Globalizzazione e sviluppo locale il marketing territoriale

La richiesta di maggiore autonomia delle regioni del Nord, fra cui la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna, pone in primo piano la questione dello sviluppo locale, che non deve essere inteso come localismo, ma come integrazione fra globalizzazione e sviluppo. Per questo, oggi, l’attenzione degli economisti e dei politici è rivolta verso un’autonomia che privilegi  innanzitutto lo sviluppo locale, ma che tenga ben presente, anche e soprattutto, una visione globale della nostra vita e della nostra economia. Quindi due fattori, quello globale e quello locale, che oggi sono essenziali per un equilibrato sviluppo territoriale. In altri termini non vi è sviluppo locale se il tutto non viene visto nell’ambito di una dimensione globale, che deve interessare l’intero tessuto socio-economico di una regione, di un territorio, di una città, che non può essere visto solo in ambito locale. Ciò ci porta ad esaminare in profondità ciò che oggi rappresenta la globalizzazione, che sta interessando quasi tutti gli aspetti della nostra vita, da quello economico-industriale, all’informatica e quindi allo scambio commerciale e al libero mercato. Uno sviluppo che ha più dimensioni, basato su molteplici rapporti interdisciplinari fra le singole discipline economiche di un territorio. Così oggi la globalizzazione interagisce con la vita stessa della gente, soprattutto attraverso i fattori economici, ma anche attraverso il fattore culturale, inteso come sviluppo tecnologico e quindi come fondamentale elemento di crescita sociale.  Del resto sappiamo che in questi ultimi anni, specialmente dagli anni Ottanta, la globalizzazione è stato un fattore di crescita specialmente di alcune nazioni che un tempo erano classificate come Stati in via di sviluppo, fra cui la Cina, l’India, i paesi Indonesiani, che grazie alla globalizzazione e, quindi, agli scambi commerciali e allo sviluppo tecnologico, hanno potuto fare grandi passi verso un maggiore sviluppo economico, con una crescita non solo del PIL,  quanto del benessere sociale, tanto da far uscire dalla miseria e dalla povertà gran parte della popolazione.

Ma se la globalizzazione ha avuto dei lati positivi per alcuni Stati, per altri sta creando degli evidenti squilibri, sul piano occupazione e del lavoro, con evidenti aspetti di disuguaglianza sociale. In questo ci riferiamo  alla finanziarizzazione dell’economia, che sta producendo degli effetti negativi per quanto riguarda  l’economia reale, con conseguenze sul piano sociale e sul piano dello sviluppo locale.

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Matera

Infatti la globalizzazione ha portato verso la distruzione delle economie locali, con aspetti negativi per quanto riguarda gli investimenti e il processo industriale ed economico, sempre più condizionato dal profitto e da interessi di parte. Tutto ciò sta avendo serie conseguenze, non solo sugli Stati più deboli, ma anche su nazioni ricche come gli Stati Uniti e alcuni paesi dell’Europa, fra cui la Grecia, la Spagna, il Portogallo, l’Italia. Paesi dove si nota un alto tasso di disoccupazione, ma soprattutto un alto grado di disuguaglianza sociale, fra chi ha tutto e chi non ha nulla.

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Alberobello

È la cosiddetta teoria dell’1%, di chi detiene quasi tutta la ricchezza del mondo (l %), mentre il 99% non ha quasi nulla. Tutto questo ci porta a rivedere i principi non solo della globalizzazione, ma soprattutto del capitalismo e quindi del neoliberalismo, da cui è scaturito il fenomeno della globalizzazione. Per questo, gli Stati, fra cui quelli europei, chiedono una maggiore autonomia politico-economica, che possa creare le premesse per uno sviluppo più equilibrato e meno sperequativo a favore dei ceti meno ricchi. Ma soprattutto si pongono nuove basi e una maggiore attenzione sullo sviluppo locale, con il coinvolgimento diretto delle popolazioni, che prendano coscienza delle potenzialità del proprio territorio e creano da esso dei valori e dei  presupposti di sviluppo e di crescita. Ma allora ci chiediamo: in che cosa consiste lo sviluppo locale, e quanto esso possa giovare alle regioni come quelle del Sud, che fino ad oggi hanno basato il loro sviluppo soprattutto sull’aiuto dello Stato centrale e quindi sui sovvenzionamenti pubblici? Allo stesso modo ci si interroga sul ruolo e l’importanza del territorio e del contesto locale, come motore di sviluppo, davanti alle spinte che vengono dalla globalizzazione attraverso i mercati e il processo di europeizzazione in atto.

