A proposito dei gruppi folk della nostra città.  Il parco urbano di Monte Sant’Angelo

Prima di affrontare il nuovo tema dell’articolo, voglio fare delle precisazioni a riguardo della pubblicazione dell’articolo che ha avuto come oggetto l’esclusione da ogni manifestazione folkloristica del nostro paese. Ciò che distingue l’uomo è l’amore per la propria città e quindi per il proprio essere nel mondo. Non vi è appartenenza se non si ha un sentimento di totale radicamento al proprio paese, che permette al proprio essere una completa identificazione con il proprio territorio e quindi con la propria storia e cultura.  Purtroppo da diversi anni nel nostro paese tale attaccamento alla propria città sta venendo meno, tanto da non sentire più alcun senso di appartenenza, né di identità culturale, che non sia il proprio interesse individuale. Tutto ciò porta a giudicare gli altri con un senso di sufficienza e mai secondo obiettività e quindi secondo la verità del momento. Questo è avvenuto anche nei miei confronti a proposito dell’articolo riguardante l’esclusione da ogni manifestazione folkloristica nel nostro paese. Una esclusione di fatto, che purtroppo ci priva di una cultura legata al folk, che ha salde e profonde radici nella popolazione locale. Una città che purtroppo oggi vive solo di ricordi del passato, che non sa realizzare grandi progetti né sa imprimere all’esistente una rivoluzione tale da cambiare il volto della nostra città attraverso grandi eventi legati alla valorizzazione del nostro territorio, ma soprattutto alla crescita della nostra comunità. Una città prigioniera del passato,  ma che nel presente poco fa per costruire il proprio futuro. Del resto nel mio articolo non ho voluto minimamente denigrare alcun gruppo folk locale, nè minimizzare il loro valore culturale, che è di grande qualità e di grande spessore artistico. Ciò che ho voluto sottolineare è che tale valore culturale ed artistico sia messo anche e soprattutto a disposizione della città e quindi della nostra comunità, che, grazie  a dio, ancora si riconosce nella cultura popolare, di cui i nostri gruppi sono gli interpreti più autentici. Ma ciò non esclude che essi debbano fare di più per la nostra città e quindi portare in Italia e nel mondo il senso di appartenere ad una città che ha una sua storia e una sua cultura del tutto originale e unica. Una città che per molti anni è stata all’avanguardia nel campo della cultura folkloristica e che oggi purtroppo si vede scavalcare da altre realtà di minore spessore culturale.  

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Il Santuario di San Michele

 

Ma ritorniamo al nostro viaggio alla scoperta della nostra identità e cultura. Per quanto riguarda la città di Monte Sant’Angelo si potrebbe pensare ad un Ecomuseo urbano o Parco urbano. Infatti la città di Monte Sant’Angelo presenta diverse stratificazioni storico-culturali, oltre che urbanistiche. Innanzitutto abbiamo la Cittadella Micaelica, che è il cuore stesso della città, in cui troviamo il Santuario di San Michele, diventato, dal 2011,  Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, con ben due Musei all’interno della Basilica: il Museo lapidario, con le sue prime testimonianze del pellegrinaggio altomedievale di origine longobarda e il Museo devozionale, con le testimonianze del culto micaelico. Nella Cittadella Micaelica ricadono i maggiori monumenti della città, fra cui la Chiesa di San Pietro del VI secolo, il Battistero di San Giovanni in Tumba, detta Tomba di Rotari dell’XI secolo, la Chiesa di Santa Maria Maggiore del XII secolo e il Castello di età normanna, sveva, angioina ed aragonese. Poi abbiamo il Centro  storico, che da solo rappresenta un vero e proprio museo a cielo aperto, con la sua architettura spontanea  e numerose chiese di età medievale e rinascimentale, fra cui la Chiesa di San Salvatore, la Chiesa della SS. Trinità, il Monastero di San Francesco, dove è ubicato il Museo Etnografico Tancredi (META), la chiesa di Santo Stefano, la Chiesa di San Benedetto, con annesso campanile di età gotico-rinascimentale, l’antica Chiesa di San Antonio Abate, dell’XI secolo, e cosi via. Purtroppo il problema non sta tanto nella quantità e qualità delle opere d’arte, quanto nella loro gestione, che rimane ancora del tutto improvvisata, senza una organica correzione fra funzionalità e valorizzazione. Del resto è sotto gli occhi di tutti la gestione poco attenta e redditizia del Museo Etnografico “Tancredi”, la cui gestione è nelle mani di giovani volontari, che fanno capo alla Pro Loco.

