I Musei di Monte Sant’Angelo.  Il museo etnografico Tancredi

Dopo gli interventi restaurativi, portati avanti nell’ambito dei ProgettiPOInafferenti al Comune di Monte Sant’Angelo, da parte della Regione Puglia, finalmente riapre al pubblico il MUSEO ARTI E TRADIZIONI POPOLARI DEL GARGANO “G. TANCREDI”, ricco di nuovi strumenti multimediali ed interattivi, sparsi lungo i percorsi che descrivono visivamente la civiltà contadina garganica, studiata e fatto conoscere da Giovanni Tancredi (1872-1948) nella prima metà del Novecento. Percorsi che si sono  materializzati attraverso l’istituzione del Museo Etnografico “Tancredi” già negli anni Trenta, dopo il successo avuto durante la partecipazione alla Prima Esposizione Nazionale d'Arte e Mestieri di Bolzano, in cui veniva consacrato il Museo  “Tancredi”, tra i primi musei della nuova scienza del "folklore".

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Da allora la raccolta è andata arricchendosi di nuovi pezzi, convinti che solo preservando il ricordo della cultura materiale si potesse far rivivere gli oggetti appartenuti alla civiltà contadina del Gargano. Così, dopo diversi anni di gestazione e di arricchimento del Museo da parte del Tancredi, finalmente l'Amministrazione comunale decide, nel 1971, di trasferire il Museo dalla Casa dei Bambini di  Via San Francesco, nei locali più ampi e centrali, di Via Vittorio Emanuele, sede del vecchio Dazio comunale. Il progetto di allestimento del nuovo Museo fu affidato a Guido Cafiero, il quale si servì della collaborazione di numerosi studiosi locali, per la catalogazione e le schede illustrative degli oggetti museali. Nella sede di Via Vittorio Emanuele il Museo rimase  per diversi anni (1971-1983), fino a quando nel 1983 nasce, presso i locali dell’Ex Convento dei Francescani, l'attuale Museo Etnografico "G. Tancredi", sotto la Direzione scientifica del prof. Gian Battista Bronzini, dell'Università degli Studi di Bari e dell'arch. Piero Batini, per quanto riguarda l'allestimento. Il Bronzini ribadiva che un Museo ha innanzitutto una funzione sociale e culturale, in quanto deve innanzitutto servire a far conoscere i valori del proprio mondo e della propria cultura, confrontarsi in diacronia col proprio passato, in sincronia con le altre culture, al fine di comprendere il presente attraverso la conoscenza del passato. Infatti il Museo, pensato e ideato dal Bronzini,è suddiviso in varie sezioni. Nella prima sezione, vi sono le testimonianze delle origini, con la presenza di utensili e strumenti litici del territorio garganico; poi troviamo il settore dell’economia agricola e pastorale, dove sono messi in evidenza gli strumenti della produzione del grano,dell’olio, del vino, della lavorazione del latte, dell’apicoltura, dell’allevamento del bestiame e della veterinaria.

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Poi troviamo  settore della rappresentazione del territorio attraverso la costruzione in loco della carbonaia, della fornace da calce e del pagliaio. Tutto ciò è visibile lungo gli ambienti del piano terra e della terrazza. Salendo al primo piano, troviamo tre settori ben distinti: gli itinerari religiosi, con schede  illustrative riguardanti il pellegrinaggio  al santuario di S. Michele; il ciclo della vita umana, con le varie fasi, funzioni e livelli della vita quotidiana garganica, compreso la medicina popolare, la vita domestica della donna,  la filatura e la tessitura e, poi, c’è il settore dei mestieri, con tutta la loro iconografia strumentale,  dal fabbro al falegname, dal funaio allo statuario, dall’orefice al ciabattino.  Il secondo piano, invece, comprende la sezione dedicata alla biblioteca, nastroteca, fototeca, diateca, discoteca e filmoteca.   

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L’attuale struttura del Museo offre, così,  una visualizzazione del mondo tradizionale e si dispone ad un continuo ricambio e movimento espositivo di momenti, temi ed aspetti della vita e del lavoro delle classi subalterne nelle loro trasformazioni.  Ad evitare che l’antichità tradizionale e non sempre cronologica del mondo popolare venisse fissata e vista in una dimensione statica, si è mirato ad un discorso preminentemente narrativo, che comprende un lungo arco di tempo (dalla preistoria ad oggi), restando aperto al futuro.

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Attualmente, con la riapertura del  Museo, qualcosa è cambiato, anche se la struttura ideativa è rimasta uguale a quella di prima. Innanzitutto si segue un percorso interattivo che viene supportato da mezzi multimediali e da una predisposizione di luci che danno valore all’oggetto e quindi al contesto culturale; il tutto accompagnato da una lettura iconografica della fototeca del Tancredi, che ne illustra le scene di vita paesana e di vita contadina. Fototeca che rappresenta una preziosa documentazione storica di primaria importanza della società e della cultura popolare garganica della prima metà del Novecento. Percorsi che rappresentano la cultura  garganica e l’anima di un popolo, che si riconosce integralmente nelle sue tradizioni popolari. 

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Il Museo, momentaneamente, è stato affidato alla Pro Loco di Monte Sant’Angelo, con l’obiettivo di procedere al più presto alla sottoscrizione di un accordo d’intesa per la provvisoria gestione di servizi, in attesa di predisporre un bando per un concorso di idee e la relativa assegnazione dei servizi in questione e inoltre di predisporre alcune attività ed eventi di promozione del Museo compatibilmente con le risorse dell’Ente e previa preventiva autorizzazione. Tuttavia, al di là di tutto ciò, oggi è fondamentale per un Museo la nomina di un Direttore, il quale dovrebbe essere il garante dell’attività del Museo nei confronti dell’Amministrazione responsabile,della comunità scientifica e dei cittadini. A lui afferisce la piena responsabilità dell’attuazione della missione e delle politiche del Museo, della sua gestione, della conservazione,valorizzazione, promozione e godimento pubblico delle collezioni, nonché della ricerca scientifica svolta dal Museo. Purtroppo in tutti questi anni di gestione del nostro Museo, è mancata assolutamente tale figura, che potesse dare una visibilità e una vitalità al Museo nei confronti del territorio in cui esso è inserito.

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Del resto un Museo, specie quello Etnografico, per non morire, deve conversare con la città e col mondo che lo circonda, riposizionarsi medianti meccanismi di conoscenza e di comunicazione adatti ai tempi. Esso deve essere cioè, come afferma S. Settis, “un essenziale nodo urbano che si innesta sul tessuto patrimoniale,civile e sociale della città: deve essere la proiezione della città, la distillazione e la vetrina della sedimentazione storica e della memoria collettiva”.  Ciò che appare al visitatore, oggi, attraverso la guida interattiva, è un mondo variegato, in cui vengono messi in risalto gli oggetti della cultura popolare garganica, collegati sia alla vita contadina , con i suoi attrezzi da lavoro, che al mondo artigianale, con i vari mestieri, fra cui il funaio, l’arrotino, il sellaio, gli orafi, i Sammecalère, i calzolai, ecc. Inoltre in diverse stanze vengono proiettati filmati riguardanti la vita sociale e religiosa della città micaelica, dalle processioni alle diverse scene riportate nella fototeca del  distillazione e la vetrina della sedimentazione storica e della memoria collettiva”. In altri termini bisogna incominciare ad assegnare al patrimonio culturale, nel nostro caso anche ai Musei, un ruolo centrale nelle politiche pubbliche come nell’iniziativa privata, ponendolo a fondamento dello sviluppo locale.

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

Last modified on Giovedì, 18 Ottobre 2018 12:39
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