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La cultura della rigenerazione urbana e lo sviluppo locale

Alla base della filosofia della Rigenerazione Urbana Sostenibile vi è il principio fondamentale di condivisione globale degli obiettivi, per garantire una valida fruibilità degli spazi culturali e per affermare una sostenibilità ambientale delle trasformazioni, ma soprattutto delle innovazioni. La Rigenerazione Urbana per essere efficace deve diventare un mezzo per riuscire a costruire un’immagine attrattiva della città e del territorio su larga scala, in riferimento al bene culturale posto al centro di ogni intervento.  Ogni bene culturale è un tessuto urbano di antica formazione che ha mantenuto la riconoscibilità della propria struttura insediativa e della stratificazione dei processi di formazione e come tale presenta una sua identità unica e irripetibile, con spazi identificativi rapportati alla storia locale.

In questo senso ogni Piano di Rigenerazione Urbana Sostenibile deve perseguire l’obiettivo del mantenimento e potenziamento della residenza, della equilibrata integrazione  fra le strutture urbane e il significato del Bene culturale, al fine di creare le basi per una nuova ed organica riqualificazione  sociale ed urbana della città. Infatti, negli ultimi documenti per quanto riguarda il patrimonio culturale e paesaggistico, in rapporto alla Rigenerazione Urbana Sostenibile, ci si parla di un “nuovo paradigma”, che è quello umanistico, in contrapposizione a quello economico e del profitto, che ha imperato e imperversato in questi ultimi decenni sia nell’urbanistica che in politica. Un “nuovo umanesimo” che ponga al centro della società non più la città intesa in senso razionalistico, ma l’uomo come artefice ed espressione di nuove esigenze e di nuove prospettive, basate su un nuovo rapporto fra Uomo e Natura, fra Uomo e Terra, fra Uomo e Cultura.

Del resto in questi ultimi anni ciò di cui ci si è lamentati è la perdita di qualsiasi identità culturale, legata specialmente al fenomeno della globalizzazione, che tende a determinare e a condizionare la vita di ognuno di noi attraverso i parametri economici e quindi in base all’accumulo della ricchezza e allo scambio delle merci, su un piano globale e non più su un piano territoriale locale. Inoltre ci si lamenta, anche da parte degli architetti e  degli urbanisti della perdita, nelle loro opere e nei loro piani, di qualsiasi riferimento all’identità culturale della città e del suo territorio. Tutto ciò ha portato in questi ultimi decenni alla distruzione progressiva del paesaggio e quindi del nostro territorio, tanto da coinvolgere anche molti insediamenti culturali, legati alle varie civiltà come quella rupestre e quella agricola. Per questo oggi si parla maggiormente di riacquistare il vero significato e ruolo del patrimonio culturale e quindi dei Beni culturali e del Paesaggio e reinserirlo anche nel discorso della Rigenerazione Urbana, attraverso un processo di coesione non solo a livello personale e individuale, ma soprattutto con la collettività.

Tutto ciò produce nuovi valori  culturali che riguarda anche una nuova economia basato sulla solidarietà, sul senso sociale e sul senso civico  di ogni di noi. In questo senso la partecipazione alla vita culturale della città comporta il radicamento del tempo nello spazio, e il radicamento della politica, al fine di  riacquistare il concetto di cittadinanza,  inteso come “processo sociale, un insieme di pratiche, un’esperienza e un’attività di cittadini che agiscono per ridisegnare diritti, doveri e forme di appartenenza”. E oggi, purtroppo, in questa fase di crisi politico-culturale, si ha il bisogno di riacquistare il senso civico della cittadinanza, una nuova mentalità gestionale del nostro patrimonio culturale,  intesa come “bene comune” e come fonte di iniziative e creatività da parte dell’intera comunità locale. Certamente la conservazione di questo patrimonio, non è un obiettivo, ma un mezzo per porre i Beni culturali e quindi i “beni comuni”, al centro di un Programma di sviluppo locale, che includa innanzitutto la loro valorizzazione, in una completa sinergia con il territorio, visto come un “organismo vivente” composto da varie stratificazioni culturali non solo di ordine storico-artistico, quanto socio-economico, di cui il territorio è capace di esprimere. In altri termini il patrimonio culturale, come del resto il territorio nel suo insieme, deve essere funzionale  non solo a se stesso, ma all’intero sviluppo locale. Ma per far si che questo avvenga c’è bisogno di un’attenta e attiva partecipazione della comunità alla vita sociale, politica e culturale della città. In questo senso c’è uno stretto rapporto fra patrimonio culturale e sviluppo locale.

L’uno non può prescindere dall’altro. Del resto sappiamo che ogni cambiamento in positivo non viene da ciò che uno ha, ma da come questo viene usato e gestito. In questo senso il patrimonio culturale sarà dinamico, solo se avrà dato origine a seri cambiamenti nella organizzazione sociale della città e nel promuovere un vero e duraturo sviluppo. Per questo  il discorso non è tanto la conservazione di questi Beni, quanto la loro valorizzazione  e quindi la fruibilità culturale, che devono essere viste nell’ambito di un Piano di sviluppo locale, in cui si contempli in maniera adeguata il binomio cultura e turismo. In questo caso si tratta di un’applicazione particolare del concetto di sussidiarietà, per cui la gestione dovrebbe essere fatta il più vicino possibile ai creatori/detentori del patrimonio, non separabile dalla vita stessa della comunità locale. In questo senso il ruolo delle istituzioni è quello di sensibilizzare, facilitare, educare, mettere in contatto, pubblicizzare, gestire in funzione dell’interesse generale. Afferma  a tale proposto Patrick Geddes, pioniere dell’ecologia urbana ed uno dei maggiori urbanisti e pianificatori di città:   “Lo sviluppo e il futuro della città procedono dall’interpretazione del passato e dalla conoscenza del presente che permettono di conoscere le opportunità offerte dal luogo e di valorizzarle secondo un nostro disegno.

Il processo d’interpretazione e conoscenza è anche il processo di formazione della cittadinanza, concepita non tanto come canestro di elementari diritti sociali – l’istruzione, la casa, il lavoro, la salute ecc. – quanto e soprattutto come condivisione di speranze e valori collettivi, colti nel passato e nel presente per proiettarli nel futuro. Il riconoscimento di questi valori avviene, per il passato, nell’interpretazione della storia dei monumenti e del paesaggio, la loro rappresentazione avviene sia praticamente nei piani e nei progetti, sia simbolicamente nei grandi eventi collettivi”. E inoltre: “Il perno di ogni processo sociale è il partecipare consapevolmente della  Creazione  evolutiva”. In questo senso mi riallaccio ai contenuti e ai principi che hanno ispirato la Convenzione di Faro (andata in vigore nel 2011), in cui si afferma che il patrimonio culturale appartiene innanzitutto alla comunità e come tale essa deve partecipare ed essere attore principale nella sua gestione e nella sua valorizzazione. La partecipazione comporta il radicamento del tempo nello spazio, e il radicamento della politica, comunque intesa, nella natura, intesa come paesaggio e quindi, come patrimonio culturale. Una riflessione sulla società è possibile solo se la si coglie nei rapporti con l’ambiente in cui è insediata. In questo senso, bisogna riacquistare il concetto di cittadinanza,  inteso come “processo sociale, un insieme di pratiche, un’esperienza e un’attività di cittadini che agiscono per ridisegnare diritti, doveri e forme di appartenenza”.

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

 

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