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“La Civiltà Daunia”, a Monte Sant’Angelo in mostra la collezione del prof. Giuseppe Piemontese

Presso il Castello di Monte Sant’Angelo è stata organizzata, a cura del Prof. GIUSEPPE PIEMONTESE, una MOSTRA ARCHEOLOGICA DELLA “CIVILTÀ DAUNIA”, riguardante la ceramica daunia in terra garganica: opere di artisti pugliesi che, attraverso le loro opere, vogliono far rivivere la civiltà e la cultura dei Dauni presenti sul Gargano fra l’VIII e il III secolo a. C. Il tutto con varie contaminazioni  che affondano le loro radici nella cultura garganica tardo antica, con i vari miti e culti, fra cui il mito di Dauno,  di Diomede, di Calcante e Podalirio, di Pilunno,  di Giove Dodoneo,  di Uria e di Gargara. Un mondo variegato che nell’insieme costituisce, attraverso la Collezione “Giuseppe Piemontese”,  il primo nucleo del futuro MUSEO ARCHEOLOGICO  di  Monte Sant’Angelo.

[Nella foto ci solo alcuni manufatti della preziosa collezione del prof. Giuseppe Piemontese, gli altri sono visitabili presso il Museo del Castello, invitandovi a visitare]

Nella Mostra sono esposte le riproduzioni della ceramica daunia dei vari artisti pugliesi, fra cui prevalentemente le opere  di Angela Quitadamo, che ha il suo laboratorio in Manfredonia, nei pressi degli ipogei Capparelli. Storicamente la civiltà daunia raggiunge il suo massimo sviluppo nel VI secolo, allorquando  l'intera subregione presenta una sua unità culturale manifestatasi specialmente  sul piano della produzione artistica, oltre che culturale e religiosa.

La sua produzione è attestata in numerose località daunie, fra cui Coppa Nevigata, Monte Saraceno, Punta Manaccore, Ordona, Arpi, Salapia, Cupola. Secondo il De Juliis, quest’ampia documentazione ha messo in luce l’esistenza di una sostanziale differenziazione, già dall’inizio dell’VIII sec. a. C., fra il geometrico Japigio dell’area meridionale e quello della Daunia, dando origine così prima al geometrico protodaunio e poi alla ceramica geometrica dauna dividendo la produzione in tre fasi storiche: Daunio I (700-550 a. C.); Daunio II (550-400 a. C.); Daunio III (400-300 a. C.).

Giuseppe Piemontese mostra Civiltà Daunia ago2022

[Il prof. Giuseppe Piemontese e la mostra dei suoi manufatti della Civilità Daunia]

Secondo Ettore R. De Juliis: “La prima fase della ceramica geometrica daunia (Daunio I) si colloca in un periodo che va dalle ultime manifestazioni del geometrico “protodaunio” alla prima fioritura della più ricca ceramica geometrica, bicroma. A questa fase appartengono vari modelli a mano con argilla di colore nocciola o paglierino, ricoperta da un’ingubbiatura giallognola. La decorazione consiste in motivi puramenti geometrici con un unico colore opaco, nero-brunastro…Le località della Daunia, in cui è venuta alla luce tale ceramica sono: Arpi, Herdonia, Salapia e Castelluccio de’ Sauri, nell’interno, sulle prime propaggini di monti del Subappennino, cui va aggiunta la necropoli di Pisciolo, presso Melfi, ai margini del territorio daunio” (De Juliis, 1977, pp. 34-35). “La seconda fase della ceramica geometrica daunia è la più ricca e la più caratteristica delle tre in cui è stata distribuita l’intera produzione indigena. La ceramica di questa fase è, infatti, ben distinta dalle altre ceramiche apule contemporanee, ed inoltre è ancora priva degli influssi formali e decorativi provenienti dell’esterno, ben riconoscibili nella fase successiva. La ricchezza, d’altra parte, è dovuta alla comparsa di una decorazione bicroma accanto a quella tradizionale monocroma, così come alla grande varietà delle forme, degli elementi decorativi plastici, dei motivi dipinti, considerati sia singolarmente che nelle più svariate combinazioni. La tecnica è sempre quella della modellazione a mano, come solo a mano è eseguita la decorazione con motivi geometrici o anche zoomorfi estremamente stilizzati. La decorazione, dipinta generalmente su un’ingubbiatura di colore paglierino, può essere, come si è detti, monocroma o bicroma avvalendosi di colori opachi e densi: bruno-nerastro e rosso-vivo o rosso vinaccia, tendente al viola.

La diffusione della ceramica di questa seconda fase si può dire completa in tutto il territorio daunio, compreso il promontorio del Gargano” (De Juliis, 1977, p. 38). “La terza  fase della ceramica geometrica daunia è caratterizzata da un lato da un impoverimento qualitativo sia nelle forme che nella decorazione, dall’altro da un incrementi quantitativo, dovuto soprattutto all’uso sempre più massiccio del tornio per la modellazione dei vasi e di una tecnica pittorica semplice e rapida. Infatti l’uso della modellazione e della decorazione a mano resa limitato solo ad alcuni vasi risalenti alla più antica tradizione indigena, come l’attingitoio e soprattutto l’olla, mentre la gran massa del repertorio più corrente, costituito da brocchette globulari, krateriskoi, coppette e simili è eseguita con l’ausilio della ruota. Accanto alle forme indigene appaiono sempre più numerose, quindi, forme di derivazione greca, mediate attraverso la produzione italiota a figure rosse, come i crateri “a campana” ed “a colonnette”, certi tipi di oinochoai, le kylikes su alto piede, gli skyphoi, cui vanno aggiunte altre forme, pur esse nuove, comuni anche in tutta la Puglia, come gli stamnoi, le anfore, le brocchette globulari e quelle con labbro sagomato, le coppe di vario tipo, in piatti, i krateriskoi, i kalathoi… La ceramica di questa fase è diffusissima , come quella della fase precedente, in tutta la Daunia ed anzi, dato il maggior numero a noi noto di necropoli databili al IV secolo, essa sembra più fittamente diffusa che non quella dei secoli precedenti” (De Juliis, 1977, pp. 56-57).

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