Assalto portavalori sulla Foggia – Candela. Per i N.O.C. qualcosa non quadra. Chi e perché assale?

Di Nico Baratta

Ricordate l’assalto fallito al portavalori della Cosmopol avvenuto il 31 ottobre 2018 sulla SS 655 Foggia – Candela?

Ricordate bene la dinamica descritta nei vari articoli pubblicati da gran parte degli organi di stampa?

Ricordate i particolari di come si è svolta l’azione d’assalto nella sua progettazione e dinamica, i mezzi e le armi utilizzate, i tempi di assalto dei rapinatori e quelli come risposta delle Forze dell’Ordine?

Ricordate bene tutto?

Ebbene, riteniamo che vi sia una falla in tutta la dinamica, riconducibile a ogni mezzo, strumento, tempo e dinamica messa in campo da entrambe le parti. Attori di un assalto che inevitabilmente, per inviare un messaggio, hanno lasciato tracce che chi come i giornalisti investigativi e il prezioso contributo dei N.O.C. analizzano la scena del crimine con occhio diverso da quello degli inquirenti.

Facciamo un riepilogo.

Il 6 Luglio 2018 e il 27 Agosto 2018 in Puglia si consumarono gli ennesimi assalti a dei portavalori. A distanza di poco meno di un mese, sempre sulla stessa strada dell’assalto del 31 ottobre, la Foggia –Candela, vi furono altri due assalti falliti. Sembra che i rapinatori, che spesso sono persone addestrate militarmente, che conoscono molto bene le tecniche di assalto e difesa, abbiano avuto un vuoto di memoria. Innanzitutto si premette che qui non si difendono gli assaltatori, sia chiaro! Qui si è incontrovertibilmente contro ogni forma di abuso, sopruso, violenza, criminalità, ragion per cui condanniamo atti come questi, che dalla giustizia vanno perseguiti duramente. Il fatto è che qualcosa non torna. È come se a un puzzle mancasse l’ultimo tassello per terminarlo, che per incastrarlo si sarebbe dovuto chiudere anche quella via di fuga che ha permesso al blindato Cosmopol di fuggire ed evitare il peggio.

Dimenticanza? Distrazione? O più semplicemente banco di prova?

L’analisi compiuta da noi (non siamo nuovi ad analitiche comprovanti tesi su scene del crimine) hanno stabilito, come del resto periziate dagli inquirenti, che i tempi di reazione per il blocco delle Forze dell’Ordine nei sensi di marcia, ovvero dal versante nord provenienti da Candela per Foggia, nei primi assalti sono stati di circa 42 minuti, mentre dal versante opposto, da Foggia verso Candela, la prima sirena si è udita dopo 25 minuti, periodi ridotti nell’ultimo assalto. Tempi non propriamente a risposta degli allarmi silenziosi che ogni blindato portavalori attiva in casi d’assalto, pur tuttavia nell’ultimo assalto molto più reattivi dei precedenti assalti. Ma ci potrebbe essere un perché. Un portavalori ha diversi sistemi di sicurezza, uno dei quali è il sistema GPS, obbligatorio, che attraverso una rete satellitare in tempo reale fornisce a un ricevitore le coordinate geografiche, cosicché da far conoscere a chi lo controlla in remoto sempre la posizione del mezzo. E proprio attraverso il GPS, dalla centrale operativa degli istituti di vigilanza, possono essere messi in funzione altri dispositivi di sicurezza. Il dubbio è che in questo caso la tecnologia usata dagli assaltatori sia quella da manuale. Da fonti OM (radioamatori) che manterremo anonimi e che erano in trasmissione e in rete abbiamo appurato che nel punto in cui è avvenuto l’assalto per ben 15 minuti non vi era collegamento internet e telefonico. Il manuale dell’assaltatore prevede che entro le 24 ore prima dell’azione nei pressi di quel punto e nel raggio di circa 3 km venga piazzato un jammer temporale (disturbatore di frequenze) ad attivazione a distanza e a disattivazione cronometrica. Presumibilmente è accaduto ciò?

