I musei di Monte Sant’Angelo:  Il museo lapidario

Prima di fare il punto sui Musei di Monte Sant’Angelo, vorrei fare delle brevi considerazioni sulla situazione museografica della Capitanata e in particolare del Gargano, in quanto la conoscenza di un territorio abbraccia simultaneamente ed organicamente l’intero hinterland territoriale nel suo complesso storico-culturale, proprio in virtù che la diffusione di una civiltà o di una cultura nei secoli abbraccia l’intero suo percorso  territoriale. Così oggi l’identità culturale di una città è la medesima se non la stessa del suo territorio, inteso non come territorio comunale, ma in senso più largo, in maniera sub-regionale e quindi nazionale. Così oggi se vogliamo conoscere nella sua complessità l’identità di una regione o di una città dobbiamo fare riferimento soprattutto ai tanti musei sparsi sul territorio locale, in maniera tale che essi conservano la memoria storica e culturale del suo tessuto urbano e rurale che a sua volta ne rappresenta l’identità territoriale. In questo modo è

Cripte del Santuario: Sede del Museo Lapidario

essenziale che ogni città e quindi ogni provincia o regione abbia a cura i propri musei e ne conservino e valorizzano la loro memoria, sia essa archeologica, storico-culturale ed antropologica. La Capitanata è una delle province più ricche di musei, che si caratterizzano sotto l’aspetto archeologico, storico-culturale, etnografico e antropologico. Per esempio a Foggia abbiamo il Museo Civico, che rappresenta la memoria storica del suo territorio, da un punto di vista archeologico e culturale; così pure il ‘Museo del Territorio’ di via Arpi, con le sue  sezioni espositive e didattiche previste dal progetto “Al Museo in tutti i Sensi”; e ancora il Museo civico del parco archeologico di Passo di Corvo; la Civica Pinacoteca "Il 9cento"; il Museo provinciale di storia naturale; il Museo interattivo delle scienze; il Museo diocesano; il Museo della religiosità popolare; il Museo del centro missionario africano; il Museo giordaniano, ecc.. Mentre a San Severo abbiamo il Museo Civico Archeologico, con un ricco patrimonio proveniente dalle aree archeologiche dal Paleolitico al Medioevo. A Castel Fiorentino-Torremaggiore abbiamo l’ Area Archeologica con la “domus” federiciana, con i segni evidenti delle distruzioni e dei rifacimenti di età angioina. Ad Apricena  il Museo Civico. A Rignano Gargano il Museo di Grotta Paglicci. A San Giovanni Rotondo il Museo arti e tradizioni popolari del Gargano. A Peschici il Castello Medievale.  A Manfredonia troviamo innanzitutto il Museo Nazionale Archeologico, con la presenza importante delle stele daunie, segni tangibili della civiltà daunia in terra meridionale; inoltre il Parco Archeologico di Santa Maria di Siponto, il Museo diocesano dell'arcidiocesi garganica di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, con un ricco corredo scultoreo risalente alle origini del Romanico-pugliese e infine il Museo etnografico del centro studi

Teche di esposizione del Museo Lapidario

pugliesi. Mentre a Mattinata abbiano la Collezione "M. Sansone" e il Museo civico. A Vieste il Museo civico archeologico   e il Museo malacologico. A Vico del Gargano l’Antiquarium civico. A Monte Sant’Angelo  l’aspetto archeologico, insieme a quello devozionale ed etnografico, rappresentato dal Museo  “G. Tancredi” acquista una sua valenza culturale molto importante per la presenza di vari siti sparsi un po’ dovunque sul suo territorio, tale da formare un importante Museo a cielo aperto. Tuttavia dobbiamo innanzitutto citare il Museo Lapidario situato nel  Santuario di San Michele, dove sono raccolti pezzi scultorei e reperti archeologici provenienti da diversi siti, fra cui lo stesso Santuario micaelico, il complesso monumentale del Battistero di San Giovanni in Tumba, detto Tomba di Rotari, la Chiesa di San Pietro, la Chiesa di Santa Maria Maggiore e l’Abbazia di Pulsano.  Un Museo alquanto variegato per la presenza di un ricco patrimonio scultoreo risalente ai secc. VII-XII. In altri termini nel Museo Lapidario di Mont Sant’Angelo è possibile rintracciare la produzione artistica dell’Altomedioevo, che ha visto l’edificazione di numerose chiese e santuari sparsi un po’ dovunque, non solo in territorio di Monte Sant’Angelo, quanto  in Capitanata e nell’intera Puglia, anche se il centro di maggiore importanza culturale e religiosa resta la città di Monte Sant’Angelo, che con Siponto, rappresenta quel ponte ideale fra la cultura orientale e opera

