Giovanni Tancredi. L’educatore lo storico l’antropologo

Giovanni Tancredi. In occasione della Settimana dell’Educazione: “Storia, cultura, tradizioni tramandate alle nuove generazioni”, che si terrà a Monte Sant’Angelo dal 5 al 10 Novembre 2018,  organizzata e promossa dall’Assessorato alla cultura, turismo, istruzione della Città di Monte Sant’Angelo e  dagli Istituti Comprensivi “Giovanni Tancredi – Vincenzo Amicarelli” e “Giovanni XXIII”, dall’Istituto superiore “Gian Tommaso Giordani”, con la collaborazione dell’Ente Parco Nazionale del Gargano, dell’Associazione Italia Langobardorum, della Pro Loco, del Centro Studi Cristanziano Serricchio, di Ecogargano, del gruppo facebook Monte Sant’Angelo da fotografare e dell’Udi Gargano,  vogliamo illustrare brevemente la figura del nostro concittadino Giovanni Tancredi, analizzandola da un punto di vista dell’Educatore, dello Storico, dell’Antropologo. Inoltre in questi giorni ricorre il suo Settantesimo anniversario della morte (2 Settembre 1872-2 Novembre 1948).

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Giovanni Tancredi nacque a Monte Sant’Angelo il 2 settembre del 1872. Il padre si chiamava Luigi ed era il figlio di Giovanni Tancredi senior, che alla fine degli anni Sessanta, si era trasferito, in qualità di cancelliere  di pretura,  dal salernitano a Monte Sant’Angelo, ed era conosciuto, negli ambienti politici ed intellettuali, per aver combattuto, negli anni 1845-48,  i Borboni, i quali, a causa delle sue idee liberali, lo condannarono a diversi anni di carcere. Fu poi riabilitato, dopo l'Unità, dal governo piemontese, per gli alti servigi resi alla patria. In quel tempo Luigi, padre del nostro Giovanni  ed insegnante come il Nostro, aveva sposato una giovane donna del posto, Elisa Bettina Saveria Palomba. L'amore per la patria, professato dai Tancredi, in nome del liberalismo e dell'indipendenza dell'Italia, sarà trasmesso, successivamente, al giovane Tancredi, che non dimenticherà mai i nobili ideali di suo  nonno e di suo padre. Intanto il 13 giugno del 1900 Giovanni Tancredi sposa Maria Luigia Trotta, da cui ebbe alcuni figli morti in tenera età. Il matrimonio dura pochi anni, per poi risposarsi il 28 agosto del 1911 con Amalia Maria Falcone.

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Intanto Giovanni Tancredi, nel luglio del 1891, consegue il Diploma di abilitazione all’insegnamento elementare, entrando a contatto con la miseria della gente, la povertà, le malattie, il degrado sociale, quelle stesse popolazioni che vivevano ai margini della ricchezza agraria di Capitanata, quasi a voler fare da contrappeso alla mancanza di benessere e di istruzione della maggior parte della gente. Certamente il Tancredi intuì il grave disagio dei contadini, degli artigiani, degli operai, che proprio allora, alla fine del secolo, si stavano organizzando in leghe e tentavano di opporre una prima resistenza allo sfruttamento e alla miseria della classe contadina e proletaria. Da questa prima consapevolezza di miseria e di disagio dei contadini e degli operai, nascono le prime lotte politiche, le prime agitazioni, i primi scioperi che hanno come base di protesta il carovita, la mancanza di lavoro, la disoccupazione, i terreni dei privati e quelli demaniali, abbandonati a se stessi, senza che nessuno vi potesse lavorare e mettere a coltura. Il giovane Tancredi, il quale apparteneva ad una classe più che agiata, in quanto suo padre, come abbiamo detto, era insegnante, e quindi abbastanza istruito per comprendere i vari fenomeni sociali della sua epoca,  fu indirizzato anche lui verso l’insegnamento, per cui  alla fine degli anni Novanta, dopo l’abilitazione all'insegnamento,  venne mandato a Milano per perfezionarsi in Pedagogia sperimentale.

