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Emergenza maltempo Marche. Sigea: "Non è maltempo, è il fallimento politico del Parlamento intero che non ha approvato la legge nazionale sul consumo di suolo"

Toni forti con verità che emergono sempre e solo dopo i disastri e morti. Il maltempo che in questi giorni, e tuttora, sta imperversando sulle Marche e parte delle regioni limitrofe, e che si sta spostando verso altre, anch'esse con gravi problemi di dissesto idrogeologico e consumo del suolo, è al centro dell'attenzione del Sigea, Società Italiana di Geologia Ambientale, e del suo presidente, dott. Antonello Fiore, affermando che: «“La crisi climatica in atto, che non può essere un alibi per lavarsi le coscienze e citare in giudizio “l’evento eccezionale”, richiede un cambio di strategia. Quello che stiamo assistendo nel rapporto tra dinamiche natarli e occupazione di territorio è il fallimento politico del Parlamento intero che non ha approvato la legge nazionale sul consumo di suolo, sia nella precedente sia in questa legislatura ormai conclusa. Nessun partito politico ha proposto con convinzione nei programmi elettorali pubblicati il tema del consumo di suolo, non avrebbero potuto farlo visto che negli ultimi 10 anni non hanno fatto nulla di utile per contenere il consumo di suolo. Consumo di suolo che gli ultimi dati ufficiali lo vedono galoppare senza sosta: consumiamo suolo in Italia cementificando come un campo di calcio di ogni ora. Per affrontare con lungimiranza la mitigazione del dissesto geo-idrologico nel nostro territorio per contenere vittime e danni, riteniamo che prioritariamente si debba procedere con la pianificazione territoriale di settore e con il rispetto assoluto delle regole che essa detta. Bisogna avere il coraggio, se è il caso, di delocalizzare e adeguare le infrastrutture. Dobbiamo rendere centrale nella politica del Paese la fragilità geologica del nostro territorio per salvaguardare vite umane, attività produttive e infrastrutture. L’Italia ha una conformazione geologica per la quale le principali pericolosità geologiche si manifestano con una serie di eventi che rappresentano il naturale evolversi  - ha proseguito Fiore - e formarsi del paesaggio e del territorio che abitiamo; dalla ricostruzione del dopoguerra abbiamo avuto uno sviluppo non rispettoso degli scenari che questi fenomeni del tutto naturali definiscono e li abbiamo trasformati in rischi per il nostro tessuto socio economico e per la nostra stessa vita. La natura prima o poi si riprende quello che gli abbiamo tolto con avidità. La più grande sconfitta morale e culturale di questa Italia, sempre più esposta ai pericoli naturali, è apprendere che la maggior parte delle vittime sia stata sorpresa nei vani interrati, in auto o nei garage mentre tentavano di mettere in salvo le auto. Leggere come hanno perso la vita cittadini inconsapevole, che nessuna allerta di altro colore avrebbe salvato, ci spinge a insistere ora più che mai nel promuovere la conoscenza dell’ambiente e dei suoi delicati equilibri, la consapevolezza di come le attività umane possono interferire su questi equilibri producendo severe alterazioni, dovrebbero interessare non solo chi ha un animo sensibile e un profondo rispetto per la natura, ma tutti perché ogni alterazione degli equilibri naturali interferisce con la nostra salute, con il nostro benessere».

La gente potrebbe imparare dai propri errori se non fosse così occupata a negarli" (Carl Gustav Jung).

«A quasi 48 ore dal disastro  in questo momento, qui a Cagli , sotto la pioggia, si sta facendo la conta dei danni che ha fatto il Fiume Burano. Siamo a circa  10 chilometri da  Cantiano dove stanno ancora peggio per la vastità della zona alluvionata. Purtroppo ancora una  volta si arriva sempre dopo – ha dichiarato il geologo Endro Martini,  responsabile Contratti di Fiume - SIGEA e conosce molto bene i fiumi marchigiani -  e con la massima tempestività, anche di notte per RIMEDIARE perché qualcosa prima …perché il PREVENIRE che  eviterebbe  i danni e anche i morti non si riesce a fare. Sono anni che ne parliamo noi geologi, il Prof De Marchi aveva scritto “ Difesa dalle acque e difesa delle acque “ nel Bacino idrografico, poi la legge 183 sulla difesa del suolo nl 1989, poi i Piani di Assetto idrogeologico nel 200 e ora a dicembre 2021 i Piani di  distretto approvati. Ma sul territorio si soffre si contano i danni e si muore».

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