Santiago e la Puglia. L’Europa della fede e della cultura

Viviamo in un periodo in cui mettiamo in discussione non solo l’unità europea, ma soprattutto il ruolo che oggi essa potrebbe avere nel futuro della pace mondiale, e quindi il rapporto sia con i paesi occidentali che con i paesi orientali. Un rapporto di civiltà, ma soprattutto di pace che, in questi ultimi settanta’anni, l’Europa ha preservato ed assicurato al mondo intero, specie se il tutto lo si riferisce ai paesi europei, che nei secoli passati hanno fatto guerre fra loro, con vari eccedi e distruzioni. Oggi il tutto viene messo in discussione, solo perché il sogno politico-culturale di una Europa unità è stata assoggettata e messa in discussione dal fattore economico e quindi da una  strisciante instabilità sociale, che ha dato origine alla nascita di vari populismi e sovranismi di ultima generazione.

Ma al di là della necessità di assicurare a tutti una stabilità e un benessere economico e una fiducia nel domani, ciò che oggi l’Europa ha bisogno è un nuovo spirito da cui ripartite per riattivare il sogno dei padri fondatori, che usciti dalla seconda guerra mondiale, hanno sperato in un futuro di pace e di progresso. Un futuro che potesse bandire per sempre ogni forma di violenza e di odio fra i popoli. E questo oggi è possibile solo grazie alla solidarietà e alla fratellanza fra i popoli europei, e quindi alla diffusa conoscenza reciproca dei vari popoli che compongono l’Europa, in nome dell’amicizia e della solidarietà, basate sul rispetto della dignità umana e sul riconoscimento delle altrui culture e religioni.

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Santiago di Compostela.

In questo sogno c’è lo spirito dell’Europa che si è formata grazie a due fattori principali: la fede e la cultura. La fede come  elevazione verso l’eternità e quindi verso la spiritualità, con cui l’Europa ha costruito la sua unità e la sua civiltà. La cultura come mezzo per raggiungere  il progresso e quindi la conoscenza come mezzo di civiltà. Dall’insieme di questi due fattori nasce l’identità dell’Europa, che, secondo molti scrittori e studiosi, si forma sugli itinerari del pellegrinaggio cristiano, e quindi sui vari camminamenti che hanno attraversato in lungo e in largo l’Europa, dall’Occidente all’Oriente e viceversa, da Santiago di Compostela a  Gerusalemme, e da qui verso i paesi europei, in una miriade di camminamenti, che hanno fatto dell’Europa la terra dei pellegrinaggi e quindi dell’Homo Viator. Un’Europa della fede e della cultura, che ha avuto come referente i grandi itinerari della fede, da Santiago di Compostela fino al Santuario di Monte Sant’Angelo, di San Nicola di Bari, fino all’estremo lembo della Puglia, dove sorge il Santuario di Santa Maria di Leuca.

Oggi, 9 Maggio 2019,  questi quattro Santuari, alla presenza del Sindaco di Monte Sant’Angelo hanno firmato un documento o patto di amicizia, con cui si impegnano a collaborare e a costruire una Europa della fede e della cultura, che tenga presente la solidarietà e l’amicizia fra i popoli. A presenziare l’evento sono stati Pierpaolo D’Arienzo, Sindaco di Monte Sant’Angelo, Mons. Vito Angiuli, Vescovo della Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, Paolo Giuseppe Caucci von Saucken,  del Centro di Studi Compostellani di Perugia, e il Prof. Giorgio Otranto, dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

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Il Santuario di San Michele Monte Sant’Angelo.

Il Sindaco di Monte Sant’Angelo ha tenuto a sottolineare l’importanza dell’evento, in quanto si pongono le basi per un futuro patto di amicizia fra le comunità religiose e culturali di Santiago di Compostela, di San Nicola di Bari e di Santa Maria di Leuca, un grande itinerario della fede e della cultura, di cui la città di Monte Sant’Angelo si onora di sottoscrivere, dando il proprio consenso e la propria partecipazione, che ha come centralità il culto micaelico e quindi gli insediamenti micaelici che sono presenti sia in Spagna che in Italia, lungo quella grande Linea Sacra di San Michele, che va dall’Irlanda fino in Terrasanta. Ma, oggi,  il Santuario di Santiago di Compostela è uno dei maggiori santuari del mondo, il cui itinerario è diventato dal 1987 l’itinerario culturale  dell’Europa, preso ad esempio da tutti gli altri per la vastità del fenomeno del pellegrinaggio e per la devozione che esso esprime e manifesta. Il Prof. Caucci nel suo intervento ha sottolineato tale importanza, ricostruendo la storia e lo sviluppo del pellegrinaggio compostellano, dalla fondazione del santuario avvenuta nell’anno 820, in seguito al ritrovamento della tomba  di San Giacomo, al tempo del re Alfonso II il Casto, in un piccolo borgo chiamato “Compostella”, che in breve tempo diventa una delle principali mete del pellegrinaggio medievale, su cui trasmuteranno i pellegrini di tutta Europa.

