Monte Sant’Angelo, il festival Michael ha tagliato fuori la comunità

Ben vengano i gemellaggi con le città micaeliche e i loro santuari dedicati all’Arcangelo Michele; i vari incontri con studiosi (accademici) e politici, che portano a noi le loro esperienze e la loro cultura; le varie esibizioni di musicisti e di concerti vari di artisti regionali e nazionali. Ma ciò che oggi preme alla gente è ciò che essa ha bisogno e quanto la comunità locale venga coinvolta e resa protagonista nell’ambito di una città che purtroppo, lo abbiamo assistito nell’ultimo Festival Michael, è rimasta fuori da ogni dibattito e da ogni decisione. Una città che in questi ultimi anni, sul piano sociale ed economico, sta attraversando un periodo di grave disagio culturale ed economico. Un disagio che per la verità viene da lontano, ma che purtroppo oggi non si riesce ancora a vedere alcun spiraglio di rinnovamento. Una crescita che solo  dalla comunità locale, e non da altri, che vengono per qualche giorno e se ne vanno via, può venire e quindi resa tale attraverso un completo coinvolgimento della stessa nella vita politica e culturale della città. Una città che oggi come non mai, si dovrebbe riconoscere solo nell’ambito della sua stessa storia e della sua cultura, ma che purtroppo esse sono rese sterili se il tutto non viene accompagnato da una crescita politico-culturale e sociale della sua comunità, ma soprattutto della sua classe dirigente e della sua classe intellettuale. E a tale proposito, nell’ultimo Festival Michael, si è potuto notare l’assenza totale, per mancanza di coinvolgimento da parte degli organizzatori del Festival Michael, degli studiosi di Monte Sant’Angelo, i quali sono stati del tutto ignorati, mentre altri accademici, non hanno fatto che leggere relazioni pubblicate più di 10 anni fa.

Rupoli

  Monte Sant’Angelo

Sono anni  che la città subisce un processo di decrescita sociale ed economica, che si manifesta soprattutto attraverso una profonda crisi demografica, che sta portando la città verso una graduale desertificazione, tanto da privare la città di forze giovanile e quindi produttive sul piano intellettuale ed economico. Uno stato di profonda crisi specie  nel campo imprenditoriale e delle attività commerciali. Del resto siamo di fronte ad una progressiva chiusura di attività commerciali, che si notano specie lungo il Corso, tanto da assistere ad un progressivo vuoto  sul piano economico-sociale. Né in questi ultimi anni la politica si è resa conto della gravità della situazione.

Purtroppo veniamo da un passato in cui la politica ha fatto poco per la città, né la cultura è stata all’altezza di imprimere alla stessa città e quindi alla comunità un nuovo percorso e una nuova strada da percorrere. Siamo in un vicolo chiuso, in cui tutto viene visto attraverso attività di facciata e di propaganda dei due Siti Unesco, senza che un qualsiasi progetto di ampio respiro possa incidere realmente e seriamente nel tessuto economico-culturale della città. Né si affrontano e si discutono i veri problemi della città, specie quelli legati al lavoro e alla qualificazione e rigenerazione della città. Dovremo essere orgogliosi di ciò che abbiamo e delle grandi potenzialità che oggi, come ieri, il territorio di Monte Sant’Angelo presenta, ma questo orgoglio oggi è attraversato solo da un senso di impotenza e di rancore verso tutti e tutto. Un rancore per ciò che non si fa, o per tutto ciò che si vorrebbe che si facesse. Una città che ha uno dei territori più ricchi di risorse e di potenzialità, abbandonata a se stessa, senza che qualcuno possa dare un serio contributo fattivo e innovativo di crescita e di sviluppo. Tutto ormai è diventato di ordinaria amministrazione, anche se poi si va a vedere che nemmeno quello che viene fatto produce ricchezza e bellezza. Una bellezza che giorno dopo giorno purtroppo viene cancellata e resa vana, vedi per esempio il nostro Centro storico e i palazzi signorili, per non parlare poi della mancanza di un Piano di riqualificazione del nostro patrimonio naturale (i nostri boschi),  attraverso l’indifferenza e la mancanza di Amor Loci. Lo stesso che purtroppo oggi manca e di cui si dovrebbe far carico ognuno di noi, ma specialmente la politica. Un senso di appartenenza che giorno dopo giorno diventa sempre più labile e privo di vigore e di forza propositiva.

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

Last modified on Lunedì, 27 Maggio 2019 09:01
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