Modena. [VIDEO] Assalto fallito al portavalori della “Battistolli” sulla A1. La Polizia arresta cerignolani. Usata tecnica del “Four Pointed Stars”.

Poteva essere l’ennesimo assalto andato a buon termine e invece qualcosa è andato storto. Quel 14 giungo 2021, verso le ore 20, un commando di assaltatori ha messo a ferro e fuoco un tratto della A1, nei pressi di Modena sud, bloccando con la tecnica, ormai nota, dei “Four Pointed Stars”, qualunque mezzo circolante su quella autostrada.

Questa mattina, presso la Questura di Modena, cui ha partecipato anche il Capo della Squadra Mobile di Foggia, dott. Mario Grassia, si è svolta la conferenza stampa che ha illustrato parte delle indagini, che hanno assicurato alle Patrie Galere quattro dei 15 assaltatori. Sono tutti del foggiano e già noti per simili reati. Agli arresti son finiti Pasquale Pecorella foggiano ma residente nella regione Veneto, Pasquale Di Tommaso classe 1987, Stefano Biancolillo classe 1991 e Pietro Raffaelli, tutti e tre di Cerignola. Secondo quanto detto dagli inquirenti, le persone che avrebbero preso al colpo fallito sono tuttora ricercate. L’operazione, con al seguito 22 perquisizioni ed altrettanti indagati, si sono svolte nelle province di Roma, Foggia, Mantova e BAT (Barletta-Andria-Trani).

La cronaca racconta di 15 persone incappucciate e armate fino ai denti con Kalašnikov AK-47 che a bordo di due auto, una avanti e l’altra dietro, hanno letteralmente bloccato il mezzo della ditta “Battistoli” tallonandolo fino a farlo sbandare, facendolo finire sul guardrail.

Chi circolava nei pressi o si è dileguato per la paura, o per la raffica di proiettili sparati contro il portavalori, o ha arrestato la sua corsa per aver forato impattando sopra i chiodi a quattro punte, tecnica collaudata. Tuttavia l’assalto è stato ripreso da una telecamera posizionata su di un camion che transitava di fianco il mezzo con a bordo oltre 2,5 milioni di denaro contante. Immagini uniche e univoche consegnate alla Questura di Modena che hanno potuto ricostruire la dinamica e condurre le indagini, fino a oggi, determinando anche gli arresti.

Sia dalle testimonianze dei vigilantes, sia dalle immagini, la Polizia ha appurato che due degli assaltatori che spararono contro il mezzo blindato minacciarono gli occupanti con frasi dall’accento meridionale, nello specifico dialetto cerignolano. Nella stessa direzione di marcia, sopraggiunsero altre 4 autovetture, tutte risultate rubate, poi date alle fiamme dagli indagati, auto di privati cittadini costretti con le armi a scendere dai propri veicoli in mezzo all’autostrada. Contemporaneamente altri componenti del commando bloccavano alcuni mezzi e autoarticolati presenti in zona,  minacciando conducenti e chi vi era a bordo con le armi spianate,  per poi farli posizionare di traverso sulla carreggiata. Tecnica collaudata, come quella dei chiodi e già vista sulle strade di Capitanata, per ritardare l’arrivo delle Forze dell’ordine e impedire l’arrivo di altri automobilisti, causando code chilometriche fino alle 4 del mattino, dalle 20 della sera precedente.

Il tempo passava ma i vigilantes tennero testa ai criminali senza che quest’ultimi riuscissero a scardinare il blindato con un flessibile, fino ad abbandonare il campo. Parte del commando per fuggire ha utilizzato un’ambulanza con targa clonata, in uso a uno dei co-indagati. L’ambulanza, poi, è stata rinvenuta e sequestrata a Orta Nova presso una casa funeraria.

Assalto fallito, ma tanta paura e fuoco, non solo di proiettili, anche di auto incendiate.

L’indagine, per la quale è stata impiegata una complessa strumentazione tecnica e oltre 200 agenti, ha consentito di individuare nelle settimane successive, il capannone utilizzato dal gruppo criminale per il deposito dei numerosi mezzi rubati impiegati nell’assalto e di recuperare uno dei veicoli impiegati per la fuga, al cui interno veniva sequestrato un mitra del tipo Ak47 Kalashnikov, utilizzato per esplodere i numerosi colpi contro il furgone portavalori.

 

ConfQuesturaModenaPortavalori11dic2021

[Durante la conferenza stampa. A sinistra in basso il dott. Mario Grassia, Capo Squadra Mobile Foggia]
 

La brillante operazione della Squadra Mobile di Modena, in sinergia con diverse sezioni della Polizia di Stato e con la Squadra Mobile di Foggia, con a capo il dott. Mario Grassia, ha appurato che le autovetture degli assaltatori erano sulla scena del crimine già due ore prima, un particolare rilevato attraverso le telecamere di videosorveglianza stradali. Inoltre, dalle indagini si è rilevata l'attivazione un mese prima di celle telefoniche citofoniche, per contatti interni tra gli assaltatori, prova che inchioda i malviventi, attestando la loro attività criminale ben studiata nei dettagli e con accertamenti costanti sul campo d'azione. Indizi che hanno condotto gli agenti a controllare l'area, conducendoli in un capannone, nel comune di Castelnuovo Rangone (Modena), dove son state rinvenute le armi utilizzate per l'assalto, come il predetto AK-47. E sempre grazie alla scoperta del capannone gli investigatori, anche dello SCO, mediante impronte digitali rinvenute dalla Scientifica su alcune carte di un biglietto autostradale recuperato al casello di Cerignola Ovest, ove l’indagato, dopo la fuga successiva alla tentata rapina, usciva, di rientro da Modena, a bordo di un’autovettura con targa clonata, sono riusciti a individuare i quattro arrestati, tra questi chi aveva affittato quel locale, risultato base logistica di tutta l’operazione.

Durante la conferenza, molto dettagliata, si è pronunciato anche il dott. Grassia che oltre a ringraziare i colleghi, ha evidenziato un problema che molti trascurano, quello che i criminali conoscono molto bene i mezzi civetta e le relative targhe utilizzate dalla Polizia, ma è anche vero che i poliziotti conoscono benissimo i soggetti criminali, le loro abitudini, necessità e debolezze, fino a scovarne vulnerabilità che determinano la loro cattura.

Una domanda rivolta agli inquirenti, tuttavia, è rimasta inevasa, se oltre ai soggetti cerignolani si sono accertati fiancheggiamenti con altri di zone limitrofe al centro ofantino, come per esempio di Andria, nota area di esperti assaltatori ai portavalori. La risposta è stata diretta: tutto quello detto in conferenza è ciò che è stato fatto e le indagini sono ancora in corso. Un particolare che chi come lo scrivente con i NOC si è occupato di varie inchieste sugli assalti ai portavalori, Four Pointed Stars, e avendo appurato che questa dinamica è speculare a quelle di altri assalti avvenuti qui in Capitanata e nel nord barese, non può trascurare che di mezzo vi potrebbe essere la "scuola andriese-cerignolana".

 
 
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