Scempio a Bari. Vandalizzato il monumento in memoria a Aldo Moro

Di Nico Baratta

È un dato di fatto. Per il Presidente Aldo Moro non c’è pace e con essa verità. A parte l’ultimo sostantivo, verità, che meriterebbe una lunga analisi sui fatti accaduti in quel terribile anno, il 1978, e precisamente in quei angoscianti e oscuri 55 giorni, il sostantivo pace vorrebbe che ciò che lo ricorda, lo commemora, lo consegna alla storia, andrebbe rispettato. Invece non è così.

Nella notte tra sabato e domenica scorsa, il monumento eretto in Piazza Aldo Moro, a Bari, è stato vandalizzato. La lapide che commemora il suo operato è stata divelta è buttata in terra. A denunciarlo pubblicamente è stato il Comitato di Piazza Umberto, che sui social network ha pubblicato le foto della lapide fatta a pezzi e lasciata sul terreno. Foto riprese da molti e commentate. Tra i primi a dir la sua c’è stato l’On. Gero Grassi: «L’azione di devastazione del Monumento che ricorda Aldo Moro ed i martiri di via Fani, a Bari, non è gesto vandalico. Attenzione a sottovalutare il fenomeno. Giro l’Italia e la Puglia a ricordare il Martirio Laico di Aldo Moro e porto sulla mia pelle il fastidio che a molti da il solo parlare di Moro. Nel cuore ho invece la voglia di verità di tanti giovani e cittadini che apprezzano ed amano l’Uomo Aldo Moro».

Forse è stato un atto vandalico di spregiudicati in balia di protagonismo, o forse di bulli in preda a chissà quali sostanze. O forse, quello dell’altra notte, che fa il bis con quello del 27 giugno scorso, è un atto mirato per mandare un messaggio chiaro: Moro va dimenticato e con lui tutto ciò che ha fatto e che voleva fare e che avrebbe fatto se “gli oscuri artefici” non l’avessero consegnato nelle mani delle Brigate Rosse. E sì, perché dopo le oculate analisi e indagini svolte dalla Seconda Commissione Parlamentare sul Caso Moro, conclusasi con il precedente Governo (sarebbe stato utile che questo lo avesse continuato, nda), son sortite verità scomode, scritti nomi importanti, raccontato fatti inediti e intrecci politici-religiosi-istituzionali che, ripensandoci, fanno accapponare la pelle. Tutto è conservato con integerrima cura e oculata cronologia nel sito www.gerograssi.it. Difatti l’On. Gero Grassi, per chi ancora non lo sa, era parte vitale della suddetta Commissione; l’ha voluta fortemente e continua a raccontare a scuole e enti ciò che la Commissione ha prodotto.

Molti son stati i commenti che hanno condannato il barbaro atto vandalico che, nel caso, assume un duplice valore: simbolico e di degrado. Piazza Moro e la vicinissima Piazza Umberto, pur trovandosi in una zona cittadina centrale, di sera sono lasciate nell’oblio istituzionale, dove accade di tutto. Un dettaglio non tralasciato da Mario Loizzo, presidente del Consiglio regionale della Puglia, che in una nota esprime: « Il più fermo sdegno per un gesto che può avere tante origini, ma che resta sotto ogni aspetto inaccettabile e stupidamente barbaro. Occorre ripristinare al più presto l'integrità di un importante simbolo storico nel centro della città. Questo atto si inserisce in un quadro di generale degrado di una zona importante del capoluogo, davanti alla stazione centrale. È un nuovo esempio inaccettabile di una situazione assolutamente invivibile a danno dei residenti e di chiunque si trovi ad attraversare la zona. Di sera, tanto piazza Moro che piazza Umberto – pone in evidenza Loizzo - si trasformano in una terra di nessuno, soggetta a violazioni, vandalismi, reati di vario genere. Questo non può accadere e sollecita maggiore controllo, a tutela del rispetto delle leggi e delle regole civili. Torno a chiedere che il monumento a Moro venga riparato rapidamente e sottoposto ad una vigilanza assidua»

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