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Tuttavia nel periodo in cui rimase a Monte Sant’Angelo, il Tancredi si mostra sensibile ai problemi sociali del suo paese, discutendo sulle condizioni dei contadini, sullo stato di abbandono dei fanciulli, sull’alta percentuale di analfabeti fra le popolazioni garganiche,  sulla situazione precaria e grave dell’igiene pubblica e privata. Tutti temi che egli affrontò in diversi articoli e saggi pubblicati nei primi anni del 1900. Intanto nel 1898 il Tancredi ebbe l’idea di creare un Ricreatorio, che doveva avere la funzione di un vero e proprio  Doposcuola,  in cui tutti i giorni – e non soltanto in quelli festivi - si raccoglievano gli alunni delle classi elementari per trascorrere, in un ambiente sereno e tranquillo, le ore pomeridiane dedicate allo studio e alle attività ricreative della mente e dello spirito. Successivamente nel 1901 il Tancredi tentò di gettare le basi per un  Giardino d’infanzia  nella stessa Monte Sant’Angelo. Sennonché  le esigenze molteplici e complesse di due differenti istituti, lo fece desistere dall’impresa di portare a termine il secondo progetto. Intanto nel 1904 Giovanni Tancredi, per aver fondato il suo Ricreatorio, detto anche Educatorio Tancredi,  riceveva la medaglia d’oro all’esposizione di Perugia e, nel 1906, la medaglia d’argento all’esposizione internazionale di Milano. Nello stesso tempo fondava la Biblioteca popolare circolante.

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Nel 1910 il Tancredi incomincia a scrivere la prima redazione del Vocabolarietto dialettale garganico (16), di cui si avranno in seguito altre due edizioni, nel 1913 e nel 1915. È il primo tentativo di fornire le scuole di un vocabolarietto dialettale a scopo linguistico-pedagogico. Intanto nel 1911, come etnografo, il Tancredi coopera all’organizzazione della Mostra etnografica italiana promossa dal prof. Lamberto Lauria; inoltre, fa parte del Comitato Esecutivo della Puglia per la II Mostra internazionale delle arti decorative di Monza.

Durante i quattro anni della guerra (1915-18), il Tancredi tenne l’importante e delicato “Ufficio Notizie”, ascoltando i reclami dei soldati e delle loro famiglie, districando centinaia di pratiche per sussidi, assicurazioni, pensioni, ecc; scrivendo migliaia e migliaia di lettere per informazioni, facendo risorgere molte famiglie dallo stato di prostrazione morale in cui erano cadute. Per tutto questo  fu insignito della medaglia di bronzo dei benemeriti dell’istruzione.

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Nel marzo del 1919 Giovanni Tancredi ebbe l’idea di fondare e realizzare la “Casa dei bambini”, per gli orfani dei morti in guerra in Monte Sant’Angelo, ricevendo dal Comune  alcuni vecchi e abbandonati locali dell’ex Convento dei Francescani. Si realizzava così il sogno del Tancredi, quello di istituire per la prima volta in Capitanata una "Casa dei bambini", in cui potessero essere accolti, in età

prescolastica,  i bambini abbandonati e istruiti come se stessero a scuola,  adottando  nella scuola il metodo montessoriano e realizzando così un’esperienza insolita nel  Gargano agli inizi del secolo. Una Scuola per Bambini all’avanguardia, basata sull’attività pratica e sull’interesse  verso l’ambiente in cui l’infanzia nasce e cresce.

Come conseguenza di queste esperienze, si determina in lui un preciso interesse antropologico  ed etnografico, che lo induce a frequentare i più noti nomi nel campo, da Lamberto Loria a Paolo Toschi a Ferdinando Martini. Così Giovanni Tancredi matura a poco a poco l’esigenza di testimoniare e documentare ogni aspetto della  vita locale, specie quello riguardante le tradizioni popolari e il mondo contadino. Così  nel 1925 fonda il Museo delle Arti e Tradizioni popolari del Gargano in cui raccoglie ed espone oggetti e modelli di attività artigianali e cicli agricoli. Nel 1929  presenta alla Mostra fotografica di Foggia un’eccezionale documentazione fotografica sulle più disparate attività dell’area garganica e di Monte Sant’Angelo in particolare che, ancora oggi, suscita un enorme interesse per il valore intrinseco e per la serietà e metodicità della ricerca; nel 1930 partecipa alla prima Esposizione dopolavoristica nazionale di Arti e Mestieri di Bolzano che consacra il Museo tra i primi musei italiani.

L’idea del Museo Etnografico “Tancredi” nasceva dalla consapevolezza che la cultura di un popolo, sia quella aulica, raffigurata dai monumenti, che la cultura popolare, rappresentata dagli oggetti quotidiani della gente, doveva essere preservata a futura memoria, e che gli oggetti dovessero essere considerati parte integrante della vita sociale e culturale di un popolo. Per questo, così come il Tancredi ebbe un grande amore per i bambini che si trovavano nella sua "Casa", altrettanto lo ebbe per gli oggetti che rappresentavano per lui la testimonianza tangibile del duro lavoro della gente del posto, che si riconosceva in essi in quanto espressione della sua creatività e del continuo lavoro quotidiano.