E questo perché manca un Piano di tutela e di valorizzazione dei nostri Beni culturali, fra cui la Biblioteca Comunale, i siti archeologici sparsi nel territorio comunale, i vari complessi storico-artistici, che oggi si identificano soprattutto nella Cittadella Micaelica, per non parlare poi del patrimonio rurale, con i cosiddetti pagliai, i terrazzamenti e le masserie fortificate. Poi abbiamo la città consolidata, con la cinta muraria lungo la parte nord-ovest della città, da cui ha

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Complesso monumentale: Chiesa di San Pietro, Battistero di San Giovanni in Tumba e Chiesa di Santa Maria Maggiore

inizio la città medievale, mentre nella parte sud-est, troviamo la città ottocentesca,  che comprende la parte a valle detta di Carbonara, con le estese vedute di boschi e della marina verso Mattinata e Marina di Macchia. Lungo questo costone nord-est è sorta la città consolidata del Piano Regolatore, del Primo Novecento, dove per la maggior parte si sono insediati artigiani e commercianti. In questa zona, che viene caratterizzata dal Corso principale, lungo Via Garibaldi, Via Reale Basilica  e Corso Vittorio Emanuele, troviamo la maggior parte dei Palazzi storici, fra cui Palazzo Amicarelli, Palazzo Ciampoli, Palazzo Grimaldi, Palazzo Basso, Palazzo Gambadoro,  Palazzo Guerra, Palazzo Rago, Palazzo Ciociola, Palazzo Giordani, Palazzo Angelillis,  Palazzo Vischi, Palazzo Roberti, Palazzo d’Angelantonio, Palazzo Fantetti, ecc. Palazzi che andrebbero restaurati e valorizzati nell’ambito di un progetto di recupero e di conservazione dell’esistente. Infine la città in espansione, che si è avuta nella parte Sud, lungo la direttrice  Marcisi-Stamporlando, e nella parte Nord-Ovest, lungo la strada per Pulsano, nella parte di Poggio del Sole e del Galluccio. Zone bellissime, anche se  slegate dal contesto storico della città, per mancanza di legami sociali  e di temi collettivi. Zone che andrebbero qualificate sul piano ambientale, ma soprattutto sul piano simbolico, attraverso piazze, giardini, monumenti, chiese, negozi, musei legati al territorio, fra cui quello legato alla presenza di dolmen e di menhir, in valle di Pulsano, scoperti recentemente dall’arch. Raffaele Renzulli. Il tutto studiato e valorizzato nell’ambito di un grande progetto di Parco urbano, oppure di un grande EcoMuseo urbano, in cui la volontà popolare e le esigenze dei cittadini, specie per quanto riguarda la tutela e la valorizzazione del Centro storico, in un organico Piano di Rigenerazione Urbana Sostenibile,  sia da guida per realizzare ciò che la popolazione vuole e chiede. In questo modo tutto diventa un Ecomuseo, pieno di contenuto e di significato, in cui ogni elemento si identifica con il contesto