Ambone dell’Acceptus

occidentale. Del resto l’XI secolo, in cui si manifestano i primi germi del Romanico pugliese, rappresenterà il momento più felice per lo sviluppo artistico della zona, sia in campo politico,i con le sue lotte autonomistiche, sia in campo  artistico, con  lo scultore Acceptus, il quale con le sue opere anticipa l’arte romanica, distaccandosi così dalla cultura e dai modelli stilistici bizantini. Infatti della sua produzione, presente nel Museo lapidario del Santuario micaelico,  ci restano pezzi dell’ambone, nonchè le recinzioni, i plutei,  le colonne, i capitelli,  e quel capolavoro scultoreo riguardante il leggio, con quell’aquila, la cui potenza stilistica acquista per noi una grande importanza artistica e culturale. Nel Museo si trovano inoltre numerosi pezzi scultorei altomedievali, la cui decorazione, il gusto geometrico e l’irregolarità delle linee di contorno, richiamano modelli del periodo “barbarico”, rintracciabili in  diversi pilastrini, capitelli, travi con interessanti iscrizioni, probabilmente appartenute allo stesso pulpito che doveva esistere al tempo del vescovo Leone Garganico  e dello scultore Acceptus, le cui opere datano 1039-1041; nonchè frammenti di capitelli in stile classico, bizantino e alcuni rintracciabili in ambito carolingio; e poi frammenti di sculture antropomorfiche, databili fra l’XI e il XII secolo; e varie statue di S. Michele poi 

Fontana lustrale proveniente dall’Abbazia di Pulsano.

Fusto di acquasantiera proveniente dall’Abbazia di Pulsano

del XIV-XVI secolo. Alla chiesa di S. Pietro appartengono diversi capitelli in stile corinzio, con  la decorazione a foglie di acanto, le stesse che troviamo nella decorazione dell’attuale  abside della distrutta chiesa di S. Pietro, adiacente alla cosiddetta Tomba di Rotari; diversi frammenti di pilastrini, di fregi, di arco, con la tipica decorazione ad intreccio, databile tra la seconda metà dell’VIII e la prima metà del IX secolo. Fino ad oggi non se ne conoscevano molti altri esempi in tutta l’Italia meridionale. Inoltre la morbidezza del modellato richiama molto  gli stucchi sassanidi. Le sculture appartenenti alla Badia di Pulsano sono quasi tutte riferibili ad un periodo non anteriore al XII secolo, anche se la tradizione vuole che essa sia stata fondata su un monastero del VI secolo intitolato a S. Gregorio. Tuttavia vi sono interessanti pezzi scultorei, fra cui una base finemente decorata per pila di acqua santa  (sec. XII),  un  fonte battesimale (secc. XII- XIII) e numerosi frammenti appartenenti alla ricchissima ornamentazione scultorea dell’intero complesso.

Tutte queste sculture sono testimonianze sia della presenza sul luogo di raffinate e colte maestranze, sia delle notevoli disponibilità finanziarie della committenza. I Longobardi, infatti, furono grandi committenti di chiese e di monasteri, tanto che, a ragione, una iscrizione delle cripte ritiene il duca Romualdo I (663-687) “erector”, in quanto provvide, con interventi più o meno consistenti, ad opere di ristrutturazione all’interno del santuario. 

       Orante

Altrettanto fecero poi i Normanni, i quali si distinsero proprio per l’equilibrio politico e religioso che seppero trovare ed instaurare fra il potere temporale e quello spirituale. Frutto di tale connubio di cattedrali sparse un po' dovunque in tutta la Puglia. Esse  saranno il simbolo della spiritualità religiosa medievale, ma anche l’emblema delle autonomie locali, in senso sociale e politico. 

 Madonna con il Bambino

Ma  a dare anima e vitalità a tali intenti furono le maestranze locali, che, se da una parte beneficeranno della committenza dei Longobardi, dei Normanni e poi degli Angioini, dall’altra, seppero creare un nuovo linguaggio artistico e  una nuova arte, il Romanico-pugliese, che troverà i suoi primi modelli stilistici nelle cattedrali altomedievali di Bovino, di Vieste, di Troia, del Santuario di S. Michele e nella stessa chiesa di S. Salvatore a Monte Sant'Angelo, con le loro ricche decorazioni scultoree e le loro singolari  strutture architettoniche. Attraverso lo studio dei frammenti scultorei di queste  cattedrali è possibile oggi  ricomporre  “le lacune che ha lasciato il periodo altomedievale e  ricostruire un quadro più completo e articolato  di ciò che si veniva creando in queste zone, da sempre, orbitanti nell’area di influenza longobarda". Inoltre esso ci consente di tracciare un discorso sempre più articolato e completo sulla produzione plastica altomedievale della  Capitanata, tanto da permettere di meglio comprendere le influenze subite e i consequenziali sviluppi che la scultura pugliese elaborò e fece propri prima di poter giungere alle espressioni più perfette di un Acceptus e degli altri scultori che orbitavano attorno a lui e alla sua bottega. Quindi è di vitale importanza lo studio delle strutture architettoniche e dei pezzi scultorei depositati nel Museo lapidario, che ci permettono oggi di ricomporre la cultura artistica altomedievale della Puglia e di inserirla nel più vasto quadro della produzione scultorea medievale, non solo pugliese, ma dell’Italia tutta. 

 GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

Last modified on Sabato, 22 Settembre 2018 13:40
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