Nel 1938 il Tancredi pubblicava la sua opera maggiore:  Folclore garganico, Tip. Armillota, Manfredonia 1938, che doveva costituire per il Gargano il punto di riferimento della cultura popolare e a cui si rifaranno tutti coloro che vorranno conoscere gli usi e i costumi della nostra gente. È uno studio fondamentale, non solo per la grande quantità di notizie riportate, quanto per la organicità e la profondità delle sue analisi, che si rifacevano direttamente alla cultura popolare della gente. Da questa opera traspare tutta la originalità e la competenza del Nostro per quanto riguarda lo studio delle tradizioni popolari: egli lega, in maniera indissolubile, la cultura del presente con quella del passato, in maniera che il presente trovi il suo legame e le sue radici nel passato, in cui la coralità dell’esperienza e il rispetto  della gente verso la propria cultura popolare siano di esempio alle generazioni che verranno. Il Tancredi era consapevole di questa continuità, ma aveva anche la consapevolezza che solo recuperando ciò che stava scomparendo, i giovani potessero amare e rispettare di più le loro tradizioni culturali.   

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Durante il periodo bellico, dal 1940 al 1943, il Tancredi scrisse varie opere, fra cui  Canti, suoni e balli del Gargano, Manfredonia, Armillotta, 1940;  La tomba di Rotari in Monte S. Angelo, con Pref. di G. M. Monti, Manfredonia, Armillotta 1941;   Il Gargano nel Risorgimento 1799-1800,  Torremaggiore, Caputo 1942: Il Gargano nel Risorgimento: 1820, Torremaggiore, Caputo 1942;  L’arcivescovo Puccinelli e la quarta apparizione di S. Michele Arcangelo sul Monte Gargano,  Montesantangelo 1942.  Nel 1948, il Tancredi scriveva la sua ultima opera  Il Castello normanno-svevo-aragonese e la signoria di Monte S. Angelo, che rimane uno delle opere storiche fra le più riuscite da un punto di vista della documentazione apportata e della organicità della materia trattata.  

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Gli ultimi anni della vita il Tancredi li trascorse dedicandosi agli studi demologici e organizzando e sistemando, nel miglior modo possibile, il suo Museo, che era diventato uno dei luoghi di attrazione per i viaggiatori e gli studiosi di antropologia e di etnologia.  La sua casa era aperta a tutti quelli che desideravano conoscere la storia di un popolo che aveva fatto della sua cultura e delle sue tradizioni l’elemento base per la propria valorizzazione sociale e culturale. E questo il nostro Tancredi l’aveva capito, allorquando portava nel mondo l’immagine della nostra città, in tante esposizioni nazionali ed internazionali, a cui egli partecipò con tutto l'entusiasmo che contraddistingue i grandi uomini, fatti di semplicità e di un grande amore per la propria terra di origine. Inoltre non abbandonò mai di documentare attraverso la fotografia la realtà sociale e culturale della sua città e della sua gente. Da questo grande amore nasce la Fototeca Tancrediana, un corpus fotografico, che documenta la società garganica nella prima metà del XIX secolo, completo sotto  ogni aspetto: del costume, dell'arte, delle tradizioni, delle feste, delle case antiche, della cultura materiale, della vita quotidiana delle popolazioni, ecc. Un mondo caleidoscopico quanto mai vario e molteplice, di cui il Tancredi fu il fedele testimone, oltre che il fedele studioso e ricercatore. In Italia, infatti, è difficile trovare una raccolta così completa ed organica riguardante la realtà sociale ed economica di una regione, quanto mai complessa e originale, quale fu quella garganica, la quale, nella fototeca del Tancredi, appare in tutta la sua originalità e analiticità. È un vasto repertorio documentario riguardante la cultura garganica, che anticipa, in un certo qual modo, i metodi del reportage moderno. Una collezione di immagini che registra  la società del Gargano fra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, vista attraverso la vita dei campi, la vita familiare, le feste civili e religiose, il pellegrinaggio e le compagnie, le arti e i mestieri, i personaggi tipici del paese, i costumi montanari, l'alimentazione, l'ornamento,  i monumenti e, infine, i paesaggi.  Il Tancredi moriva in Monte Sant’Angelo il 2 novembre del 1948, all’alba di una nuova era che vedeva finalmente l’Italia sulla via della ricostruzione e della riconquistata libertà democratica.

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

 

Last modified on Lunedì, 05 Novembre 2018 10:35
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