Trivelle, acquedotto pugliese e regioni contestano Piano Cingolani. A rischio acqua e clima

Trivelle, la proposta di Piano (PITESAI) di Cingolani contestata da regioni acquedotto pugliese, parchi, comuni e associazioni.

Ancora fossili, emissioni e rischi per l'acqua per decenni.

Forum H2O e SOA: un vero "manifesto fossile", migliaia di kmq in più in mare per nuovi titoli minerari, altro che transizione ecologica e lotta alla crisi climatica.

"Più trivelle e ancora fossili ed emissioni per i prossimi decenni alla faccia della lotta alla crisi climatica e all'accordo di Parigi, con un ampliamento delle aree potenzialmente oggetto di rilascio di titoli minerari in mare rispetto alla situazione attuale già critica. È la proposta di Piano delle Aree (PITESAI) del Ministro della Transizione Ecologica Cingolani, che attualmente è in fase di Valutazione Ambientale Strategica. Ieri è scaduto il termine per presentare osservazioni. Oggi le aree coperte in mare da titoli minerari già rilasciati e istanze depositate sono vaste 16.983 kmq; con il nuovo piano i petrolieri potranno arrivare a ben 28.777 kmq. In terraferma il calcolo è più complesso perché il Ministero non riesce neanche a mettere su carta i parchi nazionali (!). Comunque attualmente sono 45.500 i kmq coperti da concessioni e istanze e il Piano consentirebbe di aumentare la superficie da concedere ai petrolieri anche in aree di straordinaria importanza per l'acqua di falda e dal punto di vista del patrimonio naturalistico di livello europeo, con specie come Orso bruno, Aquila reale, Lanario e habitat protetti. Fortunatamente oltre a noi stanno contestando il Piano dal punto di vista tecnico e strategico anche regioni e altri enti" così Forum H2O e Stazione Ornitologica Abruzzese commentano la proposta di Piano delle Aree (PITESAI) che dovrebbe definire, entro il 30 settembre, i territori idonei allo sviluppo di nuove perforazioni per la ricerca e l'estrazione di gas e alla prosecuzione di progetti petroliferi già esistenti.

Il MITE ora dovrà valutare le osservazioni pervenute e chiedere l'intesa alla conferenza Stato-regioni.

Non a caso, oltre alle associazioni ambientaliste, quelle di categoria (come il comparto della pesca) e alcuni comuni, grandi enti come l'Acquedotto Pugliese, alcune regioni (Toscana, Piemonte e Marche tra le altre) ed enti parco (Parco del Delta del Po e quello dei Monti Picentini ad esempio) hanno già depositato osservazioni di forte critica al Piano contestando principalmente:
-l'assenza di una cogente strategia per l'abbandono delle fossili in accordo con quanto previsto a livello comunitario e dall'ultimo rapporto dell'IPCC;
-la possibilità di continuare a perforare in aree con grandi riserve di acqua sotterranea, visto che il Piano non esclude neanche le zone di protezione degli acquiferi che così corrono grandi rischi di inquinamento a causa delle attività dei petrolieri;
-la possibilità di perforare anche i Siti di Interesse Comunitario e le Zone di Protezione Speciale, rimandando a valutazioni caso per caso. Che piano è, se poi si rimanda allo stesso tipo di valutazioni che avviene oggi?
-la genericità di molte affermazioni del Piano e la carenza di dati e bibliografia aggiornata.

Ad esempio, le osservazioni dell'Acquedotto Pugliese, la più grande infrastruttura idrica del paese, sono qui: https://va.minambiente.it/File/Documento/533424

Bisogna sottolineare che l'Italia ha, tra l'altro, riserve di idrocarburi piuttosto limitate, che i nuovi progetti impiegherebbero anni per venire alla luce e che comunque, una volta estratti, metano e petrolio ci vengono rivenduti dalle società petrolifere al prezzo dei mercati internazionali senza alcun beneficio per le bollette, viste anche le royalty ridicole e le tante esenzioni previste dalla legge. Insomma, oltre al danno anche la beffa.

"Come associazioni nelle osservazioni abbiamo stigmatizzato, tra l'altro, il fatto che questo documento di fatto non è un piano perché lascia la discrezionalità delle scelte su vaste aree del paese. Abbiamo dovuto fare noi al Ministero (!) l'elenco delle ricerche scientifiche internazionali che evidenziano l'esistenza di forti perdite di metano dalla filiera del gas che rendono particolarmente pericolosi i pozzi facendo perdere ogni vantaggio rispetto a carbone e petrolio. Tanto che l'ultimo rapporto dell'IPCC richiede un taglio netto delle emissioni di questo gas clima-alterante. Il Piano non tiene conto del rapporto dell'Agenzia Internazionale dell'Energia per la quale per rimanere negli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima bisogna fermare ora ogni nuovo progetto di estrazione anche per il metano. La proposta di Cingolani non tiene conto degli effetti negativi sulla salute, con i relativi costi sanitari, degli abitanti dei territori interessati nonostante vi siano decine di pubblicazioni scientifiche che accertano l'impatto di pozzi, gasdotti e impianti fossili. Il piano nulla dice sulle conseguenze nefaste della subsidenza innescata dalle estrazioni in aree vulnerabili nonché degli incidenti che possono capitare nonché sulle migliaia di pozzi abbandonati nel paese, che i ricercatori a livello internazionale hanno dimostrato essere pericolose fonti di emissioni. Insomma, il Ministero semplicemente sta difendendo gli interessi dei petrolieri a scapito degli interesse generali e non è un caso che il Piano arrivi sostanzialmente fuori tempo massimo quando sta per scadere la moratoria in atto sui nuovi progetti. L'unica strada da perseguire è l'abbandono delle fossili nel più breve tempo possibile, altro che nuovi progetti" concludono Forum H2O e SOA.

La proposta di Piano con le osservazioni giunte da tutta Italia è qui: https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/7763/11267

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