I musei di Monte Sant’Angelo. Il museo devozionale

La ricerca dell’assoluto diventa l’elemento base per la nascita  del pellegrinaggio, che proprio nel Medioevo ha il suo massimo sviluppo. Del resto, specie nel Medioevo, le motivazioni sono legate alla stessa dimensione spirituale e religiosa dell’esistenza umana, che è caratterizzata dalla presenza assidua e incessante della Chiesa, e quindi del sacro, che regola il tempo dell’uomo attraverso le funzioni ecclesiastiche. Infatti la figura emblematica del pellegrinaggio cristiano è l'"homo viator”, teso verso la ricerca di Dio e quindi verso la spiritualità, che si raggiunge attraverso le opere di bene, ma anche attraverso i segni del culto. In questo senso la vita umana è un continuo peregrinare verso i “luoghi dell’Infinito”, che sono i santuari e le chiese, dedicate a Dio, alla Madonna e ai Santi. Infatti il cristiano si riconosce perfettamente nella figura del pellegrino, “poiché l’esperienza del pellegrinaggio, annullando per un determinato periodo di tempo quei fenomeni (luogo natio, casa, famiglia) nei quali l’uomo tende naturalmente a mettere radici, permetteva di tradurre in termini reali il fatto che tutti siamo “advevae et peregrini”, in cammino verso il regno dei cieli”.

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Fra i grandi itinerari della fede, oltre al Cammino di Santiago di Compostela, alla Via Francigena e alla Strada di Gerusalemme, dobbiamo oggi considerare un altro itinerario, la Via Micaelica o Via Sacra Langobardorum, legato al culto di San Michele sul Gargano. Un culto popolare, che affonda le sue radici sia nel pellegrinaggio verso la Terra Santa, sia verso l’Europa Occidentale, là dove oggi sorgono i grandi santuari dedicati all’Arcangelo Michele, fra cui Monte Saint-Michel in Normandia e la Sacra di San Michele in Valle di Susa a Torino. Purtroppo ancora non è stata approfondita nella sua reale dimensione la fenomenologia del pellegrinaggio cristiano in rapporto alla ritualità del pellegrino, il cui fenomeno dura ancora tutt’oggi. Un fenomeno che ha in sè una doppia valenza: quella spirituale e quella culturale, legata da una parte, specie nel passato,  alle cosiddette “compagnie” e, oggi, al turismo di massa, che abbina alla presenza del sacro l’aspetto culturale e paesaggistico. Tuttavia al centro di tale fenomeno vi è sempre un santuario, oppure un luogo sacro, diventato tale per vari fenomeni legati alla storia e alla cultura del luogo.

Ogni santuario ha lasciato in maniera indelebile numerosi segni del culto, legati soprattutto alla devozione dei pellegrini o visitatori. Segni che per quanto riguarda il Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo  possiamo ammirare nel Museo devozionale, dove sono depositati gli oggetti e gli arredi legati al culto micaelico, fra cui reliquiari a croce,  calici in argento e d’oro, navicelle portaincenso, ostensori raggiati, croci papali, candelieri finemente cesellati, numerose pianete dai colori bellissimi e dalle forme straordinarie,  oggetti di corredo,  fra cui collane, orecchini, spille, fermagli.

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Statue di San Michele in alabastro

Tutti oggetti finemente cesellati e decorati attraverso immagini legate al culto micaelico, ma soprattutto alla religiosità cristiana. Purtroppo nell’arco dei secoli si sono avuti molti furti e trafugamenti, fra cui da ricordare  il saccheggio avvenuto nel 1799, durante la rivoluzione napoletana, allorquando i francesi salirono sul Gargano e razziarono con ventiquattro muli l’intero tesoro del santuario, formato da oggetti di argento, oro e gioielli. Si salvò solo la croce di Federico II, nascosta in un pozzetto del santuario. Tuttavia dobbiamo constatare che la maggior parte degli oggetti, che appartengono ai secoli XVII e XIX, provengono da visite e donazioni di pellegrini, di aria napoletana e abruzzese, nonché da personaggio illustri devoti a San Michele, fra cui Papa Giovanni Palo II, in occasione della sua visita il 24 maggio 1987, donando una pianeta, un calice e una patena. A tutto ciò non manca il settore legato agli ex-voto, espressione genuina della religiosità popolare meridionale. Oggetti votivi, riguardanti cuori, mani, piedi, figure femminili e maschili, nonché medaglioni e tavolette. Poi c’è il settore riguardante gli statuari dell’Arcangelo, detti i “Sammecalère”. Statue di S. Michele ne  troviamo di tutte le forme e colori, splendenti nelle loro corazze e nei loro ornamenti sacri. A tale proposito l’arte di scolpire l’immagine di San Michele deriva da una prerogativa sancita da un decreto regio del 1475, ad opera del re Ferdinando I d’Aragona, il quale decretò che solo i “Sammecalère” di Monte Sant’Angelo erano autorizzati a scolpire l’immagine di San Michele nel suo Regno, pena una multa di cento once. Ed infatti così avvenne, tanto che le sculture di San Michele, provenienti dalle botteghe di Monte Sant’Angelo, furono esportate in tutto il mondo.   Fra tutte le figure dell’Arcangelo Michele, presenti nel Museo devozionale,  dobbiamo citare  l’icona di rame, che ormai è diventata il simbolo della religiosità longobarda in  terra meridionale.

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Santuario di S. Michele, Icona dorata dell’Arcangelo Michele

Essa è ritenuta una delle più antiche immagini del Gargano. Si presenta con un  volto leggermente ovale con tratti del viso molto stilizzati: naso lungo e stretto, tra due orbite bozzate in cima; bocca piccolissima, capelli spioventi. Indossa una semplice tunica dalla quale fuoriescono due ali. Nella mano sinistra regge un globo su cui è raffigurata la mano di Dio, benedicente alla greca tra le lettere IC XC (Iesus – Xristos). Nella mano destra, alzata, in origine doveva reggere un’asta oggi scomparsa. Alla base della lastra, che sorregge i piedi, è stata rinvenuta una iscrizione: ROBERTUS ET BALDUINUS P. AMORE DEI ET S. MICHEAL OC OPUS FECERUN, in cui si fa riferimento a Roberto e Balduino, due personaggi con nomi di origine franca (sec. XI) che avrebbero donato l’opera al santuario.

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Ex voto: Tavoletta votiva

Sul piano storico-artistico, il Museo devozionale, presenta, quindi, due aspetti: quello storico-religioso, legato agli oggetti donati al santuario,  e l’aspetto antropologico, legato agli ex voto offerti “per grazia ricevuta”. A tutto ciò si sono aggiunti, in seguito, delle donazioni di monete, nonché vasi da farmacia, statue micaeliche in campana e vari oggetti di artigianato locale, fra cui  le opere in cuoio di Domenico Palena. Insomma un ricco patrimonio storico-religioso in cui la devozione verso l’Arcangelo Michele appare in tutta la sua grande devozione e spiritualità micaelica, tanto da far ritenere il Santuario di San Michele sul Gargano Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

 

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

Last modified on Domenica, 30 Settembre 2018 08:59
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