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San Nicola di Bari.

Tale Via viene chiamata, oltre che il “Cammino de Santiago”, anche la “Via Lattea”, per la leggenda che la vuole tracciata come una grande mappa stellare della Via Lattea stessa, che a sua volta indica nel cielo la via verso la tomba dell’Appostolo. Così Santiago de Compostela, secondo il Prof. Caucci, diventa l’emblema politico-culturale e religiosa dell’intera Spagna, tanto da diventare nel 1985 Patrimonio Mondiale dell’Umanità. E il suo “Cammino” diventa il simbolo del pellegrinaggio cristiano, ma soprattutto l’emblema dell’unità dell’Europa e dell’incontro fra tutti i popoli della Terra. Una unità che si è avuta attraverso gli altri itinerari della fede, fra cui la Via Francigena, la Via Romea, la Via Micaelica, la Strada di Gerusalemme. Itinerari che collegano vari paesi e nazioni dell’Europa, fra cui la Spagna, la Francia, la Germania, l’Italia e infine il mondo orientale. E lungo questo grande itinerario vi sono numerosi santuari che hanno reso grande la fede e la cultura europea, fra cui il Santuario di San Michele sul Gargano, la Basilica di San Nicola a Bari e il Santuario di Santa Maria di Leuca nel Salento. Di quest’ultimo ne ha parlato Mons. Vito Angiuli, il quale ha sottolineato l’importanza del santuario da un punto di vista religioso, oltre che culturale, quale elemento di unione fra Oriente ed Occidente, ma soprattutto come espressione della religiosità popolare della Puglia. Altrettanto ha fatto il Prof. Giorgio Otranto, nel sottolineare la centralità della Via Micaelica, fra Occidente ed Oriente, ma soprattutto come collegamento con la Via Francigena del Nord, ponendo l’accento sulla diffusione del culto micaelico già al tempo dei Longobardi (secc. VII-XI), la cui presenza, nel Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo, è attestata dalle numerose iscrizioni latine e germaniche, tanto che il Santuario di San Michele è stato riconosciuto nel 2011 come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Infatti nel riconoscimento UNESCO si fa riferimento oltre che al Santuario, anche alla città di “Monte Sant’Angelo e la  Via Sacra Langobardorum”, quali espressioni della civiltà longobarda. In altri termini i Longobardi, allorquando fecero proprio il culto micaelico, dettero origine ad un punto di riferimento “universale” con la riproposizione di questo culto così rivitalizzato ed internazionalizzato.

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Santa Maria di Leuca.

E il pellegrinaggio micaelico ancora oggi è universalmente diffuso e praticato, tanto da costituire un forte elemento di permanenza e di lunga durata nel mutevole panorama della storia non solo della Puglia, ma dell’Europa intera, con fortissimi elementi di riproduzione e di ripetitività, anche rituale, in molti contesti socio-ambientali, al punto che Goethe ebbe a scrivere: “La coscienza dell’Europa è nata peregrinado tra i poli latini, germanici, celti, anglosassoni, slavi”. Del resto ancora oggi il Santuario di San Michele in Monte Sant’Angelo rappresenta una delle principali mete del pellegrinaggio europeo. Un luogo dove non si è mai interrotto il pellegrinaggio alla Sacra Grotta dell’Arcangelo Michele. Luogo di fede, ma soprattutto luogo di cultura, dove si possono ritrovare tracce di popoli che hanno dominato l’Europa, fra cui i Bizantini, i Longobardi, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi, i quali hanno lasciato un ricco patrimonio culturale, attraverso monumenti, chiese, monasteri, sparsi lungo la Via Micaelica. Una Via che oggi viene riscoperta non solo come itinerario nazionale, ma per la sua dimensione europea, in virtù dei numerosi insediamenti micaelici.

La firma, riguardante i quattro santuari che fanno parte del Progetto Santiago e la Puglia,  ha come finalità la riscoperta delle radici storiche e culturali dell’Europa, in rapporto al pellegrinaggio micaelico, ma soprattutto per i numerosi insediamenti esistenti  lungo la Via Micaelica, che un tempo veniva chiamata Via Sacra Langobardorum. In questo senso i vari gemellaggi del Comune di Monte Sant’Angelo, con la Sacra di San Michele in Valle di Susa a Torino, con Mont Saint-Michel, e oggi con Santiago e i santuari  della Puglia, hanno come finalità lo studio delle analogie insediative dei santuari micaelici, ma soprattutto intensificare e rendere possibile lo scambio di esperienze e di amicizia fra le diverse realtà religiose dell’Italia e dei paesi europei, valorizzando sempre di più la rete dei camminamenti e tutto ciò che favorisce l’ospitalità dei pellegrini.

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

Last modified on Domenica, 12 Maggio 2019 19:25
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