Civiltà identità globalizzazione

Spesso nei miei scritti ho fatto riferimento ad alcuni concetti, come Civiltà, Cultura, Identità, Tradizione, Comunità, Sviluppo locale e Globalizzazione. Ora è giunto il momento per approfondire tali concetti, anche perché essi fanno riferimento non solo al passato, quanto al nostro presente, come base per costruire il nostro futuro. In questo senso non è possibile capire il nostro presente, se il tutto non viene rapportato al nostro passato e quindi ai nostri valori, come base per la formazione della Cultura occidentale. Cultura che comprende un insieme di saperi e di esperienze, tanto da dare origine al concetto di Civiltà. In questo caso noi parliamo di Civiltà europea, in quanto formatasi nell’ambito di un insieme di popoli, che anche se diversi per lingua e tradizioni, hanno determinato a livello generale una Civiltà unica, che si riconosce in alcuni valori, come la stessa religione, le stesse tradizioni, le stesse esperienze artistiche, lo stesso modo di costruire e generale bellezza. Una Europa fondata dalle varie culture che si sono col tempo amalgamate, rese visibili e praticabili nello stesso modo e nella stessa misura culturale. Quindi Civiltà intesa “come visione del mondo che si è fatta vita attraverso le esperienze della storia ereditata nei secoli”. Civiltà che, poi, attraverso l’insieme di culture di un popolo, trasmesse mediante la lingua, i costumi, le istituzioni, l’arte, le opere e l’educazione, ha dato origine al concetto di identità. In questo senso l’una non esclude l’altra, ma esse, civiltà, cultura e identità, si integrano attraverso il sapere e le esperienze di un popolo.

Purtroppo, oggi, si parla tanto di declino dell’Occidente, con i suoi valori, ma soprattutto con le sue istituzioni democratiche e liberali. Anzi oggi si sta mettendo in gioco la stessa sopravvivenza dell’idea di Europa e con essa la stessa civiltà europea, che fino ad oggi ha retto l’intero sistema democratico. Una crisi che purtroppo, come afferma Marcello Veneziani, viene da lontano, quando si sono messe in discussione alcune “divinità” o “dei”, come il concetto di Patria, di Famiglia, di Tradizione, di Mito, del Destino, dell’Anima, di Dio, tanto da avere “nostalgia “ di queste divinità, ormai scomparse, sotto l’incalzare di nuove divinità come il Nichilismo, l’Ateismo, il Capitalismo, il Neoliberalismo e infine la Globalizzazione. Ed ecco quindi la necessità di approfondire questi nuovi “valori” ma nello stesso tempo di creare le premesse affinchè i vecchi valori possano essere di nuovo recuperati in un mondo reso ancora più complesso da alcune emergenze di ordine sociale, culturale, politico, ma soprattutto economico. Complessità che diventa sempre più accentuata quando affermiamo che ormai la nostra vita è governata non tanto dalla politica, quanto dall’economia, che si basa soprattutto sulla cosiddetta finanziarizzazione, la quale tende ad annullare qualsiasi governabilità dello Stato di diritto.

La civiltà occidentale è l’insieme di grandi conquiste che si sono avverate e rese attuali attraverso i secoli, dalla polis e dal pensiero greco all’imperium e lex romana, dalla civiltà cristiana alla storia moderna e quindi alla grande riforma protestante, alla Rivoluzione inglese, americana e francese, all’Illuminismo, che ha decretato il trionfo della Ragione e del Progresso, attraverso la separazione tra religione e politica. E infine il riconoscimento di diritti dell’uomo e dell’individuo, attraverso il luogo nativo, della democrazia, della libertà e dell’uguaglianza. A tutto ciò, poi, si aggiunge il concetto di identità, che presuppone il riconoscimento di una comunità attraverso la sua cultura e quindi la sua identità rispetto al luogo in cui vive. E l’Occidente ha in sé una sua identità culturale, che la distingue da altri continenti per i valori che abbiamo elencato sopra.

Oggi si vuole mettere in dubbio tali valori e tali conquiste, attraverso uno “svuotamento” di tutto ciò che fino a ieri ha determinato il progresso evolutivo dell’uomo, nel bene e nel male, ma sempre in un processo creativo che pone l’uomo al centro di ogni conquista, la sua persona e la sua dignità, in un processo di continuità e di tradizioni, tale da creare le premesse per nuove speranze e nuove conquiste. Oggi tutto è messo in discussione, in base al cosiddetto “relativismo culturale”. Ormai al centro del mondo non vi è più l’uomo con le sue fragilità e le sue potenzialità, ma il mercato globale e quindi l’economia, come espressione ultima della felicità dell’uomo, fondata sulla ricchezza e quindi sui “soldi”. Un mercato globale che penalizza innanzitutto le economie locali che invocano il protezionismo, ma soprattutto mina dalle fondamenta l’autorità dello Stato, per una giusta direzione che l’economia dovrebbe prendere, non solo a vantaggio di pochi, ma a vantaggio di tutti. E da questa conflittualità fra economia e politica, oggi stiamo assistendo alla nascita e al progressivo sviluppo di società ineguali, il cui fenomeno oggi si sta manifestando attraverso veri e propri conflitti sociali, presenti in quasi tutti i paesi occidentali, dagli Stati Uniti alla Francia, all’Italia, con la nascita di nuovi partiti populisti, che stanno annullando i vecchi partiti fondati sulle clientele e su uno sfrenato individualismo di parte. Purtroppo ad aggravare la situazione, come conseguenza della stessa globalizzazione, è il problema dell’emigrazione, i cui flussi migratori prodotti della circolazione globale, generano caos e insicurezza e questo alimenta la riscoperta del legame nazionale, tanto da mettere in crisi l’ordine sociale, attraverso il rigurgito dei vecchi nazionalismi, che poi creano forme di discriminazione razziale. Tutto ciò crea una società instabile e piana di rabbia, verso tutto ciò che produce ineguaglianza e insicurezza, specie nel campo del lavoro, ma soprattutto nella limitazione di usufruire a pieno dei servizi, come la sanità e l’istruzione. Una società senza speranza e senza futuro, in preda alla paura, in quanto tutto è demandato al potere delle élites, togliendo così il potere al popolo. Del resto, oggi, le vere lotte non sono tanto sul piano politico, fra Destra e Sinistra, quanto sul piano socio-economico, fra Popolo da una parte e le élites dell’altra. Specie l'élite economica, che determina e condiziona la stessa Politica e lo sviluppo di intere nazioni o regioni. Infatti, ciò a cui stiamo assistendo è un ritorno alle lotte civili, determinate da un risveglio del populismo che non vuole dire assolutamente patriottismo di vecchia maniera. Al limite possiamo dire risveglio comunitario, in quanto tutto è rapportato ad una diversa valutazione del “bene comune”, che è il proprio benessere, sia individuale che collettivo. In questo senso c’è un ritorno nel considerare il proprio “luogo” come “bene comune”, e quindi come elemento fondante per lo sviluppo locale. Tuttavia per far si che la situazione di crisi possa essere risolta, o quanto meno gestita, c’è bisogno di una maggiore e più completa partecipazione alla vita politica, specie nelle scelte economiche. Un mercato globale senza regole e senza partecipazione della base è un mercato deleterio per la sopravvivenza delle economie locali. Per questo c’è bisogno, anche attraverso le lotte, di creare un nuovo sistema economico, fondato sulle identità locali, ma soprattutto sul rispetto delle comunità, in quanto espressioni di civiltà e cultura.

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

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