Monte Sant’Angelo. Per una politica dello sviluppo locale

In questi ultimi mesi l’Amministrazione Comunale di Monte Sant’Angelo, sotto la guida del Sindaco Pierpaolo d’Arienzo e dell’Assessore alla Cultura e al Turismo, Prof.ssa Rosa Palomba, sta cercando di ricostruire, tramite alcune attività culturali, il filo conduttore per ricostruire la nostra identità, tramite la firma di convenzioni e gemellaggi con alcune istituzioni religiose come il Santuario di Mont Saint-Michel in Normandia e la Sacra di San Michele in Val di Susa a Torino. Atti meritori che vanno sostenuti e incoraggiati. Pur tuttavia, il problema non è tanto la Progettualità e quindi l’Idea in se stessa, quanto le eventuali ricadute che tali attività possono avere sulla realtà socio-economica di una città come Monte Sant’Angelo. Ricadute che dovrebbero avere un senso e un’attinenza con la realtà locale. Purtroppo la città vive un periodo di continua attesa, di ciò che gli eventi dovrebbero portare, ma che alla fine nulla avviene, se non una realtà virtuale, di cui oggi molti nostri concittadini subiscono le conseguenze, in quanto la realtà è ben lontana dalle vere esigenze della popolazione. E a tale proposito basta analizzare il tessuto sociale della nostra città, fra cui quello dei giovani, costretti ad emigrare e a stare lontano  dal proprio paese, ma anche di tante famiglie che in questi anni hanno abbandonato la nostra città per mancanza di lavoro e quindi di prospettiva nel futuro. Ma anche  per mancanza di un Piano di Sviluppo Economico e quindi di imprenditorialità, che purtroppo manca del tutto in una realtà che potrebbe, come diremo più avanti, offrire delle occasioni di sviluppo e quindi di produttività. Anche se c’è da dire che le nostre poche forze produttive sono ancora rimaste legate ad un esasperato individualismo, senza una adeguata aggregazione di forze nuove e quindi di ricambio generazionale. Né d’altra parte la politica si pone come mediazione di innovazione e di adeguata progettualità per quanto riguarda il tessuto produttivo e  sociale della città.

Oggi non è possibile chiudersi nel proprio individualismo, che produce solo malcontento e poca convergenza verso gli altri, siano essi della comunità locale o delle comunità circostanti. L’incertezza domina a tutti i livelli, sia nel settore produttivo che nel settore sociale, tanto da influire negativamente sullo sviluppo locale. Una città senza sbocchi occupazionali, dove vi è un alto tasso di disoccupazione giovanile, ma soprattutto una diffusa disoccupazione, di famiglie prive di prospettiva nel futuro. Una società senza una visione lungimirante, senza alcun legame concreto ed organico con il proprio territorio, le cui potenzialità rimangono ancora inespresse e quindi senza possibilità di essere valorizzate a pieno. Del resto sono anni che la nostra città non ha un suo Piano Economico, né un Progetto di Sviluppo Locale, basato sulle proprie potenzialità. Né la Politica si pone tale problema, lenta nelle sue realizzazioni e nelle sue progettazioni. Del resto è sotto gli occhi di tutti quanto tempo ci vuole per far si che la città abbia un aspetto decente per quanto riguarda la sua viabilità, sia interna che esterna. Quanta poca cura, in questi ultimi anni,  si è avuta nei confronti del nostro Centro storico, ormai abbandonato a se stesso, senza un piano di recupero e di rigenerazione urbana, in vista di una politica di defiscalizzazione delle sue possibili attività produttive ed artigianali, che si potrebbero favorire. Inoltre quanta poca attenzione, a livello generale, è rivolta al nostro patrimonio abitativo, sia quello privato che quello pubblico. Del resto è sotto gli occhi di tutti il degrado dei nostro palazzi storici, abbandonati a se stessi, senza che alcuno intervenga, sia da parte dei proprietari, sia da parte degli uffici tecnici. Inoltre quanto poca cura è rivolta al nostro patrimonio agro-forestale, le cui potenzialità reddituali sono del tutto insufficienti, il cui settore oggi da solo potrebbe essere uno degli elementi economici trainanti dell’intera nostra economia. Cosi come trascurato è il settore commerciale, specie per una città che vuole puntare tutto sul turismo e sulla cultura in generale, con riferimento specifico a quello enogastronomico, con i suoi prodotti tipici.  Così come non esiste un Piano di valorizzazione della Piana di Macchia, dell’entroterra, del periurbano e della fascia costiera.

È tempo ormai che la Politica si impegni di più nel sociale e nell’economico, creando le condizioni per far si che la città divenga veramente specchio delle sue risorse e del suo ricco patrimonio ambientale. Del resto quando si parla di identità culturale bisogna intenderla non nella sua unicità storica, quanto nella sua pluridimensionalità economico-culturale, tale da riscoprire e valorizzare l’intero sistema economico del suo territorio a livello generale.  Purtroppo viviamo in un’epoca in cui l’individualismo esasperato domina sia il settore politico, che il settore economico-culturale, senza che si allarghi il proprio orizzonte verso nuove realtà, più comunitarie e non più settoriali. Del resto, anche se il mondo si sta avviando verso una completa globalizzazione, sia  a livello economico che culturale,  con alcuni lati positivi, ma con tanti lati negativi, come le delocalizzazioni delle industrie e la creazione di una società sempre più ineguale e frammentata nel suo tessuto sociale, tuttavia oggi rimane fondamentale che qualsiasi sviluppo di un territorio è sempre legato prevalentemente alle sue risorse e quindi ad uno sviluppo locale, basato sull’operosità della sua comunità. In altri termini per un territorio rimane fondamentale la politica locale, lo sviluppo della propria imprenditorialità, dei giovani che trovano lavoro nel proprio paese e non fuori, della gente che lavori e dia il proprio contributo alla crescita della sua città e della sua comunità. Una città basata su una seria programmazione socio-economica oltre che culturale, dove la comunità diventi protagonista del proprio sviluppo. Del resto ogni città costituisce una vera e propria completa rappresentazione della società, tanto che oggi si parla di città-stato, di città laboratorio, in cui l’essere umano è di nuovo posto al centro dell’attenzione politica e amministrativa.  In questo senso la Politica dovrebbe mettersi al servizio della comunità locale e non viceversa, al servizio delle forze sociali, con una seria programmazione fondata sulla realtà locale. Ormai è tempo di passare dalle promesse di intenti, alla realizzazione di qualcosa che possa migliorare la condizione di ognuno di noi.

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

 

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