La tecnica messa in campo è sempre la stessa: almeno due auto di assaltatori, spesso ne sono tre, a volte quattro ma due spesso solo per controllo, blocco delle vie di fuga, strada bloccata nei due sensi di marcia e cosparsa da stelle perforanti a 3 punte usate per forare gli pneumatici, fuoco incrociato con spari fucili mitragliatori modello AK-47 o, come spesso avviene, con la mitragliatrice UMI UZI, più agevole e occultabile, frequenze radio distorte o “zittite” da jammer, fumogeni/nebbiogeni ad alta densità, esplosivo e auto incendiate su entrambe le corsie di marcia per bloccare l’azione delle Forze di Polizia obbligate “al buio” della nuvola di fumo. Le varianti, poi, sono in conformità all’area e ai mezzi in più utilizzati, come è avvenuto il 31 ottobre. Difatti per l’assalto in oggetto era in programma l’utilizzo di un’autogrù, che avrebbe dovuto sventrare il tetto del blindato o sollevarlo, punto nevralgico del mezzo. Un particolare che alcuni confidenti N.O.C. hanno posto in rilievo il 29 Agosto 2018 dopo il fallito assalto di due giorni prima, il 27, dove la tecnica è stata similare a quella del 31 ottobre.

Ma entriamo nel dettaglio di quel 31 ottobre 2018, quando alle ore 8,15 circa sulla SS 655 Foggia – Candela (ripeterlo è propedeutico ai fini dell’analisi finale), nei pressi dello svincolo per Castelluccio dei Sauri, un commando armato, a detta di testimoni e riportato da alcune testate giornalistiche, presumibilmente composto da 8 persone, 4 a bordo di una Lancia Delta nera e 4 presumibilmente su un’autogrù, ha tentato l’assalto al portavalori blindato della ditta Cosmpol sulla direttrice Foggia per Candela. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti al bivio per Castelluccio dei Sauri e quello per Orta Nova, la Guardia Particolare Giurata che conduceva il portavalori avrebbe intravisto un’autogrù che procedeva contromano puntando al blindato. L’intuizione fu decisiva per il conducente e per il carico che trasportava che, prefigurando un tentativo di assalto, ha prontamente invertito la rotta di marcia, imboccando poi il bivio anzidetto, dirigendosi sulla strada verso Troia. Nel frattempo, per rallentare e poi bloccare il traffico, su una carreggiata era stata incendiata una Fiat Panda legata con una catena al guardrail, e parte della strada è stata cosparsa di chiodi a tre punti. Poi la manovra evasiva del conducente del blindato ha beffato gli assaltatori, poiché non avendo chiuso quel tratto, si sono ritrovati senza mezzo da assaltare.

Mah…, sembra un film tragicomico della “Pantera Rosa”.

Riproponiamo le domande: dimenticanza? Distrazione? O più semplicemente banco di prova?

Ritornando all’ultimo assalto è opportuno dire che alcuni testimoni (interpellati dai N.O.C.) hanno visto partire due auto delle Forze dell’Ordine partite alla volta del blindato in oggetto, nello specifico due gazzelle dei Carabinieri, avviatesi all’incirca alle ore 08:50 dalla rotonda di Candela, per la precisione quella prima dell’ingresso in autostrada. Mentre in direzione opposta partiva un’Alfa Romeo 156 in borghese. Alcuni testimoni (sempre ai N.O.C.) riferivano che il “congelamento” della viabilità era dovuto ad un serpentone di autovetture di circa due chilometri e diviso in due tronconi. Nel frattempo e dopo la fuga del portavalori, gli assaltatori si sono dileguati, facendo perdere le proprie tracce.

Ripresentiamo l’altra domanda: jammer temporale ad attivazione a distanza e a disattivazione cronometrica tale da inibire ogni comunicazione radio, telefonica, e via etere?

In Puglia, e precisamente nella Capitanata, da qualche anno è attiva un’intensa attività criminale e mafiosa, che si sta espandendo, che recluta anche manovalanza straniera, che si combatte al suo interno per il predominio e controllo del territorio. E’ un vero bollettino di guerra, dove solo gli assalti ai portavalori in tutta la Puglia, in dieci anni, hanno prodotto malauguratamente 9 milioni di euro rapinati, 4 guardie giurate uccise nei conflitti a fuoco, 54 vigilantes feriti e 56 pistole rapinate negli assalti. Azioni studiate nei  minimi particolari, meticolosamente provate e riprovate sui luoghi d’impatto e assalto, seppur chi vi transitasse non se ne accorgeva. Azioni che le Forze dell’Ordine conoscono bene e che vorrebbero contrastare preventivamente. Già il fatto che in questi assalti si utilizzano armi come gli AK 47 e gli UMI UZI denotano un’appartenenza, come se si ponesse in calce la firma della mafia appulo-campana con il fiancheggiamento di quella albanese, etnia del paese titolare dell’arrivo delle armi. Firma confermata anche dalle stelle perforanti a 3 punte usate per forare gli pneumatici che è un simbolo prettamente pugliese, ereditato dalla Sacra Corona Unita. La “società” foggiana ha studiato quelle dinamiche per poi replicarle.

