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Monte Sant’Angelo una città in crisi di identità

Sto assistendo con preoccupazione e sgomento alle  minacce delinquenziali, in stile mafioso,  dirette ai vari esponenti dell’Amministrazione comunale di Monte Sant’Angelo, da quelle contro il Capo Settore Domenico Rignanese, a quelle contro gli esponenti più in vista dell’attuale Amministrazione, fra cui l’Assessore Generoso Rignanese e il Sindaco Pierpaolo D’Arienzo, esponenti di primo piano, non solo dell’Amministrazione locale, ma del partito politico del PD di Monte Sant’Angelo, cha da alcuni anni amministra la nostra città. Oggi, tuttavia, la situazione è diventata più grave rispetto al passato, in quanto ormai le intimidazioni sono giunte direttamente al cuore stesso della città e precisamente a colpire il Palazzo di Città, simbolo non solo della città, come entità comunitaria, ma soprattutto come simbolo del potere politico. E questo ha un chiaro significato, in quanto, gli atti intimidatori hanno come riferimento non tanto la città in se stessa, quanto chi la governa e che gestisce la cosa pubblica. In questo senso è il potere politico che viene attaccato e quindi reso come un obiettivo da raggiungere e da condizionare tramite le intimidazioni di stampo mafioso.

Purtroppo alla base di tutto ciò vi è sempre uno stato di paura e di omertà, che rende la città prigioniera di se stessa. Né la stessa città ha, oggi, la forza di opporsi, se non attraverso “manifestazioni” di condanna contro la violenza e le minacce. Una condanna che sul piano giuridico non produce dei risultati. E ciò purtroppo rientra in una logica di poca collaborazione della stessa comunità locale, che per la verità si è vista sempre esclusa da ogni decisione di ordine sociale ed economico, oltre che politico-culturale. Una comunità che in questi ultimi anni ha smarrito ciò che da tempo vado sostenendo e cioè il senso di appartenenza ad una città dal volto umano e quindi inclusiva. Né la politica è riuscita a creare un clima di convivenza pacifica e solidale, in un percorso che avesse alla base il senso di privilegiare il “bene comune”, anziché il “bene individuale”. Purtroppo questa contrapposizione, fra bene comune e bene individuale, ha condizionato in questi ultimi anni la vita cittadina, tanto da creare le premesse per una società basata soprattutto sull’individualismo e quindi sulla prevaricazione dell’io rispetto al noi. E ciò è alla base della mancanza di “senso civico” e di “senso comune”, anche se la nostra città, tramite il santuario micaelico e le faggete della Foresta Umbra,  fa parte dell’UNESCO. Purtroppo c’è da costatare che  conosciamo poco la nostra cultura, che anziché essere recepita come valore essenziale di sviluppo e di crescita economica, essa è diventata solo momento di incontri fra “personaggi”  che si credono edotti a spiegare il significato di “far cultura”, mentre sul piano progettuale nulla viene proposto e realizzato.

Così, oggi, viviamo, un tempo senza passato e un futuro  senza speranza, in un presente in cui fanno da padrone solo elementi, che, attraverso intimidazioni e minacce, vogliono riportare la nostra città in un passato in cui vige la legge del più forte e  non la legge dei “diritti” e dei “doveri”. Diritti e doveri che la politica deve assicurare e difendere, affinchè ogni città, e quindi ogni cittadino,   abbia la possibilità di crescere e svilupparsi secondo le proprie potenzialità e le proprie capacità creative e innovative. In questo modo si assicura ai propri cittadini e specialmente ai più giovani un futuro di prosperità economico-culturale, in collaborazione con le forze vive e sane della città. Giovani che, purtroppo, oggi sono costretti ad andare via, in una situazione davvero drammatica per la nostra città, che viene privata della forza lavoro più necessaria e quindi più innovativa.

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

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