L'Unesco dichiara i muri a secco patrimonio dell’umanità

Monte Sant’Angelo

Il riconoscimento dell’arte dei muri a secco da parte dell’UNESCO rappresenta per la Puglia, ma soprattutto per il Gargano e quindi  per Monte Sant’Angelo, un altro tassello in quello che oggi va sotto la denominazione di identità di una regione o di un territorio. Nel nostro caso quello di Monte Sant’Angelo, che nell’ambito del suo patrimonio storico-ambientale, ha all’attivo già due riconoscimenti, quello legato al Santuario longobardo di San Michele e quello legato alla Foresta Umbra con le sue faggete. Questo terzo riconoscimento, rappresenta un ulteriore approfondimento di quell’identità culturale legato alla civiltà contadina dell’Italia Meridionale, che ha condizionato, nel bene e nel male, l’intero percorso della sua storia, legato alla presenza di vari popoli, ma soprattutto alla presenza di varie culture, da quella daunia a quella greco-romana, per poi caratterizzarsi attraverso la presenza dei Bizantini e quindi con l’arrivo di vari popoli europei, fra cui i Longobardi, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi, ecc. Una terra multiculturale e quindi multidimensionale sotto l’aspetto delle civiltà e delle culture che hanno caratterizzato la vita sociale delle sue popolazioni e determinato la nascita del suo ricco patrimonio storico-artistico.

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Monte Sant’Angelo

 

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Monte Sant’Angelo

 Ma soprattutto hanno dato un volto a quella che va sotto la denominazione di civiltà rupestre della Puglia, di cui rimane esempio emblematico la civiltà legata alla città di Matera, che è stata denominata Capitale Europea della Cultura 2019. Una civiltà che affonda le sue radici in quella che è la cultura della terra e quindi della roccia, fra cielo  e terra, fra mare e monti, da cui poi sono penetrati vari popoli, portando ognuno di essi la loro cultura e le loro tradizioni.

Dal Gargano fino al Salento è tutto un distendersi di segni legati alla terra e quindi al mondo agro-pastorale, da cui nasce e si sviluppa la civiltà contadina e quindi la civiltà rupestre. Nel nostro caso i muri a secco rappresentano i segni tangibili della civiltà contadina in tutta la Puglia, ma in special modo sul Gargano, dove si distingue la città di Monte Sant’Angelo, con i suoi “pagliai”, i suoi muri a secco, i terrazzamenti, che circondano, da  nord a sud, da est ad ovest, l’intero suo territorio, quasi come un corollario di pietre che tengono fermo la terra, da cui, un tempo, la gente del posto traeva sostentamento. Una tradizione muraria che è vissuta fino a pochi anni fa e che ha visto diverse famiglie dedite all’arte dei muri a secco, per poi disperdersi nelle lande del Nord e nei Paesi europei, in conseguenza dell’emigrazione del dopoguerra. Un paesaggio legato alla pietra e quindi alla terra, con un forte attaccamento alla propria città e quindi alla sua Madre Terra, di cui ogni contadino non può fare a meno, se non perdere la sua anima e il suo daimon o spirito del luogo.

Il territorio di Monte Sant’Angelo è un territorio legato alla pietra. Nulla si crea e nulla si costruisce se non in base alla presenza e all’esistenza della Madre Terra. È la cosiddetta civiltà della pietra, da cui nasce il riconoscimento UNESCO. Un riconoscimento che ha come motivazione appunto  l’arte dei muri a secco, che rappresenta l’anima di un popolo, di una civiltà, di un luogo, da cui deriva la vita stessa e la sua ragion d’essere. "Le strutture a secco, si legge nella motivazione,  sono sempre fatte in perfetta armonia con l'ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l'uomo e la natura. La pratica viene trasmessa principalmente attraverso l'applicazione pratica adattata alle particolari condizioni di ogni luogo". Non vi è cultura e quindi civiltà se essa non  nasce dalla terra e da essa vi si determina lo sviluppo e quindi la crescita di un popolazione. E i muri a secco rappresentano l’amore di un popolo verso la propria terra, rispettandola e proteggendola attraverso una continua cura: un modo per tramandare le proprie tradizioni, ma soprattutto per dimostrare il proprio attaccamento alla terra e quindi all’agricoltura, con i suoi prodotti, ma soprattutto con i suoi armenti. Opere legate alla fatica dell’uomo, ma soprattutto al senso di preservare la bellezza della natura, la sua reale integrità. Del resto, e questo noi montanari lo abbiamo sempre saputo,  i muri a secco, come ha sottolineato giustamente l'organizzazione UNESCO, "svolgono un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l'erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità creando le migliori condizioni microclimatiche per l'agricoltura".

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Monte Sant’Angelo

 

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Monte Sant’Angelo

E tutto questo oggi ci pone di fronte ad una pesante responsabilità, che è quella di tutelare e conservare tale patrimonio legato alla presenza dei numerosi muri a secco esistenti intorno alla città di Monte Sant’Angelo, con i suoi terrazzamenti, pagliai e jazzi, segni tangibili della civiltà contadina locale. In altre parole bisognerebbe censire tutte le strutture in pietra che caratterizzano l’intero territorio, apportandovi vincoli e tutela, al fine di preservare il paesaggio e l’ambiente circostante.

 
GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia.

Last modified on Sabato, 01 Dicembre 2018 14:11
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