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Andria: Castel del Monte

Un concetto, quello di sviluppo locale, che è stato accolto con resistenza dalla teoria economica consolidata, che per lungo tempo ha ignorato la dimensione locale. Purtroppo bisogna constatare che, se dagli anni Settanta le regioni del centro e del nord-est dell’Italia si sono caratterizzate per la presenza di una industrializzazione diffusa, della piccola e media impresa, di forti comunità locali e di una rete di città di medie dimensioni, il Sud ha fatto sempre una politica di rimessa dei fondi statali, senza incidere profondamente nel tessuto socio-economico dei suoi territori e quindi delle sue regioni. Politiche non aggregative, ma disgregative sul piano degli investimenti  e sul piano dello sviluppo locale, in cui domina un forte localismo anti-statalista e un debole senso della dimensione comunitaria  e regionale; del resto sappiamo che  la realtà locale e quella regionale non hanno mai dialogato tra loro. Al Sud mai si è affermato, come per esempio in Emilia Romagna,  un modello “integrativo” con una filiera istituzionale che subordina gli interessi privati all’interesse pubblico, generando in questo modo senso di appartenenza alla comunità politica e condivisione di intenti e valori.  Inoltre se nelle regioni del Nord si è avuto quasi sempre una diffidenza e una separazione fra potere politico e potere privato, mentre nel Sud il potere politico è diventato solo fine a se stesso, senza incidere profondamente sullo sviluppo territoriale. Anzi spesso il potere politico è stato condizionato non solo da interessi privati, quanto dalla malavita e quindi da interessi illegali. Inoltre è opinione di alcuni sociologici ed economisti che i sovvenzionamenti dello Stato alle regioni del Sud non hanno fatto altro che deprimere le economie locali e quindi l’azione promozionale di sviluppo e di crescita dei territori e delle regioni del Sud. 

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Monte Sant’Angelo

In questo senso si è creata una frammentazione territoriale, una frattura tra città e campagna, e quindi la mancanza di senso di appartenenza alla comunità politica. Allora che fare?  “Mettendo da parte i localismi, in una nuova ottica di sviluppo regionale, sostengono Giuseppe Zaccaria, rettore dell’università di Padova e Patrizia Messina, le regioni del Sud devono fare sistema, devono essere coese al proprio interno e competitive all’esterno, soprattutto in un momento in cui i processi di globalizzazione dell’economia e di europeizzazione vogliono una governance legata alle istituzioni del territorio, in cui gli attori politici a livello regionale possono assumere un ruolo inedito e strategico di coordinamento sconosciuto fino a questo momento nelle nostre zone”.

È fondamentale, dunque, creare una rete di relazioni con il territorio, in cui l’Università costituisca uno degli attori principali. “È proprio la costruzione di una rete di relazioni tra Università e territorio – continua Zaccaria – a rappresentare la cosiddetta terza missione dell’Università, soprattutto per tradurre in operatività la ricerca”. In questo senso, secondo il modello classico del Marketing Territoriale, perché si possa lavorare per lo sviluppo locale, sono necessari la partecipazione degli Enti Locali e la loro disponibilità alla modernizzazione; inoltre bisogna orientare il marketing territoriale prima verso l’interno, riorganizzando la base produttiva locale, e poi verso l’esterno per acquisire nuovi clienti. Per fare questo sono necessari: la messa a punto di marchi collettivi; attivare meccanismi di diffusione della conoscenza all’interno del territorio; rafforzamento del tessuto economico esistente; lo sviluppo di nuova imprenditorialità; la diffusione di competenze e infine la disponibilità all’innovazione.

È evidente che questi aspetti non possono essere considerati fenomeni di crescita spontanei ma devono essere stimolati ed indotti da scelte politiche di lungo respiro utili a coprire i ritardi culturali delle imprese locali. Un modello di sviluppo basato sull’evoluzione del marketing territoriale, in cui gli attori presenti che interagiscono sono le imprese, le associazioni culturali, le associazioni di categoria, i consumatori, intesi come target. Da tutto ciò scaturisce che ogni territorio ha una sua complessità di approccio e di sviluppo, per cui bisogna organizzare e valorizzare tutte le potenzialità del territorio per creare le premesse per uno sviluppo locale equilibrato e competitivo. Tutto questo richiede l’interpretazione di un territorio, che ci permette di conoscerne l’identità, di lavorare su quello che un territorio ha di diverso dagli altri territori e che costituisce il suo valore distintivo. In altri termini, oggi, la nuova tendenza rappresentata dalla valorizzazione delle identità ci dice che bisogna fare cultura, perché solo facendo cultura si riesce a interpretare e valorizzare il proprio territorio. Cioè, come da diverso tempo andiamo affermando, il Genius Loci genera un’offerta disegnata su specifiche caratteristiche locali, che incontrano specifiche esigenze, ed esso si basa sulla cultura della comunità presente “in loco” e, soprattutto, distante da formule e modelli prodotti altrove. Nel proprio  territorio vi è l’identità collettiva di un popolo, da cui deve partire la  coesione sociale, attraverso una armonizzazione delle dinamiche decisionali tra tutti gli attori dello sviluppo.

 GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

 

Last modified on Lunedì, 23 Settembre 2019 08:48
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