Foggia. “Avvolti dalla luce”, il messaggio pastorale natalizio di mons. Vincenzo Pelvi

«L’angelo disse: “Non temete, vi annuncio una grande gioia: oggi è nato Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”.

Dio si fa bambino e come bambino si mette fiduciosamente nelle nostre mani. Egli viene come bambino perché possiamo accoglierlo e amarlo. Davanti al mistero, a questa realtà così tenera, così bella, così vicina ai nostri cuori, il Signore ci dona una luce interiore per incontrarlo, avvicinarci a lui, avvicinarci a tutti noi. La luce dona calore, offre amore e dove c’è un bambino che nasce, emerge stupore. Nella luce di Betlemme appare quella luce che il mondo attende. In quel bambino che giace nella stalla, Dio mostra la gloria dell’amore, che dà in dono se stesso e che si priva di ogni grandezza per condurci sulla via dell’amore. La luce di Betlemme non si è mai più spenta e lungo i secoli ha toccato uomini e donne. Dove spunta la fede in quel bambino, lì sboccia anche la bontà verso gli altri, l’attenzione premurosa per i deboli e i sofferenti, la grazia del perdono. Così Dio insegna ad amare i piccoli, ad amare i deboli. Ci insegna in questo modo il rispetto di fronte ai bambini. Il bambino di Betlemme dirige il nostro sguardo verso tutti i bambini sofferenti e abusati nel mondo, i nati come i non nati. Verso i bambini che, come soldati vengono introdotti in un mondo di violenza; verso i bambini che devono mendicare o sono sfruttati come schiavi; verso i bambini che soffrono la miseria e la fame; verso i bambini che non sperimentano nessun amore. In tutti loro respira il bambino di Betlemme, Dio che si è fatto piccolo.

Gesù nasce povero e fragile e i Signori del nuovo mondo con le loro tendenze culturali cercano di anestetizzare le nostre coscienze con motivazioni presuntuose. 

Anche allora si aspettava un Messia vittorioso, glorioso, potente, capace di liberare il popolo dall’oppressione romana. Ma a Betlemme, in quel primo Natale della storia, i notabili del tempo, i dottori e gli scribi non se ne accorgono. Solo i pastori, al messaggio dell’angelo accorrono per vedere il segno luminoso loro dato.   

Ecco allora il significato cristiano del Natale: Gesù si fa povero, diventa “nulla” e il non contare “nulla” lo rende terreno comune dove Dio e l’uomo si incontrano; e vi si incontrano con tanta maggiore verità quanto più radicale è la povertà.          

Gesù spunta da una mangiatoia e spiazza tutti, nasce povero perché ogni uomo è povero; nasce in una grotta, per essere vicino a chi non ha casa né un luogo dignitoso dove potersi rifugiare; nasce nell’umiliazione, perché ogni uomo è colpito da umiliazioni che lo feriscono e lo lacerano; nasce solo, perché la solitudine attanaglia il cuore di ogni persona; nasce in una situazione precaria, perché non c’è posto per lui nell’albergo; nasce bisognoso di cure come ogni bambino che si apre alla vita, per stare accanto ad ogni uomo bisognoso; nasce figlio di Maria, perché anche noi possiamo averla come madre; nasce figlio legale di Giuseppe, per farci capire che è vero padre chi ama e ha a cuore i suoi figli.

Non è forse questo il senso del Natale? Dio si trova nella carne di chi diventa prossimo. Questa verità ci dona gioia e coraggio. Il Signore non ci ha guardato dall’alto, da lontano, non ci è passato accanto, non si è rivestito di un corpo apparente, ma ha assunto pienamente la nostra natura e la nostra condizione umana. Non ha lasciato fuori nulla, eccetto il peccato: l’unica cosa che lui non ha. Egli ha preso tutto ciò che siamo, così come siamo.

Il Natale ci invita a riflettere, fa rinascere in noi la tenerezza umana che è vicina a quella di Dio. E oggi abbiamo tanto bisogno di tenerezza, tanto bisogno di ascoltarci e incontrarci, davanti a tante miserie. Seguiamo questa strada e vivremo sereni.         

Alla Vergine Maria, che ha accolto il figlio di Dio fatto uomo con la sua fede, con il suo grembo materno, con la cura premurosa, con l’accompagnamento vibrante di amore, affidiamo il nostro Natale. Lo facciamo in questa liturgia eucaristica in cui contempliamo il corpo di Cristo che nacque a Betlemme per la nostra salvezza».

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