Nord". Il Paese è diviso e si impongono risposte politiche immediate all'antica, ma ancora attiva, politica coloniale del Nord verso il Sud. Da ora in poi, l'obbedienza non è più una virtù e ribellarsi è giusto.  Don Milani, Jean Paul Sarte e Frantz Fanon tornano a parlare ai dannati della terra. Certo - come scrive Thomas Piketty - la struttura delle diseguaglianza è radicalmente nuova, ma il mondo a cui si affaccia è sempre più ingiusto. In questa Italia, mai unita, troneggia la parte cattiva,  il "noi e loro", la falsa coscienza nazionale, che affonda le radici culturali nella recondita narrazione della conquista del Regno delle Due Sicilie. Se l'uomo è quello che dice, non è difficile capire Vittorio Emanuele II quando affermava che si "governa con la baionetta e la corruzione". E così è stato. "E quando si avverte il pericolo, - scrive il politico Aprile - ognuno usa la forza che ha a disposizione. I ricchi usano la forza, i potenti il potere, i poveri il numero".  Con la richiesta dell'autonomia delle regioni ricche, si manifesta l'uso della forza del Partito Unico del Nord (Lega, forza Italia, Fratelli d'Italia, Partito democratico, Liberi e uguali e movimento 5 Stelle), che ha svilito i livelli essenziali di prestazioni, uguali per tutti gli italiani.  Costoro hanno scelto: ridurre a colonia il Sud con politiche neocoloniali, ampliando il divario sociale, economico e territoriale e riducendo il popolo dei napoletani a meridionali. Di chi?

Aprile deiNobili NotarangeloPino Aprile, Donata dei Nobili e Matteo Notarangelo

Il furto

"La durata media della vita - scrive il sociologo L. Gallino - per chi è nato in un paese povero è la metà di quella di chi è nato in un paese ricco". Questo processo è l'effetto della "rendita di cittadinanza".  E il Regno delle Due Sicilie è stato reso povero dalla violenza dei partiti sabaudi, perpetuata per 161 anni di colonizzazione dei popoli duo siciliani. Il "razzismo" contro il Sud ha accelerato le disuguaglianze e il giornalista Pino Aprile accompagna il lettore nel percorso storico e economico del Bel Paese. "Dopo il furto al Sud dei fondi del Piano Marshall, la condizione delle regioni meridionali divenne cosi spaventosa che si intervenne con la Cassa del Mezzogiorno per costruire qualche strada, scuola, diga, fogna". Anche allora ci fu un trasferimento di ricchezza dal Sud al Nord. Le disparità territoriali tra le due Italie non si arrestarono. Ancora oggi, per i bambini in difficoltà in Calabria si spende undici volte meno che per quelli dell'Emilia-Romagna; mentre, per l'infanzia si va dagli scarsi 90 euro pro capite in Calabria ai 1550 nelle regioni del Nord. E ancora, 140 studenti meridionali vengono stipati in cinque classi; 140 studenti del Nord in sette. Poi, c'è la mobilità… "il Frecciarossa copre la distanza fra Milano e Roma in tre ore, e sono circa seicento chilometri". Da Reggio Calabria a Bari, invece, 440 chilometri, si arriva in circa dieci ore, mentre da Siracusa a Trapani di ore ce ne vogliono tredici. La logica coloniale imposta ai sudditi del Sud impone una domanda. Perché? Tredici ore è il tempo per andare dalla Sicilia alla Scandinavia, scrive Pino Aprile. E si ripropone la domanda: "... perché lo Stato ha deciso di non fare nel Mezzogiorno le strade e le linee ferroviarie, lasciando indietro il Sud?". Il paese è diviso. Lo si capisce da come è organizzata "la Via della Seta". "Per le rotte della seta sono stati indicati quali porti di arrivo Genova e Trieste, sputando in faccia a tutti quelli del Sud, davanti ai quali le navi cinesi dovranno passare". È evidente, il Nord continua a negare lo  sviluppo al Sud.  E l'alta velocità? Al Nord, la velocità dei treni arriva a 350 chilometri all'ora, al Sud a 160, quella che nel Centro-Nord si raggiungeva agli inizi del Novecento.  Oh, e non si fermano di rubare risorse economiche al Sud, la cresta la fanno anche sulla "spesa storica". Ma cosa è? Lo Stato con la "spesa storica" finanzia la diseguaglianza, il costo dei servizi per il cittadino come la sanità, l'istruzione, i trasporti, i servizi per l'infanzia, le mense scolastiche, i piani sociali di zona. Insomma sono i soldi che lo Stato corrisponde ai Comuni e alle Regioni per ogni abitante (livelli essenziali di prestazione). Lo squilibrio economico è diventato visibile quando si è scoperta la furbata per dare ai Comuni del Nord il triplo dei soldi. In questo modo, hanno dato più risorse ai Comuni del Nord che hanno più servizi e poco o niente ai Comuni del Sud, che hanno meno. Il "furto" l'hanno giustificato dicendo che i Comuni privi di servizi hanno mostrato di non averne bisogno. Azz! Di questo, Pino Aprile ne parla e descrive molti paradossi. Ma il peggio deve ancora accadere con i 209 miliardi del Recovery Fund. Il Movimento 24 agosto Equità Territoriale ha prodotto i suoi documenti e ha mostrato che 145 miliardi spettano al Mezzogiorno, ma il Partito Unico del Nord è già pronto per appropriarsene. E mentre il Nord si coalizza per derubare il Sud, tante città del Mezzogiorno, impoverite, si svuotano di giovani, che lasciano i paesi agli anziani.

L'eguaglianza

Il libro di Pino Aprile scava in tutti gli anfratti sociali e lì scopre un mondo ingiusto, feroce che incatena la donna al lavoro domestico e tanti disabili e anziani a una debole assistenza sanitaria, spesso fornita  da imprenditori privati del Nord. Ma l'eguaglianza è giustizia. Platone e Aristotele conoscono bene il potere dell'eguaglianza e sanno che una certa eguaglianza conserva la città. E se l'eguaglianza è giustizia, il lavoro editoriale del politico Pino Aprile  non trascura l'eguaglianza liberale di J. Locke  e a fine lettura del saggio al lettore lascia due  interrogativi. L'eguaglianza fra chi? L'eguaglianza in che cosa?  E se le diseguaglianze uccidono, "quante volte un uomo deve girare la testa dall'altra parte, fingendo di non vedere?".

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