Non tutti sanno che il sistema GPS presente obbligatoriamente su tutti i furgoni è in grado, attraverso una rete satellitare, oltre di fornire in tempo reale a un ricevitore le coordinate geografiche alla centrale operativa, può attivare altri sistemi di sicurezza. Dalla centrale operativa sia in caso di rapina del mezzo e di sosta prolungata può azionare il blocco del carburante o il blocco del motore.  Il mezzo è anche dotato di sensori inerziali, che lo proteggono se qualcuno prova a sollevarlo o a forzarlo. Esistono anche dispositivi per emettere nebbia e fumo e ostacolare la visione di quello che accade dentro l'abitacolo. Deterrenti che gli assaltatori conoscono e che evitano utilizzando la forza bruta. Qui, però, non torna l’autogrù se utilizzata avrebbe potuto innescare quei sensori anzidetti. Ma ci sono altre tecniche di difesa che per il blindato si mettono in pratica; non tutti ne sono dotati, tuttavia, per i pericoli che il personale può correre. Una è quella della “spuma block”, che in soli 90 secondi, con comando automatico o manuale, produce una resina molto compatta in grado di impedire il prelievo di tutto ciò che riesce ad avvolgere, senza dar la possibilità di essere eliminata con tagli, una sostanza che non brucia, né tantomeno corrosa se non in tempi molto lunghi. Questo sistema però è pericoloso per chi è all’interno del blindato poiché raggiunge temperature altissime. Sorvoliamo sulla valigetta HDS, arcinota e bypassata da chi rapina, per ricordare che quando un blindato rimane nel “buio dell’etere” è come una gazzella circondata dai leoni: non ha scampo. Particolare importante che si è ripetuto negli ultimi assalti, noto alle Forze dell’Ordine, altro particolare da non dimenticare. Come lo è quello che molti blindati sono sforniti di telecamere sul retro. A proposito, nessuno mai si è chiesto perché i portavalori blindati non superano la soglia dei 35 Q.li? Contrariamente per la guida occorrerebbe la patente di cat. C, che tradotto in praticità vuol dire economia, in altre parole blindati più carenti nella fortificazione per rientrare con il peso, e a farne le spese come detto, è il tetto, e personale non adeguatamente patentato. Particolari che hanno un loro significato, seppur marginale, in quel puzzle che a breve cercheremo di incastrare l’ultimo tassello.

Avete notato che i rapinatori gli abbiamo sempre chiamati “assaltatori”, e non criminali, delinquenti, malfattori, rapinatori, etc..? Ricordatevelo!

E ritorniamo nuovamente al 31 ottobre 2018, molto similare ai precedenti assalti. Il fatto che sistematicamente gli assaltatori lascino una via di fuga al portavalori non è da sottovalutare.

Punto di domanda: sono allenamenti? Aggiungiamo: di chi?

Soffermatevi nell’analizzare l’azione del 31 ottobre 2018 (il puzzle si sta completando): i media riportano una sola auto (una Lancia Delta di color scuro) un’autogrù e un commando presumibilmente composto da 8 persone. Noi con le nostre ricerche, informazioni e quant’altro compete a chi fa giornalismo investigativo, congiuntamente al prezioso lavoro dei N.O.C., abbiamo previsto che il commando era composto presumibilmente da 10 o 12 persone, cui 8 sul campo, divisi i due gruppi da 4 su due auto civetta, cui uno era sull’autogrù. Inoltre siamo certi del “buio nell’etere” per opera degli jammer anzidetti, che la via di fuga non coperta non è stata una dimenticanza o una distrazione.

Forse un banco di prova? Anche qui aggiungiamo: di chi?

Oltretutto dobbiamo dedurre, per non offendere la nostra e la vostra intelligenza, che almeno 4 assaltatori sarebbero rimasti a piedi e sul posto, giacché gli inquirenti e i media parlano di una sola auto? O sarebbero fuggiti con l’autogrù? Cosa impensabile una fuga degli assaltatori con un mezzo “tartaruga” quale un’autogrù. Gli uomini e i mezzi erano decisamente di più.

N.O. C. e giornalisti investigativi un’idea se la sono fatta, con due ipotesi: saranno disposti al confronto con chiunque.

To be continued…

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