"Abbiamo bisogno delle rinnovabili, non della speculazione sulle rinnovabili"

Ospitiamo un commento significativo di SamDhi LipRi "sulle energie rinnovabili e sulla necessità di basare la transizione ecologica sull'interesse dei molti (contro l'interesse dei pochi)", pubblicato anche sulla pagina facebook di Emanuele Leonardi e su quella di "Potere al Popolo Parma e provincia", dove fa un'analisi accurata sulla proliferazione dell'eolico avvenuta negli ultimi decenni, sullo stato attuale di come (non) funziona il sistema energetico prodotto e di come organizzazioni criminali hanno messo le mani su progetti dai profitti milionari. Inolte, il commento, propone alcuni punti su come ragionare a favore dell'eolico come fonte energetica e non come fonte di profitto.(ndr.)

«Fino a oggi, le tecnologie legate all'energia rinnovabile, ovvero il solare fotovoltaico e l’eolico su scala industriale, hanno funzionato da dispositivo estrattivo. Con poca sorpresa, i tre ingredienti della speculazione c’erano e ci sono tutti. Il primo è la legittimazione, perché l’emergenza climatica è reale. Il secondo sta nei capitali, soprattutto pubblici sotto forma di sussidi. Infine, i regimi di regolazione favorevoli: esproprio per pubblica utilità delle terre destinate a impianti rinnovabili.
 
Una cosa va detta però. La storia dell’eolico in Italia, delle sue cordate che hanno messo insieme capitali armati (mafie) e grandi capitali internazionali, insegna quanto la vera fonte dei mali sia stata aver lasciato la tecnologia in pasto al profitto. Così si è trasformata in un dispositivo di accaparramento di fondi pubblici. Spesso i territori sono serviti solamente a installare impianti per predare denaro pubblico. Chiunque abbia fatto un giro lungo l'Appenino ne sa qualcosa.
 
Se a prevalere fosse stato l’interesse collettivo, ovvero la mitigazione della crisi climatica in un’ottica di reale sostenibilità, l’esito sarebbe stato diverso. Avremmo infatti assistito alla promozione − formale e finanziaria − di meccanismi democrazia sostanziale a livello territoriale, incluse le organizzazioni cooperative.
Siamo ancora in tempo ma ne abbiamo sempre meno. Una montagna di soldi sta per essere riversata sulle rinnovabili, sotto la categoria onnicomprensiva del green deal. I territori rurali rischiano di diventare il nuovo spazio di estrazione e accumulazione di un sistema energetico che riproduce tutte le ingiustizie del capitalismo neoliberale, su cui è fondato.
 
Combattere il danno ambientale non significa tornare a una mitica “natura incontaminata”. Il “territorio” e l’“ambiente” sono il risultato millenario di processi di interazione fra esseri umani ed eco-sistemi. Nel futuro liberato dal profitto a ogni costo, le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici ci sono. Ma sono messi al servizio dei molti, non dei pochi.
 
A tal proposito è possibile cominciare a ragionare su alcuni punti:
1. Sottrarre l’energia e specificamente le energie rinnovabili al mercato e alla logica del profitto, riorganizzandole per la realizzazione dell’interesse collettivo;
2. Ridurre drasticamente i consumi di energia;
3. Favorire la produzione decentralizzata con il coinvolgimento delle comunità territoriali, ovvero la micro-produzione, attraverso modifiche normative e infrastrutturali adeguate;
4. Utilizzare i suoli già trasformati per l’installazione di grandi impianti, riducendo fortemente la trasformazione di suolo agricolo e forestale;
5. Tassare urgentemente le emissioni di anidride carbonica per finanziare la transizione ecologica».
Read 65 times
Share this article

About author

Redazione
Top
Этот шаблон Joomla был скачан с сайта ДжуМикс.