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Il Castello

sociale, ambientale, in una storia collettiva, o meglio in tante memorie della stessa città e in  cui i cittadini sono i protagonisti della città stessa; non più solo i destinatari delle proposte, ma, a diversi gradi e livelli di impegno, attori di interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, materiale - costituito da architetture, monumenti, musei, ecc. - o intangibile, fatto di memorie e testimonianze dirette. Insomma un EcoMuseo o Parco Urbano, espressione soprattutto dei Beni culturali, ma soprattutto del nostro grande patrimonio ambientale. In questo senso la valorizzazione dei Beni culturali in generale costituisce per Monte Sant’Angelo, come del resto per il Sud, una partita importante per reimpostare il paradigma dello sviluppo.  Beni che stanno alla base della nostra identità culturale e che incoraggiano a sviluppare un’economia basata sui valori propri del territorio. Del resto siamo convinti che “i Beni culturali non esistono se non come  valori costruiti dalla cultura”. Così come il patrimonio culturale, di cui è espressione l’intera “cittadella micaelica” non rappresenta solo se stesso nel presente, ma è il dono ereditato dal passato, la sintesi delle relazioni di varie civiltà che si sono susseguite nei secoli passati. In questo senso ognuno di noi può ritrovare nel proprio patrimonio culturale parte di se stesso, il proprio presente, come il proprio passato, tanto da essere esso stesso l’espressione del proprio luogo di appartenenza. Il desiderio del senso, che poi in definitiva non  è altro che l’amor loci e niente può rappresentare in modo più ampio e profondo un individuo se non il luogo in cui è nato e in cui ha vissuto. In questo modo si ha un parallelismo fra Noi e il paesaggio culturale, che costituisce la materia e la misura interiore delle cose. Del resto il legame con i luoghi è essenziale alla vita stessa. Afferma a tale proposito Giuseppe Goffredo: “Tornare a guardare e riguardare i paesaggi, occuparci di essi, conoscerli, significa passare da un cattivo a un buon rapporto con i luoghi dove si vive, dove si è vissuto. Dar loro un valore. Considerando che ha valore quello che ci è caro, quello che sentiamo indispensabile alla nostra sopravvivenza dal punto di vista materiale e spirituale. Ed è questo che intendiamo per amor loci: ritrovare il senso del legame con le cose che ogni giorno ci stanno intorno”. In questo modo il legame con i luoghi è soprattutto culturale. Tutto questo non dovrebbe portarci solo alla creazione di un Parco urbano o di un Ecomuseo del territorio, bensì ad un laboratorio per leggere le dimensioni culturali della città stessa, tale da costruire la città del futuro in un processo socio-economico, oltre che culturale,  che sia in gran parte condiviso. Un processo di  valorizzazione del proprio patrimonio culturale, in una vera e propria azione culturale che metta in primo piano i luoghi di appartenenza, la loro economia, la propria produttività, gli interventi pubblici e privati da predisporre.  E per   economia della valorizzazione  si intende un progetto che parta dalle risorse, dai valori, dal patrimonio del luogo, in un connubio di intenti fra risorse, collettività e territorio. Ricerca del legame con il proprio territorio e nuovi rapporti con altri territori per progettare insieme il futuro.

Tutto ciò dovrebbe essere un obiettivo di lungo e medio periodo che rappresenta una novità ed una nuova  realtà per una città come Monte Sant’Angelo, che ha una storia millenaria e quindi pluridimensionale. Una nuova realtà che si dovrebbe concretizzare attraverso la formulazione e la realizzazione di una Carta del territorio, in cui entrino a far parte l’intero suo  patrimonio storico culturale oltre che ambientale ed urbano. Una Carta per reinterpretare l’esistente e renderlo confacente alle esigenze della popolazione. Quindi uno strumento per condividere le scelte relative alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio stesso attraverso la conoscenza del territorio urbano ed extraurbano.

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Il Centro storico

Quindi un EcoMuseo o Parco urbano fondato più che sull’esistente, quanto sull'elaborazione e la diffusione dei saperi,  con lo scopo di accrescere il senso dell’appartenenza e quindi l’acquisizione di ciò che ogni luogo rappresenta nella storia di una collettività. In questo senso l'EcoMuseo rappresenta uno stimolo all'apprendimento collettivo, un modo per "imparare insieme", in cui il sapere degli specialisti si confronta continuamente con le percezioni diffuse e le rappresentazioni condivise dei cittadini. Infatti punti di riferimento di un Ecomuseo o di un Parco urbano sono i centri d'interpretazione, che hanno funzioni di antenne museali sul territorio. Sono spazi fisici di prima interpretazione, ma anche luoghi di incontro, sedi per intraprendere ricerche sul territorio, per organizzare seminari di studi, convegni, mostre temporanee. Sono luoghi per documentarsi sul passato e sul presente. Intorno ai centri di interpretazione ruotano le attività di conoscenza e tutela attiva del patrimonio, promossi dai centri di documentazione storica locale, dalle associazioni, dalle scuole, dai gruppi di ricerca e coordinate dall'EcoMuseo in generale. In questo modo l’intera città, con il suo territorio, diventa un Ecomuseo aperto ai cittadini, ma soprattutto a chi desidera visitare la città, con il suo ricco patrimonio culturale, racchiuso nel complesso monumentale che è il Parco urbano, visto nella sua dinamica visione culturale ed artistica, legata  alla collettività che si fa cittadinanza  e nello stesso tempo comunità in divenire.

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

Last modified on Venerdì, 07 Settembre 2018 15:38
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